MORGANA GALLAWAY.
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L'USIGNOLO DI MOSUL.
Parte 1.
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Titolo originale: The Nightngale.
Traduzione di: Alessandra Borgonovo.
2010. EDIZIONI PIEMME. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La storia di una donna coraggiosa che decide di combattere per la propria indipendenza, alzando la voce in difesa di chi,  come lei, sembra avere solo il diritto al silenzio.
Sono passati pochi mesi da quando il regime di Saddam  caduto e le truppe americane si sono stabilite nel suo paese, ma del mondo che Leila al-Ghani conosceva e amava non  rimasto pi nulla. Le strade non sono pi sicure continuano a ripetere i suoi genitori tentando di relegarla in casa. Leila, per, una giovane donna di ventitr anni, laureata in medicina all'Universit del Cairo, non  disposta a rinunciare a quell'indipendenza che suo padre le ha sempre concesso e che ora ha
deciso di negarle. Cos, indossando l'odiato velo che fino a poco prima poteva accompagnare con vestiti all'occidentale, decide di cercarsi un lavoro, di crearsi un destino, nonostante la guerra.
Grazie alla buona conoscenza dell'inglese viene assunta come traduttrice all'ospedale della base militare americana; la realt che si trova di fronte nei primi giorni la conquista immediatamente: la libert di esprimersi, di confrontarsi con persone di valore come il capitano James Cartwright, un uomo giusto, molto amato dalle truppe e dal personale della base. Ma ben presto Leila scopre che anche in quel mondo si nascondono nefandezze inenarrabili. Quando poi si trova a soccorrere un prigioniero brutalmente torturato dai soldati americani capisce che non pu esistere gioia nell'orrore della guerra, n amicizia, n amore.
Tornata a casa, delusa, scoprir che il padre vuole usare la sua amicizia con gli americani; il conflitto lo ha reso un terrorista, un uomo che non ha nulla da perdere.
Leila verr messa di fronte a una scelta terribile e dovr decidere se tradire se stessa e i propri ideali o chi l'ha protetta e amata fin dal primo giorno.
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L'AUTRICE.
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Morgana Gallaway  nata a Portland, in Oregon, dove ha vissuto per qualche anno. Si  laureata in Storia delle relazioni internazionali all'Universit di Saint Andrews in Scozia. Attualmente vive a Londra. L'usignolo di Mosul  il suo primo romanzo.
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L'USIGNOLO DI MOSUL.
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Capitolo 1.
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La strada che portava al mercato era lunga e polverosa, ma se non altro asfaltata. L'asfalto posato di fresco era l'unica novit che Leila al-Ghani poteva notare a Mosul ultimamente. Le sue scarpe cominciavano a logorarsi a forza di percorrere il tragitto che separava il mercato dalla sua casa con il tetto piatto nel quartiere al-Wahdah. La lieve brezza che invest la strada le fece sfarfallare il vestito contro le gambe. Con una mano Leila si aggiust il velo sul capo; era assicurato ai capelli con alcune forcine che impedivano ai riccioli neri di scappare fuori. Indossare l'hijab e l'abito lungo e informe in qualche modo la faceva sentire pi consapevole del suo corpo, anzich meno.
Per certi versi Leila era contenta di muoversi a piedi. A Mosul i mezzi di trasporto non erano sicuri: potevano facilmente
causare l'esplosione di ordigni improvvisati nascosti ai lati delle strade o essere presi di mira dal fuoco di qualche gruppo di mujaheddin. Per fortuna, la citt era stata risparmiata dall'orrore delle mine antiuomo, che si attivavano con la semplice pressione di un piede. In ogni caso, camminare le permetteva di schiarirsi le idee.
Suo padre disapprovava quelle passeggiate: una donna che girava a piedi da sola a Mosul era una trasgressione.
Prima della guerra Leila poteva andare ovunque e perfino indossare abiti occidentali senza temere di essere rimproverata. Allora la sua famiglia godeva di una certa sicurezza grazie alla posizione di suo padre, giudice e funzionario del partito Baath, e alla considerazione che la comunit gli tributava. Leila era stata la figlia privilegiata di una delle famiglie pi in vista di Mosul.
Adesso, invece, si domandava come avrebbero fatto a uscire vivi da quell'anno.
Erano da poco passate le dieci del mattino, l'ora migliore per fare acquisti, perch le bancarelle erano gi in attivit, ma non c'era ancora la ressa di mezzogiorno.
Era una giornata fredda che preludeva al rigore dei mesi invernali. Mosul sorge su un'altura, l dove le pianure mediorientali lasciano il posto alle montagne del Kurdistan e dell'Iran. Leila pensava alla citt come al suo angolo di mondo, ed era proprio l che circa diecimila anni prima si era sviluppata l'agricoltura. Adesso, invece, era considerata un posto incivile e quasi incapace di governarsi.
C' un motivo per questo rifletteva Leila. La gente civile non si fa esplodere tutti i giorni.
Nell'aria si lev il richiamo alla preghiera di met mattina, diffuso dagli altoparlanti in cima al minareto della moschea Al-lah Al-Hasib, una trentina di metri alla sua sinistra. Finora l'edificio non era ancora stato fatto saltare in aria. Leila, comunque, era contenta di non essere un uomo obbligato a frequentare la moschea e a recitare le preghiere in determinate ore del giorno. Poteva decidere di pregare quando lo desiderava, o di non farlo, e nessuno se ne sarebbe accorto.
A dire il vero, aveva smesso di pregare sei mesi prima, quando i mujaheddin avevano tagliato le braccia a sua cugina Inaya solo perch suo marito era stato visto parlare con un soldato americano. In un mondo insensato era difficile credere alla benevola presenza di Allah.
Il richiamo alla preghiera risuon potente come un lamento, straziandole le orecchie. Leila si sistem di nuovo il velo mentre giungeva in fondo alla lunga strada asfaltata ed entrava nella zona del mercato principale di Mosul.
Vi regnava una gran confusione, tra motociclette che sfrecciavano facendosi largo a colpi di clacson e merci scaricate da camion e muli. Grandi cartelloni colorati pubblicizzavano bevande gassate, telefoni cellulari e negozi di alimentari: una ventata di nuove promesse in un mondo che sembrava appassito.
Ma perlopi erano solo quello: promesse. Le SIM dei telefoni cellulari non sempre funzionavano e gli scaffali dei negozi di alimentari erano quasi sempre vuoti, a parte pochi miseri sacchetti di riso o cassette di cipolle. Le bevande gassate, invece, non mancavano mai. Negli anni dell'universit trascorsi in Egitto, Leila aveva sviluppato un'autentica passione per la Diet Coke e una volta alla settimana se ne concedeva una bottiglia piccola. Non quel giorno, per: doveva portare a casa un sacco di farina lungo la strada polverosa.
La via era piena di gente: uomini con ampie vesti bianche e il capo avvolto in kefiah a scacchi rossi o neri; iracheni vestiti all'occidentale, con jeans e cappellini da baseball; gruppetti di due o tre donne in abiti dai sobri colori scuri e veli ben fissati alla testa. Leila not un occidentale con i baffi grigi intento a barattare qualcosa con un negoziante. Era un giornalista, lo aveva visto altre volte con il tesserino della stampa.
I giornalisti avevano sempre un'aria curiosa che infastidiva e uno sguardo opaco che pareva dire: Buongiorno, come va? Sono qui per descrivere le vostre sofferenze. A Leila non piacevano. Nei loro paesi, in Occidente, condannavano a gran voce le malvagit di Saddam Hussein, mentre in Iraq soffiavano sul fuoco dell'odio verso gli americani. Leila era convinta che, senza il continuo ciarlare della stampa, qualcosa gli iracheni sarebbero riusciti a combinare.
Non degn di ulteriore attenzione l'americano baffuto, che era scortato da alcune guardie del corpo armate.
Si diresse invece all'Afdhel Baqqal, la miglior drogheria, il cui proprietario era Khaled, un cugino di sua madre. L farina e riso costavano sempre qualche dinaro in meno per la famiglia al-Ghani. Scavalc il fangoso canale di scolo, facendo attenzione a non sporcarsi le scarpe, e si chin per entrare nel negozio attraverso la bassa porta.
As-salaam alaykum disse Leila.
Curvo in una posa indolente dietro il bancone, Khaled rispose al saluto di Leila e chiese notizie dei suoi genitori.
Stanno bene lo inform lei.
Mi fa molto piacere disse Khaled. E Fatima?
A Leila sfugg un sorrisetto compiaciuto. Khaled era fidanzato da cinque anni con Fatima, sua sorella maggiore, e lavorava per mettere da parte il denaro necessario per il matrimonio. Era cosa decisa, ma a Khaled piaceva atteggiarsi a corteggiatore galante. Sta bene anche lei disse Leila, intenta a esaminare una fila di prodotti d'importazione. Skippy... lesse ad alta voce.
Ah! Khaled balz in piedi. Arriva dall'America:  burro di arachidi. Devi assaggiarlo. Ti coster solo trecento dinari. In altri negozi lo pagheresti di pi. Sono sicuro che a tua sorella piacer!
Magari la prossima volta. Leila lesse il resto dell'etichetta in inglese, sentendosi orgogliosa della propria conoscenza di quella lingua. All'universit del Cairo le lezioni si tenevano in inglese e Leila aveva scoperto di esservi portata. Le sembrava meno espressivo dell'arabo, ma pi chiaro, specialmente per parlare di scienze e di politica, due argomenti che l'appassionavano molto.
Ho saputo che verr a farvi visita quel vostro cugino da parte di padre disse Khaled. Il medico. Come si chiama?
Abdul rispose Leila, facendo scivolare le dita sulle confezioni di plastica delle bottiglie d'acqua. O Abu Mohammed, se preferisci. Abdul era un medico di trentacinque anni con un figlio di nome Mohammed, da cui il suo titolo di Abu, che significa padre di. Tre anni prima, sua moglie era morta nel dare alla luce il loro secondo bambino, il quale era nato morto.
Adesso lui desiderava trovare una nuova consorte che si occupasse del piccolo Mohammed, che aveva cinque anni. Leila intu che Khaled temeva che quest'altro cugino potesse portargli via la fidanzata.
 ancora vedovo? insist Khaled.
S disse Leila con un sospiro. Ancora vedovo. Probabilmente sposer Fatima. L'espressione sgomenta che si dipinse sul volto di Khaled la divert molto. Sto scherzando! lo tranquillizz. Tutti sanno che Fatima  destinata a te, cugino. Non devi preoccuparti.
A volte esageri con i tuoi scherzi, cugina Leila mormor lui contrariato.
Leila cambi argomento. Avrei bisogno di quattro chili di farina, per favore chiese.
Khaled annu, ma pes la farina con molta lentezza, poi le allung il sacco di tela con uno sguardo torvo che si schiar leggermente quando Leila gli porse le banconote.
Lei lo ringrazi, prese tra le braccia l'ingombrante carico e si apprest a tornare a casa. Prima che riuscisse a farsi strada tra la folla del mercato, s'erano fatte quasi le undici. Doveva affrettarsi: suo padre avrebbe reclamato il pranzo e sua madre e Fatima avrebbero avuto bisogno di una mano per affettare i pomodori.
Anzich prendere la via pi diretta, Leila gir intorno alla zona del mercato e infil una viuzza che si congiungeva trasversalmente alla strada asfaltata. Era solita scegliere percorsi diversi all'andata e al ritorno.
Un suo compagno di studi aveva definito quest'abitudine una mania ossessivo-compulsiva, che nel contesto sicuro e isolato dell'universit del Cairo Leila non aveva saputo giustificare in modo convincente. A Mosul, invece, si trattava di una regola di prudenza, non di un vezzo eccentrico.
Quando giunse nei pressi della strada asfaltata si rese conto che aveva fatto bene a seguire il proprio istinto.
Un convoglio americano si avvicinava rombando proprio mentre lei sbucava dalla via traversa. Leila si ferm e aspett che passasse. Era al tempo stesso affascinata e spaventata dai blindati americani con le solide corazze sormontate dalle mitragliatrici calibro 50, che con tutta probabilit provenivano dalla base operativa americana di Mosul, insediata a Camp Marez. Da l ogni giorno uscivano pattuglie in ricognizione.
Il convoglio avanzava a gran velocit e Leila gir la testa quando si fece pi vicino. Bisognava evitare di farsi sorprendere a osservare gli americani e a incrociare lo sguardo di sconosciuti. Il Corano proibiva a uomini e donne non sposati di scambiarsi occhiate ed era assolutamente impensabile che un'irachena incontrasse lo sguardo di un americano. Meglio tenere gli occhi fissi su dove si mettevano i piedi, mentre si camminava.
Il rombo dei motori si allontan e Leila toss inalando i gas di scarico.
Mentre percorreva l'ultimo tratto di strada verso casa, Leila riflett sulla presenza americana in Iraq. I soldati circolavano a bordo di veicoli con i finestrini abbassati e la musica pop ad alto volume, la sigaretta tra le dita e gli occhi nascosti dietro occhiali a specchio avvolgenti e alla moda. Erano equipaggiati con una quantit di dispositivi elettronici che li facevano assomigliare a robot, con cavi e antenne che sbucavano dagli elmetti. Spesso distribuivano tavolette di cioccolato.
Cercavano di essere amichevoli elargendo grandi sorrisi e ammiccando a tutti i bambini che incrociavano, ma sembravano comunque creature giunte da un altro pianeta. Nel primo anno dopo la fine delle ostilit (quell'espressione la faceva sorridere, a posteriori), le truppe avevano interagito di pi con la gente, o almeno cos Leila aveva sentito dire a casa, ma, dopo che era cominciata la resistenza dei ribelli iracheni, gli americani si erano fatti scudo della loro tecnologia.
Prima se ne fossero andati, meglio sarebbe stato per tutti. Leila detestava il clima che si respirava in citt.
La casa in cui viveva la famiglia al-Ghani era grande; aveva cinque stanze da letto, due salotti (di cui uno principale, riservato agli uomini o alla famiglia, e l'altro riservato alle donne), la cucina e perfino un bagno con i sanitari di porcellana. Da quando il fratello maggiore di Leila, Naji, si era sposato, in casa erano rimasti in quattro, ciascuno con una propria camera. Era un lusso che Leila apprezzava. La casa era circondata da un alto muro con un cancello di metallo che dava sulla strada.
Leila lo varc con il sacco della farina. Prima di entrare in casa si tolse le scarpe di cuoio marrone posandole sulla pila di scarpe da tennis e sandali fuori dalla porta. Con le sole calze ai piedi, attravers l'ingresso piastrellato di blu.
Mamma! chiam. Sono arrivata.
Sono qui sent rispondere. Leila infil la testa in cucina dove una gran pentola d'acqua bolliva sul gas e un cesto di pomodori attendeva qualcuno che li affettasse.
Ah, eccoti disse Umm Naji, sopraggiungendo con un sacco di patate che aveva preso nella piccola dispensa.
Ce ne hai messo di tempo!
Non pi del solito comment Leila. Il mercato era affollato e Khaled voleva parlare di Fatima.
Il viso di sua madre s'illumin sentendo nominare il fidanzato della figlia. Ah, bene disse. Questo potrebbe essere l'anno giusto per il matrimonio. Se tutto va bene.
Se Dio vorr le fece eco Leila. Ti aiuto con le patate?
Oh, s rispose Umm Naji adagiando la sua mole imponente su uno sgabello davanti ai fornelli. Si procur un coltello per sbucciare le patate.  meglio che tu tagli i pomodori, mentre io penso al resto.
Leila sospir. Avrebbe preferito pelare le patate: i pomodori, soprattutto quelli cos maturi, le sgusciavano sempre di mano in una poltiglia di semini. Ma sua madre aveva assegnato i ruoli e non c'era verso di convincerla a cambiare idea.
Ho visto un convoglio americano nella nostra via raccont Leila. Viaggiava a gran velocit.
Umm Naji sbuff. Meglio che tuo padre non lo sappia.
Io non glielo dico di sicuro ribatt Leila. Potrebbe riferirlo ai suoi amici aggiunse a bassa voce.
Umm Naji alz gli occhi sulla figlia. Non voglio sentire certe cose la ammon. Ci che fa tuo padre sono affari suoi e noi non dobbiamo avere opinioni al riguardo.
Parla per te borbott Leila.
Segu un silenzio prolungato, mentre Leila tagliava i pomodori con un coltello affilato. Le idee politiche di suo padre erano un argomento delicato. Tamir al-Ghani era rimasto attaccato al passato e parlava con toni sempre pi nostalgici del regime di Saddam, in cui era stato un funzionario di partito e un giudice. Adesso che era adulta, Leila si rendeva conto che suo padre
doveva aver contribuito a esercitare la brutale giustizia di Saddam Hussein, ma sperava che fosse stato equo, quando ne aveva avuto la possibilit. In ogni caso, il passato era passato e ormai si respirava un'aria nuova.
O almeno cos tutti avevano creduto finch non erano circolate quelle orribili, insultanti fotografie scattate nelle prigioni americane che avevano indotto Leila a pensare che non esistessero governi giusti.
Dopo le foto di Abu Ghraib, suo padre aveva cominciato a fare molto tardi la sera, a ricevere telefonate misteriose e, talvolta, ad accogliere in casa di nascosto ospiti insoliti. Si arrabbiava spesso e le pareti sembravano trasudare la sua ira. Frequentava la moschea pi assiduamente di quanto avesse mai fatto prima e a volte invitava a cena l'imam. A Leila era capitato di ascoltare le loro conversazioni origliando da dietro una parete che aveva un mattone allentato. Li aveva sentiti parlare di rivolte, della nobile causa di al-Qaeda in Iraq, di qualcosa chiamato Ansar al-Sunna, di quanto fosse rischioso comunicare con i telefoni cellulari e dei modi per colpire gli americani.
Suo padre si lamentava dell'occupazione e delle menzogne dell'Occidente. L'imam citava sempre il Corano e gli hadith, i racconti che tramandano le parole di Maometto, auspicando il ritorno a un'osservanza pi stretta della legge islamica. In quelle riunioni, gli uomini alzavano la voce in toni accesi e lei aveva sentito parlare di nuova crociata e di battaglia finale contro gli invasori occidentali.
Leila storse la bocca, concentrandosi sugli ultimi pomodori che le restavano da affettare. Non credeva che il risentimento verso gli americani fosse utile; lei desiderava soltanto essere libera, di idee aperte, alla moda.
Odiava la persona in cui si era trasformato suo padre da quando erano arrivati gli americani. Bisognava stare sempre guardinghi in sua presenza e, mentre un tempo era un uomo con cui era piacevole parlare di politica, adesso era diventato duro, severo e amareggiato.
Accendi il forno, Leila ordin sua madre. Comincio a impastare il pane.
Leila annu.
Domani cominceremo a preparare prelibatezze per l'arrivo di Abdul annunci Umm Naji con una nota di entusiasmo nella voce. Sar una gioia averlo tra noi.
Leila bofonchi qualcosa di incomprensibile. Lei non aspettava certo con ansia la visita del cugino Abdul.
Da quando Fatima si era lasciata scappare che Leila aveva intenzione di completare la sua laurea studiando medicina, Abdul le si rivolgeva con tono di superiorit, lasciandole intendere che avrebbe potuto insegnarle qualcosa sulla professione.
Povero Abdul disse Umm Naji, scoccando un'occhiata alla figlia.  ancora senza moglie.
Leila inarc un sopracciglio. Non ricominciare, mamma.
Il mio  solo un suggerimento aggiunse Umm Naji. Hai ventitr anni, Leila! Prima o poi dovrai sposarti. Sarebbe una vergogna per la nostra famiglia se una bella ragazza come te non trovasse marito.
Se sposassi Abdul spieg Leila non potrei mai diventare un medico. Dovrei badare a un bambino che non  nemmeno mio e probabilmente sfornarne altri. Bel modo di emanciparsi!
Emanciparsi... bah! comment Umm Naji. In tempi come questi bisogna avere senso pratico. Sei solo una ragazzina, Leila. Non capisci certe cose...
Prima dici che sono una matura donna di ventitr anni, e adesso mi dai della ragazzina. Deciditi, mamma! sbott Leila.
Sss! Umm Naji indic la porta della cucina.
Voltandosi, Leila vide la sagoma di suo padre sulla soglia. Si raddrizz. Baba! esclam.
Ho ospiti. A che ora si pranza? si inform Tamir.
Tra poco, caro rispose Umm Naji. Il pane sar pronto in mezz'ora.
Soddisfatto, Tamir si volt per tornare nel salotto riservato agli uomini.
Ospiti, sempre ospiti si lament Umm Naji quando il marito si fu allontanato. Ha pi gente intorno adesso di quando faceva il giudice!
Credo che questi siano ospiti un po' diversi, mamma comment Leila. Dov' Fatima? chiese.
Doveva lavorare stamattina rispose Umm Naji.
La sorella di Leila, maggiore di lei di due anni, lavorava nell'asilo locale come maestra. In altri tempi non ci sarebbe stato bisogno che le figlie della famiglia al-Ghani lavorassero, ma adesso che Tamir non aveva pi un incarico fisso serviva una mano per mandare avanti la casa. Leila aveva fatto domanda per un impiego all'ospedale di Mosul e un'infermiera le aveva detto che forse avrebbe potuto cominciare come paramedico.
Sar a casa a momenti aggiunse sua madre.
Proprio in quell'istante Leila ud aprirsi la porta d'ingresso e avvert il passo leggero della sorella.
Ciao disse Fatima entrando in cucina.
Ti saluta Khaled rifer Leila con un sorriso allusivo, facendo arrossire la sorella.
Oggi Leila  in vena annunci sua madre.
Non  vero ribatt Leila.
Fatima si tolse il velo scoprendo i capelli castano scuro striati di mches pi chiare. Si sedette e cominci ad affettare le patate sbucciate. Come sta Khaled? chiese dolcemente.
Guadagna un sacco di soldi rispose Leila. Si  messo a vendere burro di arachidi. Credo che potrete sposarvi presto.
Fatima arross di nuovo. Lo spero tanto sospir.
Oggi ho incontrato Hala Rasul. Ti ricordi che era fidanzata con Omar, il figlio pi giovane del signor Habibi? Sai, quello che faceva parte di un gruppo antiamericano e che  rimasto ucciso quattro mesi fa... Be', ieri sera hanno sparato a suo fratello, un ragazzino. Lo hanno colpito a una gamba e adesso  in ospedale.
Umm Naji scosse il capo sconsolata. Ma com' possibile? Io non mi ci raccapezzo pi.
Te lo spiego io disse Leila. Omar era una testa calda. Hala mi raccontava che andava sempre alla moschea e inveiva di continuo contro gli occidentali. Fatima, se non altro Khaled  un uomo assennato che pensa al futuro! Non si metterebbe mai con i mujaheddin.  troppo impegnato a gestire il negozio.
Sei fortunata, Fatima, ad avere un fidanzato con la testa a posto conferm Umm Naji e poi, guardando Leila con rammarico, aggiunse: E, in generale, ad avere un fidanzato.
Leila si alz in piedi con uno scatto di rabbia.
In cucina scese il silenzio per alcuni minuti. Fatima osserv prima la madre e poi la sorella, lanciando a quest'ultima un'occhiata solidale. Le patate sono pronte annunci.
Le donne si dedicarono agli ultimi preparativi per il pranzo, che prevedeva patate lesse con pollo e cipolle, pane non lievitato, insalata di pomodori e cetrioli.
Umm Naji prese un grande vassoio rotondo di metallo per servire il cibo. Ce n'era a sufficienza per almeno cinque uomini. Fatima e Leila portarono tutto nel salotto. Prima di uscire dalla cucina, Leila si assicur che il velo le coprisse bene i capelli e si rassett l'abito. Gli ospiti di suo padre erano molto tradizionalisti.
Il salotto era ampio ed elegante, con il pavimento coperto di tappeti persiani che appartenevano da secoli alla famiglia al-Ghani e i mobili bassi. Cinque uomini erano comodamente seduti sui divani imbottiti disposti lungo le pareti. Tamir al-Ghani presiedeva la riunione dal suo posto prediletto. Con un rapido cenno ordin alle figlie di posare il vassoio sul tavolino al centro della stanza.
Leila sbirci in direzione degli ospiti. Avevano tutti pi o meno l'et di suo padre, tra i quaranta e i cinquantanni, e volti severi. Le loro non erano chiacchiere affabili; a Leila sembrava che discutessero di strategie. Posato il vassoio, le due sorelle si ritirarono con discrezione. Umm Naji intanto aveva preparato le ciotole con l'acqua per lavare le dita e le posate.
Credo di non averli mai visti prima bisbigli Leila quando lei e la sorella furono nel corridoio.
Anch'io conferm Fatima. Ma in citt ci sono tante facce nuove.
 vero convenne Leila. Dopo l'offensiva americana contro i ribelli a Falluja, nel Sud del paese, molti mujaheddin erano fuggiti altrove per confondersi tra i civili. Per ragioni ignote a Leila, avevano scelto proprio Mosul come nuova base operativa contro l'occupazione americana, cosa che lei giudicava una vera disgrazia. La sua amata citt da allora aveva conosciuto nuove ondate di violenza. C'erano assedi e bombardamenti continui alle stazioni di polizia e i mercati erano spesso teatro di sparatorie. Era solo questione di tempo e i mujaheddin avrebbero posto il loro quartier generale nelle moschee e nei luoghi sacri, costringendo gli americani a stanarli l dentro. Leila aveva il sospetto che gli ospiti nel salotto avessero a che fare proprio con tali questioni.
In attesa che gli uomini consumassero il pranzo, Leila e Fatima si sedettero insieme alla madre sugli sgabelli di legno blu della cucina, con le gambe accavallate e le mani giunte in grembo. Fatima cominci a raccontare della mattinata trascorsa all'asilo scherzando su uno dei bambini della sua classe. Leila sapeva bene quanto fosse difficile il suo lavoro. Il numero di orfani aumentava di continuo e molti genitori avevano paura di far uscire i figli di casa.
Dopo aver dato una sbirciata nel salotto, Umm Naji fece cenno alle ragazze di andare a recuperare il vassoio.
Tornate in cucina, presero i cucchiai e si sedettero a consumare quel che restava del pranzo. Leila prese una piccola porzione di patate e i pochi avanzi del pollo. Ormai era tutto freddo, ma lei aveva fame e non ci bad.
Vuoi il giornale? le chiese Fatima, frugando nella borsetta. Te ne ho presa una copia.
Grazie rispose Leila afferrando il quotidiano. Non credeva molto a ci che vi leggeva, ma a volte trovava qualche notizia interessante. Le piacevano gli editoriali, se non altro per il gusto di trovarsi in disaccordo.
Scorse velocemente i titoli scritti in arabo, veri e propri bollettini di guerra, con qualche accenno ai lavori per la stesura della nuova Costituzione irachena. Una faccenda piuttosto complicata.
Mi aiuti a pettinarmi stasera? le chiese Fatima.
Hala ci ha invitate a casa sua. Ci sono anche le sue sorelle. Hanno delle riviste nuove che arrivano da Dubai e, se non sbaglio, perfino dei cioccolatini.
Leila spalanc gli occhi. Hai chiesto il permesso a nostro padre?
Tre giorni fa ha detto di s... Fatima esit. Tamir era cos volubile nell'ultimo periodo... E poi Naji ha promesso di accompagnarci. Deve parlare con il padre di Hala.
Bene disse Leila. Se Naji fosse andato con loro, probabilmente non ci sarebbero stati problemi. Il loro fratello maggiore possedeva il pi grande negozio di mobili a Mosul. Era rispettato da tutti e, cosa pi importante, dal padre. In ogni caso, sarebbero tornate a casa prima che facesse buio. Gli americani avevano imposto il coprifuoco e nessuno si arrischiava a violarlo.
Era vietato avventurarsi per strada dopo una certa ora e chi tardava a rincasare rischiava di essere catturato o colpito dai proiettili di una pattuglia americana. Anche se miravano a tutelare i cittadini di Mosul, quelle misure davano loro la sensazione di essere ospiti indesiderati in casa propria.
Gli ospiti del padre si trattennero fino circa alle quattro del pomeriggio. Tamir, allora, usc in cortile per godersi un po' di sole e sorseggiare la sua nona tazza di t della giornata. Leila ne approfitt per raggiungerlo.
Padre... esord. Partiti gli ospiti, Leila aveva tolto il velo e sciolto i capelli, che ora splendevano nell'aria frizzante di ottobre. Tamir era sempre stato orgoglioso della bellezza delle sue figlie e Leila sperava che questo giocasse a suo favore.
Dimmi.
Com' andata la giornata? gli chiese sedendosi accanto a lui sulla panchina di pietra.
Bene rispose Tamir, assorto, accarezzandosi con una mano la barba che cominciava a ingrigire. Quel gesto familiare riport alla mente di Leila il ricordo di momenti felici quando, da piccola, il padre la teneva in grembo e le leggeva i libri. Gli occhi color nocciola di Tamir le lanciarono uno sguardo penetrante. Non mi piace che tu vada al mercato da sola.
Leila cerc di mascherare il suo disappunto. Se suo padre assumeva quell'atteggiamento iperprotettivo, lei e Fatima avrebbero potuto scordarsi di andare a casa di Hala. Gi. Magari qualche volta potresti accompagnarmi sugger.
Magari ribatt Tamir.
Segu un attimo di silenzio nel quale Leila ripass mentalmente il modo migliore per ottenere il permesso dal padre. Sul bordo del tetto si era posato un corvo, che gracchi per attirare l'attenzione. Leila lo osserv contrariata.
Odiava quegli uccelli: erano di cattivo auspicio.
Spero che Fatima si sposi presto disse. Se avesse affrontato l'argomento della visita ad Hala in modo indiretto forse il padre avrebbe acconsentito quasi senza rendersene conto.
Khaled la far felice comment Tamir. Certo, mi piacerebbe che fosse pi impegnato politicamente.
Non tutti possono essere attivi come te nella comunit, pap. Un po' di adulazione non guastava mai.
Mm, hai ragione.
Stasera viene Naji butt l Leila.
Ah, s? fece Tamir, allungando il corpo magro al sole. Sento freddo nelle ossa si lament.
S, viene Naji ripet Leila. Accompagner me e Fatima a casa dei Rasul, ricordi? Vuole parlare con il signor Rasul dei tappeti da vendere in negozio.
Te e Fatima?
Hala ci ha invitate a farle visita mentre Naji discute di lavoro con suo padre.
Mm mugol Tamir. Tornerete prima che faccia buio?
Certo.
Naji ha proprio il senso degli affari approv Tamir Ampliare l'offerta con i tappeti  una buona idea.
Leila rilasci il respiro che inconsapevolmente aveva trattenuto. Sarebbe potuta andare da Hala e avrebbe potuto leggere le riviste patinate che venivano da Dubai! Un sorriso le si affacci prepotentemente sul viso, ma lo trattenne, in attesa di riferire la notizia a Fatima.
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Capitolo 2.
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Leila conosceva come le sue tasche la casa della famiglia
Rasul, nel grazioso quartiere appena oltre Sa'ad Bin Abi
Waqqas Street. I Rasul erano amici degli al-Ghani da decenni
e tra i membri di quella sorta di clan c'era stato pi
di un matrimonio. Il signor Rasul commerciava in tessuti
e aveva avviato in citt una fiorente attivit. Anni prima
aveva fatto fortuna mettendosi in affari con membri del
partito Baath, ufficiali e alti comandanti. Sotto Saddam
questo gli aveva garantito una certa tranquillit.
La casa, piuttosto antica, si sviluppava su tre piani,
aveva le finestre protette da persiane di legno intagliate
e un portico colonnato sulla facciata. Avrebbe avuto
bisogno di una mano d'intonaco, ma per il resto era
ben tenuta e ordinata. Nel cortile anteriore c'erano un
fico e un pergolato di rampicanti che attutiva i rumori
provenienti dalla strada. I vicini erano vecchie famiglie
che vivevano in quel quartiere da secoli.
Quando, quella sera, Naji accompagn le sorelle, assunse
un atteggiamento umile e cerimonioso nello stringere
la mano del signor Rasul. Di affari si sarebbe discusso
solo dopo grandi giri di parole. Leila sapeva che
ci sarebbero volute almeno quattro tazze di t prima che
Naji potesse introdurre l'argomento della vendita di
tappeti nel suo negozio. I convenevoli e le chiacchiere
di cortesia venivano prima di tutto ed era buona educazione
non trascurarli. Naji ci sapeva fare nei rapporti
sociali e Leila era certa che avrebbe concluso l'affare
prima di uscire da casa Rasul.
Entrate, ragazze disse Naji a Leila e Fatima sulla
soglia. Le sorelle si tolsero le scarpe e corsero a salutare
Hala che le attendeva impaziente.
Carissime! le accolse lei dal corridoio.
 vero che hai cioccolatini e riviste? chiese Leila
sottovoce abbracciandola.
Chi te l'ha detto?
Fatima alz la mano con un sorriso.
 vero conferm Hala.
Hala! La voce del signor Rasul le interruppe. Il
t? le chiese guardandola severamente. Nell'eccitazione
dei saluti Hala aveva dimenticato di aiutare la
madre. Anche a Leila era capitato tante volte.
Certo rispose Hala, ridacchiando con le amiche.
Naji salut Leila e Fatima con un cenno della mano.
Auguratemi buona fortuna disse.
Invocheremo un jinn per te scherz Leila.
Un genio buono per, sorellina. Mi raccomando.
Ti conosco e da te mi aspetto di tutto.
Leila sorrise mentre il fratello scompariva nel salotto
dietro il signor Rasul. Da quel che ricordava, Naji era
sempre stato un ragazzo ambizioso, desideroso di migliorarsi,
forse nel tentativo di eguagliare l'austero modello
del padre. Per un attimo Leila desider che fosse
lui il capofamiglia, al posto di Tamir. Naji aveva troppo
senso pratico per lasciarsi coinvolgere nelle sommosse
dei ribelli. Anni prima erano stati proprio i racconti di
Naji sui gruppi di studio e sui dibattiti nei caff dell'universit
di Baghdad a invogliarla a proseguire gli studi.
Oh, voglio studiare anch'io queste cose aveva detto
Leila a Naji. Aveva dodici anni e il fratello, tornato a
casa per le vacanze, raccontava delle lezioni di politica a
Baghdad.
Sei troppo piccola l'aveva ammonita Naji, bevendo
il t con il mignolo alzato e gli occhiali da sole sulla testa.
Non  facile, sai? I professori sono molto esigenti.
Bisogna essere in gamba.
Tamir aveva guardato la figlia sorridendo. Tua sorella
ha un gran cervello aveva detto.
La manderemo all'universit? aveva chiesto Naji.
Fin da piccola, Leila aveva intuito che il fratello si riteneva
in diritto di partecipare alla pari alla conduzione
della famiglia. Aveva trattenuto il fiato in attesa del verdetto
del padre.
Sarebbe un peccato non farlo aveva risposto Tamir.
Leila ha voti migliori di Fatima. Aveva accarezzato
sulla testa la figlia maggiore che stava posando sul tavolo
un vassoio d'argento pieno di pasticcini.
Io preferisco sposarmi che andare all'universit
aveva detto Fatima con dolcezza.
Be', le universit sono il luogo ideale per trovare marito
le aveva fatto notare Naji. Sono gli uomini migliori
quelli che vanno all'universit.
Sapevo che l'avresti detto! aveva esclamato Leila.
Tutti voi riceverete un'istruzione adeguata aveva
sentenziato Umm Naji entrando nella stanza e accomodando
la sua mole imponente su un cuscino. Per le ragazze che
hanno studiato la dote  maggiore.
Come sei materialista, mia cara aveva ridacchiato
Tamir.
Umm Naji aveva fatto spallucce. Guardo l'aspetto
pratico.
A Leila non importava nulla dell'aspetto pratico, n di
mariti o di doti; voleva essere come Naji, bere il t come
un adulto, portare i jeans e gli occhiali da sole. Aveva
sbocconcellato un pasticcino, ma si era ripulita subito le
mani, mettendosi a tirare un filo del vestito, finch non
aveva cominciato a cedere.
Per amor del cielo, Leila, smettila di tormentare
quella stoffa! l'aveva redarguita Umm Naji. Se continui
cos dovr mandare il tuo vestito dalla sarta.
Possiamo permettercelo aveva detto Tamir. Vuoi
un vestito nuovo, Leila?
Mmm Leila aveva esitato un attimo. Ci che avrebbe
davvero desiderato sarebbe stato vestirsi come Naji.
Posso scegliere anche una cosa diversa?
Tamir aveva inarcato le sopracciglia ma, da come atteggiava
le labbra, Leila aveva capito che l'avrebbe assecondata.
Vorrei un paio di jeans aveva detto, allora, Leila.
A Umm Naji era sfuggito un gridolino di sorpresa, ma
Naji e suo padre avevano sorriso entrambi. Avrai anche
tu un paio di jeans come tuo fratello aveva acconsentito
Tamir. La nostra  una famiglia moderna, no? Li vuoi
anche tu, Fatima?
Un vestito andr benissimo aveva risposto Fatima
arrossendo. Erano scoppiati a ridere. Tutta la famiglia,
all'unisono.
Mentre aspettava nell'ingresso di casa Rasul, Leila esamin
l'abaya che indossava, trovandola tetra e antiquata.
Dal salotto sentiva provenire la voce pacata di Naji che
raccontava le ultime novit della famiglia al-Ghani.
Bene disse Hala Rasul, comparendo con le mani
sui fianchi. Ho finito. Souad e Razan sono di sopra.
Andiamo!
Le sorelle minori si erano sistemate comodamente
nella stanza di Hala e stavano gi sfogliando le pagine
lucide delle riviste. Leila si sedette sul pavimento con
le gambe incrociate. Le pareti della camera erano tappezzate
di locandine di film e di foto di cantanti pop
del mondo arabo, ritagliate dai giornali, mentre in una
bacheca erano appese decine di foto di Hala, delle sue
sorelle, della sua famiglia, e altre scattate con Leila
quando erano compagne alla scuola femminile di Mosul.
Vedendo nuovi poster con le stelle del cinema americano
in abiti meravigliosi, Leila sorrise estasiata.
Si mise a sfogliare una delle riviste in arabo. Che
meraviglia! disse indicando un'attrice bionda con un
vestito arancione scollatissimo.
Magari potessi mettermi un abito cos sospir
Hala.
Ti guarderebbero tutti e francamente sarebbe molto
imbarazzante osserv Fatima.
Ma in Occidente no ribatt Hala. Potrei indossare
qualsiasi cosa.
Per un attimo le ragazze tacquero. Leila ripens di
nuovo ai tempi in cui suo padre la incoraggiava a vestirsi
come una ragazza moderna. Le sembrava che
fosse successo in un'altra vita.
Tra un cioccolatino e l'altro le ragazze sfogliarono e
risfogliarono le riviste. Il tempo correva veloce sull'orologio
con il cinturino di pelle che Leila portava al polso.
Quando le venne in mente di controllare l'ora, rest a
bocca aperta. Il coprifuoco era gi iniziato.
Proprio in quel momento bussarono alla porta. Sorelline?
Era Naji. Leila e Fatima si guardarono, stringendosi
nelle spalle.
Gli parlo io disse Leila, alzandosi e uscendo dalla
stanza. Naji?
 gi iniziato il coprifuoco disse lui.
Lo so. Che cosa facciamo?
Dovremo restare qui, stanotte concluse Naji.
Leila trattenne un sorriso. Era fantastico. Lei, Hala,
Fatima e le altre, insieme. Altro che dormire! Avrebbero
riso e chiacchierato tutta la notte. Era davvero
un'insperata fortuna.
Le ragazze erano immerse in chiacchiere e risatine
quando, a mezzanotte, arrivarono gli americani.
Leila era uscita dalla stanza di Hala per andare a
prendere un bicchier d'acqua. All'improvviso sent un
rombo di motori all'esterno e urla di soldati. Rimase
immobile, come paralizzata. Indugiando nel corridoio,
sbirci fuori dalla finestra e vide due Humvee che puntavano
dritti verso la casa. Il veicolo di testa sfond il
cancello di metallo sbattendolo di lato, ridotto a un
ammasso di ferro accartocciato, mentre l'altro si ferm
fuori con il motore acceso, in attesa.
Impietrita nel corridoio, Leila li ud sfondare la porta
d'ingresso. Le grida dei soldati invasero tutta la casa.
A terra! A terra! Dal piano di sotto giungevano altre
voci: deboli proteste in arabo, il nitido vociare degli
americani, un diverbio. Cercavano qualcosa. Leila
torn di corsa nella stanza di Hala dove l'accolsero le
note vibranti di una canzone pop. Chiuse la porta dietro
di s stringendo forte la maniglia fredda.
Sorellina, che cosa c'? chiese Fatima.
Non c'era tempo per le spiegazioni. Leila si lasci
cadere a terra, in ginocchio; pochi secondi dopo
si spalanc la porta e le cinque ragazze urlarono di
spavento. La stanza si trasform di colpo in un turbine
di mani imploranti e armi scure puntate contro
i volti.
Alyed! Alyed! Mani in alto! url uno dei soldati
americani. Marid? Mahmoud?
A Leila batteva forte il cuore. Respir a fondo per
cercare di controllarsi mentre i soldati avanzavano nella
stanza. Sapeva di avere il capo scoperto, ma sapeva anche
che, se anche l'avessero notato, gli americani non ci
avrebbero trovato nulla di sconveniente, a differenza
degli iracheni. In America nessuna donna doveva indossare
il velo, almeno a giudicare dai film che vedeva
su Arabsat.
Subito dopo pens che suo padre l'avrebbe uccisa.
Era gi abbastanza grave che si fossero trattenute in
visita oltre il coprifuoco, rimanendo bloccate l. Dopo
che sera deciso che avrebbero passato la notte dai Rasul,
Naji aveva chiamato Tamir sul cellulare per spiegargli
la situazione. Meglio che fosse il fidato figlio
maschio a dargli una notizia del genere. Tamir si era
mostrato contrariato, ma se le ragazze fossero rincasate
subito l'indomani mattina, non le avrebbe punite.
L'incursione di quei soldati proprio non ci voleva.
Erano solo in due, ma sembravano molti di pi e puntavano
freneticamente i loro fucili inquisitori.
Le orecchie di Leila registrarono la ridicola melodia
dell'ultimo successo di Najwa Karam che aleggiava imperturbabile
in sottofondo. Si costrinse ad alzare lo sguardo
dominando la paura e rimase spiazzata un'altra volta.
Il soldato alto la fissava. Aveva i capelli scuri, a giudicare
dalle sopracciglia, occhi azzurro cielo in un viso
dai lineamenti decisi e lo sguardo gentile, ma freddo,
di chi  disposto a trattare l'interlocutore in modo leale
e corretto, ma senza andare oltre. Era bello, e Leila si
arrabbi per averlo pensato: in quel momento avrebbe
dovuto giudicarlo solo un mostro ignobile che non meritava
il suo rispetto.
Marid? Mahmoud? ripet l'altro soldato, un uomo
grande e grosso, pallido e con un grosso naso.
Non ottenne risposta, se non dalla voce di Najwa
Karam che continuava a cantare.
Qualcuno spenga quell'aggeggio! implor Hala
dall'angolo in cui s'era rintanata. Fatima, la pi vicina
alla radio, allung la mano e la musica tacque. Il silenzio
era ancora pi terribile e a Leila sembr che riecheggiasse
il tumulto del sangue che le pulsava nelle
vene. Che cosa avrebbero fatto quei soldati? E come
avrebbe reagito suo padre, quando l'avesse saputo?
Leila fece un gran respiro e si decise a parlare. Che cosa
volete? chiese nel suo inglese dal lieve accento arabo.
Il soldato bello la guard di nuovo. Lei  della famiglia
Rasul? le chiese.
No rispose. Sono un'ospite. Non avevamo intenzione
di trattenerci qui dopo il coprifuoco.
Cerchiamo i cugini Rasul, Marid o Mahmoud intervenne
il soldato grosso. Sono qui?.
Le ragazze non fiatarono.
Pu tradurre? chiese il soldato bello a Leila.
S rispose Leila. Si volt verso Hala e rifer in
arabo: Cercano i vostri cugini Marid e Mahmoud.
Hala fece segno di no con la testa. Non so niente!
esclam. Che chiedano a mio padre, io non so niente!
Non vedo i cugini da quando avevo sette anni.
Leila si volt verso gli americani. Hala dice di non
sapere nulla. Non li vede da quand'era piccola.
I soldati sospirarono all'unisono. C' qualche nascondiglio
in casa? chiese il soldato grosso.
Leila tradusse in arabo e Hala fece di nuovo segno
di no con la testa. C' la dispensa, al piano di sotto, vicino
alla cucina. Ma non nascondiamo nessuno. Marid e
Mahmoud non sono qui.
Dice che c' solo la dispensa spieg Leila in inglese.
Questa gente non nasconde nessuno.
La solita storia comment il soldato grosso e
pallido. Aveva modi spavaldi e arroganti che intimorivano
Leila. In lei affior un altro sentimento inaspettato:
era contenta che ci fosse anche l'altro militare,
quello bello. Sulla sua mimetica campeggiavano
i gradi da capitano, con le barrette doppie. Era un
ufficiale.
Be', qui non ci sono, Ike disse il capitano dagli occhi
azzurri. Si volt verso Leila. Non uscite dalla stanza
per nessun motivo. Perquisiremo la casa, e non vi conviene
muovervi di qui.
Leila annu.
Asaf, scusate il disturbo aggiunse. Si ferm come
a voler aggiungere qualcosa, ma poi usc spedito dalla
stanza, seguito dal compagno.
Leila sent le spalle sciogliersi per il sollievo. Oh!
Si strinse forte a Fatima, e poi ad Hala. Hanno detto
che dobbiamo restare qui. Si sono scusati.
Sia ringraziato Allah mormor Hala raccogliendo,
ormai troppo tardi, i lunghi capelli sotto il velo marrone
chiaro.
Che cosa vogliono da Mahmoud e Marid? chiese
Souad, la sorella minore di Hala.
Pensano che siano guerriglieri ribelli disse Leila.
Ma perch vengono qui da noi? intervenne Hala.
Non abbiamo fatto nulla di male!
Credo che nostro padre e il vostro ci nascondano
molte cose spieg Leila, lanciando un'occhiata a Fatima.
Mosul sta diventando un inferno.
Penso di saperlo meglio di chiunque altro disse
Hala. Tremava, le mani incrociate sul petto. Il mio
Omar non c' pi, vi ricordate?
Hala, ci dispiace tanto la consol Fatima accarezzandole
una mano.
Leila era addolorata per l'amica che aveva perso il
fidanzato, ma pensava anche che in fondo per lei fosse
stato un bene non sposare Omar Habibi. Se lo avesse
fatto, le sarebbe toccato assistere a chiss quante retate
degli americani e allo spettacolo di suo marito trascinato
via in manette e con un cappuccio sulla testa.
Omar era stato impaziente di entrare nel paradiso dei
martiri e, pensava Leila, adesso se lo sarebbe goduto.
Le cinque ragazze rimasero nella stanza come i soldati
avevano ordinato loro. La notte si trasform in un
pigiama party clandestino. Rintanate l tutte insieme,
ricominciarono a chiacchierare con la concitazione
dello scampato pericolo. Ciascuna aveva da raccontare
aneddoti di amici o parenti che avevano avuto incontri
ravvicinati con gli americani.
Un'ora dopo bussarono di nuovo alla porta e le ragazze
si affrettarono a mettersi il velo. Un momento!
strill Hala. Avanti!
Apr la porta il signor Rasul, visibilmente scosso.
Se ne sono andati. Non hanno trovato niente.
Leila si chiese se intendesse dire che non c'era nulla
da trovare o che i cugini erano ancora nascosti da qualche
parte in casa.
Che cosa hanno fatto qui? chiese il signor Rasul.
Erano in due raccont Hala. Sono entrati e ci
hanno chiesto dov'erano Mahmoud e Marid. Abbiamo
risposto che non sapevamo niente.
Ah disse il signor Rasul. Eravate a capo scoperto?
No, signore intervenne Leila con foga. Non abbiamo
tolto il velo nemmeno un attimo e gli americani
non hanno visto nulla di indecoroso.
Hala rimase interdetta, ma non la contraddisse.
Bene annu il signor Rasul. Leila non era sicura
che le avesse creduto, ma era evidente che, per amor di
pace, il padre delle sue amiche preferiva evitare di approfondire.
Hala, stanotte le ragazze al-Ghani saranno
nostre ospiti. Abbassate il volume della musica.
Certo, pap.
Quando il signor Rasul ebbe chiuso la porta dietro
di s, Souad mormor con un filo di voce: Leila, non
posso credere che tu sia cos brava a mentire!.
Lo fa sempre aggiunse Fatima.
Ho imparato all'universit si vant Leila. A volte
mi capitava di essere in ritardo con la consegna di
qualche compito o di perdere una lezione... In certi
casi una bugia innocente non guasta. Non si fa male a
nessuno.
Non so come fai a rimanere tanto calma... disse
Souad. Vorrei riuscirci anch'io! Cos pap non scoprirebbe
mai che penso a Rashid.
Ma Rashid non  curdo? chiese Fatima.
Mmm sospir Souad. Con quegli occhi chiari
cos esotici...
Coricatasi insieme a Fatima nella stanza degli ospiti,
anche Leila sogn un paio d'occhi chiari: azzurri,
come il cielo limpido d'un giorno d'estate. Il mattino
seguente, al risveglio, quegli strani pensieri erano ancora
vividi nella sua mente. Se li scroll di dosso attribuendoli
allo spavento per l'incursione.
Leila e Fatima lasciarono la casa dei Rasul all'alba,
sbocconcellando la loro colazione a base di fichi e
avanzi di pane mentre camminavano. Dovevano rincasare
il prima possibile. Naji le seguiva a qualche passo
di distanza con gli occhi cerchiati di nero, come se non
avesse chiuso occhio.
Naji, i cugini c'erano davvero? chiese Leila.
Non lo so rispose lui con un sospiro.  pazzesco.
Nessuno dice le cose come stanno, di questi
tempi. Tutti hanno qualcosa da nascondere. Perfino i
parenti.
Che cosa raccontiamo a pap? chiese Fatima.
Naji si schiar la voce. La verit rispose. Ci parlo
io. Il signor Rasul ha detto che portavate il velo quando
i soldati sono venuti di sopra, giusto?
S conferm Leila. E sono rimasti pochi minuti,
con cinque ragazze innocue.
Innocue, tranne una... sussurr Fatima senza
farsi udire da Naji.
Di sicuro nostro padre  gi stato informato del
raid disse Naji. Ditegli solo quello che avete riferito
a me. Non  successo niente, del resto. E non vi
riguarda.
Gi sbott Leila allargando le braccia con uno
scatto di impazienza. Mai niente ci riguarda.
Leila... la richiam Naji.
Scusa.
A casa, trovarono Tamir al-Ghani ad aspettarle sulla
porta. In piedi in tutta la sua altezza, le braccia lunghe
e magre incrociate sul petto, aveva il volto accigliato in
un'espressione severa, come il riflesso di un logorio interiore
che non ammetteva allegria o piet. Leila aveva
gi deciso tra s che la cosa migliore era recitare la
parte della fanciulla inerme che si lascia consolare dal
pap dopo l'incontro con gli occidentali cattivi. Cerc
di mostrarsi sconvolta. Fatima non avrebbe creato problemi,
perch il suo sgomento era autentico.
Baba! esclam Leila correndogli incontro.
Tamir accolse Leila in un abbraccio e cerc di calmare
i suoi sussulti ben recitati con leggeri colpetti
sulla schiena. Su, forza la rincuor. Poi anche Fatima
si strinse forte al padre. Naji. Tamir si rivolse al
figlio.
Padre disse Naji abbracciandolo e dandogli due
baci. Ti ho riportato le ragazze sane e salve. Non 
successo nulla di veramente drammatico, credimi.
Che cos' accaduto? volle sapere Tamir mentre
entravano nel salotto. Hanno trovato i cugini?
Leila si ferm e guard suo fratello.
I soldati hanno sfondato il cancello con il blindato
spieg Naji. Hanno perquisito la casa senza trovare
niente e dopo mezz'ora se ne sono andati a mani vuote.
Non hanno fatto altri danni, nessuno  rimasto ferito e
le donne erano velate. Poteva andare molto peggio.
Siamo solo un po' scosse aggiunse Fatima.
Passer assicur Leila.
Tamir si sedette sulla sua poltrona, studiandosi il
dorso delle mani. Sareste dovuti tornare a casa prima
del coprifuoco. Non sareste rimasti coinvolti in questa
storia! Ora il nome della nostra famiglia sar associato
a quello dei ribelli.
Leila per poco non strabuzz gli occhi. Se Tamir
al-Ghani non era immischiato fino al collo nella guerriglia,
si sarebbe mangiata il velo che portava in testa!
Io non ho fatto il nostro nome obiett Leila. Ho
detto solo che eravamo ospiti.
Il padre la ignor. Sanno come ti chiami? chiese
a Naji.
Me l'hanno chiesto esplicitamente. Mi dispiace,
pap. Gli ho detto che possiedo il negozio di mobili.
 sempre in cerca di nuovi clienti scherz Leila.
Suo padre e il fratello ignorarono la battuta. Ti 
sembrato che conoscessero gi il tuo cognome? chiese
Tamir.
No rispose Naji.  stata una cosa fulminea. Sono
arrivati, non hanno trovato nulla, e nessuno ha detto
niente.
Mmm fece Tamir.
Padre, possiamo andare di l? chiese Leila prendendo
Fatima per mano.
Andate, andate rispose Tamir senza pi degnarle
di uno sguardo.
Nel corridoio trovarono ad aspettarle la madre, che
le abbracci entrambe colmandole di attenzioni. Avevano
bisogno di cambiarsi e di una bella tazza di t, sentenzi.
Leila accett volentieri il t. Non aveva dormito
abbastanza e l'indomani doveva essere in forma. Aveva
un colloquio con il primario di pediatria dell'ospedale
universitario Al-Razi e aspettava quel momento da settimane.
Si sedettero sul pavimento della grande cucina a bere
il t e, a turno, a lavorare la pasta per il pane. Umm Naji
era pi interessata alle novit di casa Rasul che alla perquisizione
degli americani. Come sta Hala?
Bene rispose Fatima. Meglio, mi sembra.  tanto
cara. Trover un altro uomo che vorr sposarla.
Speriamo che non sia un mujaheddin comment
Leila.
Hala non dovrebbe indugiare troppo osserv
Umm Naji. Dopotutto, ha l'et di Leila. Presto sar
roba vecchia.
Leila sospir: sua madre era incorreggibile. Se mai
lei si fosse sposata e avesse avuto delle figlie, Umm
Naji avrebbe cominciato a tramare per fidanzarle appena
nate. Leila le voleva bene ma, da quando un anno
prima era tornata dall'universit, sembrava che il pensiero
principale della madre fosse far sposare lei e sua
sorella. Non sembrava pi sostenere le loro ambizioni
come una volta. Era tutta colpa della guerra. I progressi
fatti piano piano erano svaniti in un momento. I
castelli di sogni che Leila aveva costruito sembravano
destinati a essere spazzati via.
Mamma, non mi pare che Leila sia roba vecchia!
protest Fatima. Io ho due anni pi di lei e non sono
ancora sposata.
 vero, ma sei fidanzata! Hai una prospettiva, Fatima.
Prospettive ne ho anch'io borbott Leila. Ho
un cervello e degli obiettivi. E li raggiunger meglio di
tanti altri uomini.
Umm Naji sospir stringendo con le dita grassocce
il bicchiere di t alla menta. Leila, sai che anch'io voglio
che tu diventi un medico e dimostri a tutti quanto
vali. Ma mi preme anche proteggerti. Che cosa ti accadrebbe
se non riuscissi a realizzare la tua carriera o se
in questo crescendo di violenza ci trovassimo tutti sul
lastrico? Che ne sarebbe di te?
Me ne andrei rispose Leila. Sai una cosa, mi sembra
che nostro padre ti abbia fatto un bel lavaggio del
cervello.
Vostro padre fa ci che ritiene meglio per il bene
della sua famiglia e del suo paese ribatt Umm Naji
ritraendosi come per porre fine alla conversazione.
Leila sbatt il bicchiere di t sul pavimento. Vado
di sopra annunci.
La sua camera era semplice. Ordinata per natura,
Leila la teneva sgombra di tutto ci che non fosse indispensabile.
In un angolo c'era il letto, basso e stretto,
coperto con un piumino. Le due finestre che si affacciavano
sul cortile posteriore erano schermate da pesanti
tendaggi. La libreria, zeppa di saggi e romanzi,
era l'orgoglio e la gioia di Leila, insieme alla scrivania
sulla quale, accanto alla bella lampada con il paralume
drappeggiato, erano impilate varie riviste di medicina.
Leila si diresse verso il tavolo, appoggiandovisi con le
mani e sospirando profondamente.
Non si sarebbe scoraggiata. Anzi, l'indifferenza di
suo padre e la disapprovazione di sua madre non facevano
che rinsaldare le sue ambizioni. Aveva una laurea
in scienze biomediche, si era specializzata con due
anni di formazione extracurricolare in un centro medico
del Cairo e, soprattutto, riponeva grandi speranze
per il futuro. Leila voleva diventare un medico ricercatore.
Voleva mettere le proprie conoscenze al servizio
dei rifugiati, dei poveri e dei derelitti. Voleva inventare
nuovi farmaci, scoprire nuove cure, lavorare in
un laboratorio all'avanguardia. C'era cos tanto per cui
darsi da fare nella vita e, a giudicare da come andavano
le cose in Iraq, degli uomini non c'era da fidarsi
per le questioni veramente importanti. Sposarsi con un
iracheno tradizionalista che da lei avrebbe preteso che
cucinasse e tenesse la casa pulita significava mettere da
parte tutti i suoi sogni.
Sapeva che secondo il Corano la cura della famiglia
era la pi nobile delle occupazioni per una donna, ma
la sua interpretazione era pi progressista. All'universit
del Cairo aveva conosciuto moltissime donne che
non si erano sposate e altre che avevano sia un marito
sia una carriera. Pensava che Allah - Lode al Suo
nome - avrebbe preferito che lei mettesse a frutto il
suo talento aiutando la gente, piuttosto che pulendo la
cucina dopo aver servito un marito.
Si sedette sulla sedia davanti alla scrivania e apr un
romanzo di Robin Cook. Era una lettura utile per migliorare
il suo inglese soprattutto per la terminologia
medica. S'infil le cuffiette nelle orecchie e accese il lettore
CD. L'album era una copia pirata di qualit mediocre,
ma per lei andava bene lo stesso. Il fragore di un rap
americano le rimbomb nella testa: quel ritmo indiavolato
le sembr in perfetta sintonia con il suo umore.
Grazie alle cuffie, nessuno dei suoi familiari poteva scoprire
il genere di musica che segretamente prediligeva.
Leila continu a leggere fino all'ora di pranzo e quando
Fatima buss alla porta, a mezzogiorno, si stacc dal libro
controvoglia.
Noi cominciamo a preparare i dolci per l'arrivo
di Abdul le annunci Fatima. La mamma vorrebbe
che ti occupassi del riso e del montone per il pranzo di
pap.
Agli ordini replic Leila.
Fatima la fiss, senza parlare.
Scusami disse Leila. Non ho dormito bene.
Oh, Leila. Fatima entr in camera e abbracci la
sorella. Lo sai che nostra madre non pensa davvero
quello che dice. Tu sei talmente bella che se anche volessi
sposarti a cinquant'anni gli uomini ti prenderebbero
al volo!
Fatima, disse Leila sorridendole a volte penso
che tu sia l'unica persona che mi vuole ancora bene.
Loro ti vogliono bene la rassicur Fatima prendendola
a braccetto per scendere le scale verso la cucina.
Soltanto che... con la guerra...
S, immagino che sia cos tagli corto Leila.
Quando Leila entr in cucina, il montone bolliva gi
nella pentola, per cui cominci a preparare il riso e a
sminuzzare le cipolle da aggiungere allo stufato. Fatima
e la mamma lavoravano la sfoglia per i baklava.
Tiravano la pasta sul tavolo fino a renderla sottilissima,
la stendevano in grandi fogli quasi trasparenti che poi
arrotolavano e riponevano nel frigorifero. Leila sperava
che non mancasse l'elettricit almeno fino all'arrivo
del cugino Abdul, previsto per l'indomani. A volte
il frigorifero saltava e ormai da tempo Umm Naji chiedeva
a Tamir di procurare un generatore a petrolio che
potesse ovviare al problema.
Sarete felici di rivedere il piccolo Mohammed
disse Umm Naji pensando al figlioletto di Abdul.
Fatima sorrise arrotolando l'ennesimo riquadro di
sfoglia.  un bambino sveglio.
Leila non disse nulla, limitandosi ad annuire con la
testa e a fingere di gradire il piccolo demonio. L'ultima
volta che l'aveva visto, tre anni prima, Mohammed si
era alienato irreparabilmente la sua simpatia distruggendo
con quelle terribili manine il suo velo preferito.
Leila non aveva nulla contro i bambini, ma non si commuoveva
alla loro vista come sua sorella Fatima.
Quando ebbero terminato con la pasta, passarono
all'agnello da arrostire. Tamir lo aveva comprato il giorno
prima dal macellaio, rincasando con un fagotto grande
quanto un neonato e grondante sangue. Bisognava cospargere
la carne di rosmarino e salvia, legarla, e lasciarla
marinare nei suoi stessi succhi.
Le donne dosarono il riso, fecero l'inventario delle
spezie, prepararono in anticipo l'impasto per il pane e
lo riposero nel frigorifero. Alle sette di sera si concessero
una pausa e improvvisarono uno spuntino a base
di shawarma, farcendo il pane con striscioline di pollo
avanzato, yogurt e cetrioli. Poi, Leila si conged per
salire in camera sua e prepararsi al colloquio che l'attendeva
il giorno successivo.
Il primario di pediatria dell'ospedale Al-Razi era
una donna, la dottoressa Amina Dahbawi. Leila l'aveva
contattata dopo aver concluso l'universit al Cairo
spiegandole che era interessata a fare esperienza. Era
stata una buona idea: tre settimane prima la dottoressa
Dahbawi le aveva inviato un'e-mail per fissare un colloquio.
Leila doveva assolutamente fare bella figura:
avrebbero potuto assumerla. Lei, in realt, era pi interessata
a perfezionarsi in chirurgia o fisioterapia, ma
a Mosul la dottoressa Dahbawi era il medico donna
pi importante: sarebbe stato fuori luogo rivolgersi a
suoi colleghi uomini. Eventualmente, sarebbe stata la
dottoressa Dahbawi a decidere di assegnare Leila ad
altri reparti.
Quella era l'unica opportunit per Leila a Mosul.
Ogni giorno, bombardamenti e sparatorie causavano
nuovi feriti. Poteva impratichirsi a prestare soccorso sul
campo e dare il suo contributo agli sforzi umanitari.
Quella sera, infilandosi sotto le coperte, aveva i
crampi allo stomaco per l'agitazione. Per la seconda
notte consecutiva non riusc a riposare bene: si rigir
continuamente nel letto pensando a ci che l'attendeva
l'indomani. Sarebbe arrivato il cugino Abdul, doveva
infornare il pane e andare all'ospedale a presentarsi
a un medico. E se le avessero riso in faccia? Quello
che era successo a casa dei Rasul era vero o solo uno
scherzo della sua fantasia? Il giorno prima aveva soltanto
sognato? Aveva perso il colloquio? Pensieri senza
senso vorticavano nella sua testa. Era imprigionata in
un dormiveglia inquieto che le impediva di abbandonarsi
a un sonno profondo e ristoratore.
La mattina dopo si alz alle sette. Indoss un tailleur
Pantalone nero, l'unico completo del suo guardaroba
adatto a incontri di lavoro. Per coprirsi il capo scelse un
velo color tortora scuro, semplice ma di stoffa pregiata,
che ben contrastava con il nero. Prese la cartelletta con
il curriculum, il libretto universitario e le lettere di
referenze del centro medico del Cairo dove aveva svolto il
suo apprendistato. Diede una scorsa all'incartamento,
controllando ogni documento pi volte. Le sembrava
che non mancasse nulla.
Infil con cura in un'ampia borsa di pelle la cartelletta,
alcuni cosmetici, una bottiglietta d'acqua e il kit
di pronto soccorso. Era bene essere previdenti quando
ci si avventurava per le strade di Mosul. Anche se viaggiare
in auto poteva essere rischioso, avrebbe chiamato
un taxi per recarsi in ospedale: vestita cos sembrava
una donna in carriera e avrebbero potuto rapirla per
chiedere un riscatto. I guerriglieri non andavano tanto
per il sottile nello scegliere i loro bersagli: americani,
iracheni o marziani, non importava granch. Il loro
obiettivo era creare scompiglio.
Per il taxi chiam un cugino di nome Sami, che faceva
il tassista. Nella sua piccola auto bianca aleggiava
sempre uno strano odore, ma almeno era pulita, cosa
abbastanza insolita per i taxi che giravano in citt.
Leila era pronta per uscire.
Leila! riecheggi la voce di suo padre nell'ingresso.
Pap, devo andare! esclam Leila mentre il clacson
del taxi strombazzava. Non ti ricordi che ho un colloquio
all'ospedale?
No, non mi ricordo rispose Tamir aggrottando la
fronte.
Pap, te l'ho detto una settimana fa disse Leila.
Oggi arriva tuo cugino Abdul e tu devi aiutare tua
madre. Rimanda il colloquio.
Leila spalanc gli occhi. Non poteva credere che
stesse succedendo una cosa del genere. Quella era la sua
opportunit, non ne avrebbe avuta un'altra, e suo padre
le chiedeva di rimandare l'appuntamento? Pap, non
posso. Assumeranno qualcun altro.
Leila, non mi piace l'idea che tu vada a lavorare in
ospedale. Tutti quegli uomini, estranei, stranieri...
Leila era infuriata ma si guard bene dal lasciar trapelare
il suo stato d'animo. Sono quasi tutti bambini,
pap, con ustioni o ferite da armi da fuoco! Non sono
uomini! E poi, non t'importa della reputazione della
nostra famiglia? Lavorare all'ospedale sarebbe prestigioso.
Si tratta di un progetto umanitario, sai?
Tamir tacque. Squadr il completo elegante di Leila
e la sua borsa di pelle.
Ti prego, pap. Non so nemmeno se mi daranno il
lavoro.  solo un colloquio. Torner per l'ora di pranzo
e Sami mi accompagner in taxi.
E ci vai sola?
Pap, siamo in Iraq! Siamo favorevoli al progresso,
l'hai detto tu stesso tante volte. Non siamo sauditi.
I sauditi brontol Tamir. Portano solo guai.
Appunto. Non lasciano uscire di casa le donne. Io
voglio vivere alla maniera irachena. Quella che mi hai
insegnato tu, pap.
Tamir rimase in silenzio e, per la seconda volta in
due giorni, Leila sper con il fiato sospeso di ottenere
il suo permesso. Che Allah mi sia testimone, voglio
andarmene da questa casa pens intanto tra s.
Va bene disse Tamir. Ma se non torni entro mezzogiorno...
Torner! lo interruppe Leila prima che lui formulasse
per intero la sua minaccia. Grazie! Augurami
buona fortuna!
E si dilegu prima che Tamir potesse aggiungere altro.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Leila era seduta su una sedia di plastica arancione nel
corridoio dell'ospedale Al-Razi. Sopra di lei i tubi dei
neon guizzavano a intermittenza poich anche in quel
quartiere, come nel resto della citt, la fornitura di energia
elettrica non era costante. L'ospedale era munito di
generatori che per servivano per i blackout prolungati.
Leila alz la testa per guardare le luci, contando le
macchioline nere delle mosche e degli altri insetti morti
rimasti sul fondo dei tubi di vetro. L'odore di disinfettante
era forte, dovendo coprire il puzzo di malattie,
sangue e urina, e la fetida scia dei corpi umani feriti.
L'ospedale universitario Al-Razi di Mosul era tra i
pi grandi nosocomi della citt, con oltre quattrocento
letti e un efficiente pronto soccorso. In passato si chiamava
ospedale Saddam, ma nel 2003 quella denominazione
era sparita, spazzata via insieme a tutti gli altri
relitti del vecchio regime. Con il nuovo nome, non
era cambiata la funzione del centro ospedaliero che,
tre anni dopo, rimaneva uno dei pi accreditati in una
citt di quasi due milioni di abitanti.
Per il personale non era semplice lavorare in quella
struttura. Gi prima della guerra le sanzioni economiche
imposte all'Iraq avevano fortemente limitato la
disponibilit di forniture mediche, cibo e cose basilari
come lenzuola, siringhe o aspirine. Medici e infermieri
dovevano fare i salti mortali per curare i pazienti, potendo
contare spesso solo sulle proprie mani. Con l'invasione
americana la situazione era temporaneamente
migliorata. Gli americani assicuravano forniture di farmaci
in piccole confezioni di plastica e, nonostante i
bombardamenti, l'ospedale era rimasto in piedi e continuava
a funzionare.
Al momento si doveva far fronte a un numero spropositato
di feriti con pochissimo personale specializzato.
Le scorte di prodotti scarseggiavano di nuovo. Le munizioni
disseminate ovunque producevano continuamente
vittime innocenti, spesso bambini ignari che maneggiavano
gli esplosivi per gioco o semplicemente capitavano
nel posto sbagliato al momento sbagliato. Arrivavano in
ospedale con arti mozzati, frammenti di metallo incastonati
nei piccoli corpi, occhi, dita o gambe ridotti a brandelli.
Si faceva di tutto per fermare le emorragie, bendare
le ferite, somministrare gli antibiotici contro le infezioni.
Se sopravvivevano, quei bambini uscivano dall'ospedale
Al-Razi con menomazioni permanenti.
Mosul stava crescendo una generazione di mendicanti.
Nonostante la situazione disperata, l'ospedale tirava
avanti e provvedeva a ricoveri e cure. Il personale aveva
riscontrato una certa ciclicit nella violenza: il venerd,
giorno del riposo, era sempre il peggiore. E anche le
festivit erano altamente a rischio. Ogni volta che l'ardore
religioso s'infiammava, l'ospedale si preparava a
ricevere arti dilaniati.
Indugiare in simili pensieri, per, serviva solo ad accrescere
la disperazione. Leila s'impose di concentrarsi
sul posto di lavoro che tanto desiderava ottenere.
La dottoressa Amina Dahbawi era una donna gentile
e imponente, una matrona con un piglio d'instancabile
efficienza. Accolse Leila con una stretta di mano decisa
e calorosa e la fece accomodare in un minuscolo ufficio.
Nel corso del colloquio Leila le illustr il suo curriculum
e le parl del suo desiderio di lavorare in ospedale.
La dottoressa sembr favorevolmente impressionata.
Lei  pi che qualificata, Leila comment alla fine.
E mi ispira una grande fiducia. Sar preziosa per
l'ospedale.
Allora posso cominciare? chiese Leila.
Certamente rispose la dottoressa Dahbawi. Abbiamo
un posto nel dispensario farmaceutico.
Ah comment Leila, cercando di non mostrarsi
delusa. Il dispensario farmaceutico andava benissimo,
naturalmente, ma non le avrebbe consentito di fare
l'esperienza sul campo che desiderava. Crede che sia
il posto pi adatto a me?
Penso di s. Potrei assegnarla anche al pronto soccorso,
ma  un ambiente duro e al momento siamo a
corto di forniture mediche, non di personale. Temo
che non saresti molto utile l.
Va bene disse Leila. In effetti, era disposta ad accettare
qualsiasi mansione in ospedale. Forse pi avanti
si sarebbero aperte altre opportunit: per ora doveva
essere grata per quello che il destino le riservava. Inshallah,
come dicevano sempre. Se Dio vorr. Anche
se non era pi cos sicura di credere in Dio, Leila pensava
di poter accettare l'idea di un destino. Sar lieta
di occuparmi di quello che lei ritiene sia meglio aggiunse.
Leila attese nel corridoio mentre la dottoressa
Dahbawi preparava i documenti. Stanca di fissare le
luci, si concentr sul pavimento di linoleum, consumato
ma pulito. Era di color grigio chiaro, punteggiato
di macchioline pi scure che a Leila facevano pensare a
cellule malate che infettano un corpo sano. Un'immagine
azzeccata per il pavimento di un ospedale. Alz lo
sguardo sentendo i passi della dottoressa Dahbawi.
Ora possiamo andare al dispensario. La presenter
ai colleghi annunci.
Leila segu lungo il corridoio la figura prosperosa,
ma aggraziata della dottoressa. Girarono due volte
a sinistra e raggiunsero il dispensario farmaceutico
dell'ospedale, indicato da un'insegna sul muro. Vi si
accedeva da una porta munita di una finestrella. Entrarono
in una sala d'aspetto quadrata piena di persone in
attesa delle medicine. Allo sportello c'era un apposito
vano per ritirarle e pagare. Leila si augur che il suo
lavoro non consistesse nel consegnare materialmente
i farmaci. Sarebbe stata una mansione amministrativa,
quella, non medica.
La dottoressa Dahbawi la condusse oltre una porta
cigolante nel retro della farmacia dove il dottor Abdul
Musrahi le attendeva. Leila ne lesse il nome sul tesserino
di plastica appuntato bene in vista sul camice da
laboratorio.
Eccola qui, Abdul la present la dottoressa Dahbawi.
Come ti accennavo, si  laureata in scienze
biomediche all'universit del Cairo. Una ragazza in
gamba.
Buongiorno, signorina al-Ghani la accolse Musrahi
piegandosi in un lieve inchino. Leila fu sollevata nel
trovarsi davanti un uomo di circa cinquant'anni, con
un aspetto pulito e un'aria semplice, tutto il contrario
dell'altro dottor Abdul che conosceva. Il medico non
accenn a porgere la mano a Leila, che del resto non si
aspettava di doverla stringere.
Bene, io vi lascio comunic la dottoressa. Oggi
ho una sfilza di pazienti in attesa e un sacco di scartoffie
da sbrigare. Leila, le auguro buona fortuna. Per
qualsiasi cosa, venga pure da me. E qualche volta passi
anche per una tazza di t.
Senz'altro promise Leila. Grazie.
Di niente. Farei di tutto per dare una mano a una
donna che compie i suoi primi passi nel mondo della
medicina disse la dottoressa rivolgendo uno sguardo
divertito a Musrahi.
La farmacia era ordinata, ma gli scaffali di metallo
erano vuoti in maniera preoccupante. Solo pochissime
confezioni di medicinali erano allineate sui ripiani, avvicinandosi
ai quali Leila not che ciascuno riportava
le etichette con i nomi dei diversi farmaci: doxiciclina,
tinidazolo, norfloxacina. Nei corrispondenti vani, per,
non c'era nulla.
Siamo sempre a corto di rifornimenti spieg il
dottor Musrahi. Cerchiamo di arrangiarci come possiamo.
Venga. Le faccio vedere dove lavorer.
Leila lo segu tra gli scaffali fino alla piccola area in
cui si dosavano i farmaci. Su un tavolo c'erano pile di
cataloghi con gli elenchi dei preparati medicinali e una
quantit di bustine di carta da riempire con le pillole.
Leila sapeva bene che i flaconcini ermetici di plastica
arancione erano una rarit costosa, da usare solo per
certi tipi di medicinali o per i pazienti disposti a pagare
un sovrapprezzo.
Domani le faremo avere il tesserino da appuntare
sul camice prosegu il dottor Musrahi. Se va subito
all'ufficio della sicurezza, le faranno una foto per i documenti.
Leila annu. Rimase un momento immobile, incerta
se doversi congedare o attendere ulteriori istruzioni.
Ecco la mia firma. Il dottore la scribacchi su un
pezzo di carta, come se dovesse prescrivere un farmaco.
Si presenti qui domani mattina alle nove. Questo  un
ospedale universitario e lei  la benvenuta tra noi.
Grazie disse Leila. Fece un inchino al dottor
Musrahi e usc dalla porta principale della farmacia.
Dal secondo piano, dove si trovava, scese al primo,
dov'era l'ufficio della sicurezza. Lo raggiunse senza
problemi seguendo i cartelli e l'addetto sbrig le formalit.
La carriera medica di Leila poteva ufficialmente
cominciare.
Mentre usciva dall'ingresso principale dell'ospedale
e scendeva le consunte scale di cemento nel mattino
limpido e assolato, Leila si lasci scappare un sorriso.
Aveva un lavoro. Aveva fatto il primo passo! L'impiego
alla farmacia sarebbe stato un buon trampolino di lancio.
Leila chiam Sami con il cellulare. Il taxi venne a
prenderla per riportarla a casa. Il traffico era sostenuto;
evitarono la zona del mercato dove la calca dei
pedoni rallentava la circolazione, ma impiegarono pi
di mezz'ora per arrivare a destinazione. Leila ringrazi
e pag Sami, che le lasci i saluti per suo padre.
Guard l'orologio: mezzogiorno e venti. Era leggermente
in ritardo. Attraversato il portico, impugn la
maniglia della porta d'ingresso con il fiato sospeso,
pregando che Abdul e suo figlio non fossero ancora arrivati.
Apr e indugi sulla soglia, tendendo l'orecchio.
Non le giunsero n voci n chiacchiere concitate, grazie
al cielo. Si tolse le scarpe per portarle in camera e,
raggiunte le scale in punta di piedi, cominci a salire i
gradini. La voce di sua madre la blocc a met strada.
Leila! Era in cima alla rampa di scale.
Ciao, mamma.
 un'ora che ti aspetto. Dobbiamo cominciare a
cucinare!
Che bello! bofonchi Leila. Vado a cambiarmi e
a mettere via le scarpe aggiunse alzando la voce.
Allora sbrigati! Il cugino Abdul sar qui da un momento
all'altro.
Leila si sarebbe aspettata che sua madre le chiedesse
com'era andato il colloquio, ma Umm Naji non aggiunse
altro, limitandosi a chinare la testa e ad avviarsi
gi per le scale. Leila si strinse nelle spalle. Fatima, almeno,
sarebbe stata felice per lei. Entrata in camera,
Leila chiuse la porta, lasci cadere a terra scarpe e borsa
e accenn alcuni passi di danza e tre giravolte. Era al settimo
cielo. Dottoressa Leila al-Ghani mormor.
Con calma ripose il tailleur nero e pass in rassegna il
suo guardaroba, prima di scegliere un abito blu scuro.
In testa lasci il velo color tortora e si guard allo specchio:
adesso era abbastanza decorosa per incontrare il
cugino vedovo. Soffoc un lamento e ripens di nuovo
al successo di quella mattina in ospedale. Non avrebbe
permesso ai suoi genitori di rovinarle la soddisfazione.
L'ingresso ora risuonava di voci che riecheggiavano
per le scale. Doveva essere arrivato Abdul. Come aveva
fatto tante volte da bambina, Leila si affacci adagio sul
pianerottolo per ascoltare quel che si diceva al piano di
sotto.
Come sta la tua carissima madre? si stava informando
Umm Naji.
Molto bene, grazie. Leila sent la voce stridula di
Abdul e il piagnucolio di Mohammed.
Aah! Ahi, ahi, ahi!
Oh, accidenti, si  sbucciato un ginocchio ! esclam
Umm Naji. Povero piccolo, ora chiamo Leila. Si prender
cura di te.
Leila fece la smorfia pi disgustata che le riusc,
qualche secondo prima che i passi di Umm Naji risuonassero
su per le scale come i rintocchi di una condanna
inesorabile... Eccomi la anticip.
Era ora brontol sua madre. Vieni a salutare il
cugino Abdul.
S, mamma.
Abdul non era cambiato dall'ultima volta in cui Leila
lo aveva visto, tre anni prima. Aveva sempre il naso
largo, gli occhi distanziati, i baffi ben curati e i capelli
radi sulle tempie. E aveva sempre un figlio.
Il piccolo Mohammed era un bambino minuto con
il pancino tondo e i capelli corti. Seduto sul pavimento
dell'ingresso, si teneva stretto il ginocchio come se
avesse riportato una ferita mortale. Leila vide subito
che si trattava solo di un graffio, che probabilmente
non sanguinava neppure. Ma dopo aver incrociato lo
sguardo ammonitore di Umm Naji, si chin ad accarezzare
Mohammed sulla testa, ricevendo in cambio
un'occhiataccia. Con un gran sospiro, Leila si guard
intorno alla ricerca di sua sorella, nella speranza che
la liberasse da quel fardello. Ma Fatima aveva pensato
bene di rintanarsi in cucina.
Abu Mohammed! La voce pacata di Tamir emerse
dalla porta che dava sul cortile.
Abdul salut il capofamiglia con la formula tradizionale,
un abbraccio e due baci. Passandosi vicendevolmente
un braccio intorno alle spalle i due uomini si ritirarono
nel salotto lasciando alle donne l'incombenza
di badare ai bagagli, al cibo e al moccioso.
Mamma implor Leila mentre Mohammed le tirava
insistentemente l'orlo del vestito minacciando di
scucirlo.
Mohammed, Mohammed... disse Umm Naji.
Cosa c'? fece lui.
Leila pens che il bambino non era ben sviluppato
per avere cinque anni. Forse non mangiava abbastanza,
ma con un padre medico le pareva improbabile.
Andiamo in cucina. Ti dar un favo di miele. Lo
vuoi? propose Umm Naji prendendolo per mano.
Voglio un favo enorme ribatt Mohammed e non
mi piace la parte bianca.
Toglieremo la parte bianca lo assecond Umm
Naji. Leila, porta i bagagli nella stanza degli ospiti,
quella pi bella.
Leila obbed. C'erano tre valigie: una di tessuto
rosso, grande e impolverata, con le rotelle; una pi piccola
e rigida e una sacca da viaggio. Pos la valigia rigida
sopra quella con le rotelle e si mise la sacca in spalla, gemendo
per lo sforzo. Leila era alta un metro e sessantacinque
e aveva una corporatura esile, come quella del
padre, certo non adatta a portare pesi. La stanza degli
ospiti era al pianterreno, in fondo al corridoio sulla sinistra,
e si affacciava sul cortile. Leila trascin le valigie e
aprendo la porta avvert un gradevole, ma intenso profumo:
sua madre aveva acceso l'incenso in segno di benvenuto
per gli ospiti. Impil ordinatamente i bagagli ai
piedi del letto e cerc di scuotersi la polvere dalle mani.
Trascorsero il resto del pomeriggio cucinando e servendo
le pietanze agli uomini. Fatima sembrava darsi
da fare volentieri, mentre Leila trovava odiose quelle
incombenze. Solo il pensiero del lavoro che l'aspettava
l'indomani le riportava il sorriso sulle labbra.
Tutto sommato la giornata si rivel meno sgradevole
di quanto Leila avesse temuto. Mentre erano indaffarate
in cucina, pot chiacchierare con Fatima
che, naturalmente, si congratul molto con lei per il
posto di lavoro ottenuto. Prepararono il pane e misero
a cuocere l'agnello. Sua sorella, grazie al cielo,
la sollev dalla responsabilit di badare al piccolo
Mohammed.
Arrivarono le sei di sera e le donne raggiunsero padre
e cugino nel salotto per una riunione di famiglia
con il tradizionale shai alla menta. Leila si accomod
con le gambe piegate sotto di s e le mani intrecciate in
grembo, estraniandosi dalla conversazione. Desiderava
evitare di attirare l'attenzione di Abdul.
La nostra Leila vuole sempre diventare un medico
annunci Umm Naji tutta animata. Leila si trattenne
dal fare una smorfia.
Ah! comment Abdul bevendo rumorosamente il
suo t. Hai finito l'universit? chiese fissando Leila.
S, ho concluso il corso di scienze biomediche.
Leila cerc di assumere un contegno modesto, ma senza
rinunciare a un pizzico di orgoglio.
Biomedicina, dunque prosegu Abdul. Va bene
per chi fa ricerca. I medici ricercatori non godono di
grande considerazione nella comunit, credo, ma fanno
senz'altro il loro dovere.
Leila si morse le labbra per non ribattere. Senza la
ricerca nessuno avrebbe scoperto nuovi farmaci o inventato
nuove tecniche. E quella in scienze biomediche
era un'ottima laurea di base per tutti i rami della
medicina! Avrebbe avuto molte cose da obiettare, ma
non voleva mettersi a discutere. Se non avesse detto
nulla, forse Abdul avrebbe chiuso il discorso.
Non  fidanzata? chiese Abdul a Tamir, accennando
con il capo in direzione di Leila.
No sospir Tamir. Non ancora.
Umm Naji si schiar la voce.
La cosa mi stupisce aggiunse Abdul massaggiandosi
il mento con le dita tozze.
A che ora desiderate cenare? chiese Umm Naji.
Stasera serviamo l'agnello, la specialit di Leila.
Leila cerc di dissimulare con un colpetto di tosse
lo sbuffo che le sfugg. In realt i suoi unici contributi
alla preparazione dell'agnello erano stati quello
di battere la carne e di tirare fuori la pentola in cui
metterla.
Tra un'ora, direi rispose Tamir. La gente civile
mangia alle sette e mezzo. In Iraq abbiamo ancora abitudini
civili.
Con permesso. Leila si alz. Non le sembrava che
tra la sua gente prevalessero le abitudini civili, nonostante
ci che a suo padre piaceva credere, ma non poteva
certo contraddirlo. Comincio a preparare i vassoi
sussurr a Umm Naji, che annu soddisfatta.
Dieci minuti dopo Fatima la raggiunse in cucina con
il vassoio d'argento su cui aveva sparecchiato i bicchierini
del t. Abdul ti guarda in continuazione osserv,
mentre metteva nel lavello le stoviglie da sciacquare.
Lo so ammise Leila. Aveva evitato di rivolgere lo
sguardo ad Abdul, sentendosi i suoi occhi addosso.
Quelle occhiate le avevano procurato disagio e qualche
piccolo brivido. Era probabile che Abdul volesse
discutere con Tamir di un eventuale fidanzamento e
la prospettiva la terrorizzava. Umm Naji naturalmente
avrebbe approvato; l'ago della bilancia sarebbe stata la
madre di Abdul, che a Umm Naji non era mai piaciuta.
Io per non l'ho guardato aggiunse.
Non  l'uomo giusto per te comment Fatima.
Non temere, comunque. I nostri genitori non possono
costringerti a sposare nessuno.
Ma possono rendermi la vita difficile.
Tu diventerai un medico, Leila! Un grande medico!
Lo sento. Devi pensare solo a questo.
Per l'ennesima volta Leila prov un'immensa gratitudine
nei confronti della sorella che la incoraggiava.
Durante la cena evit per tutto il tempo di posare
gli occhi su Abdul. In quell'occasione era felice che
esistessero rigide convenzioni. La semplice manifestazione
d'interesse da parte del cugino sarebbe stata da
interpretarsi come una proposta di matrimonio. Leila
sperava che lui non arrivasse a tanto: se lei l'avesse rifiutato,
in famiglia si sarebbe potuta scatenare una tragedia.
Del resto, con il suo comportamento Leila rischiava
sempre di far esplodere tensioni in casa: usciva
sola a piedi, andava al mercato e adesso aveva accettato
un lavoro all'ospedale di cui non aveva ancora informato
i suoi genitori.
Dopo cena, mentre lavava i piatti con Umm Naji e
Fatima, Leila accenn ai suoi programmi per il giorno
seguente. Domani devo uscire ancora comunic.
Perch? s'inform Umm Naji contrariata.
Mamma, mi hanno assunta all'ospedale Al-Razi
disse Leila. Stamattina il colloquio  andato bene e
al dispensario farmaceutico vogliono che cominci domani
mattina alle nove.
Umm Naji, che stava sfregando la pentola pi grande,
si blocc di colpo, mentre l'acqua insaponata le gocciolava
dalle dita. Ma in casa ho bisogno di te! Ce il cugino
Abdul! E domani Fatima  al lavoro...
No, domani non devo lavorare intervenne Fatima.
Dalle nove, Leila?! Fino a che ora?
Fino alle sei del pomeriggio.
Tutto il giorno, quindi!
Mamma,  un vero e proprio lavoro! Aiuter la famiglia
e poi  un ottimo posto, in uno degli ospedali
migliori della citt. Ho gi accettato e mi hanno dato il
tesserino e il pass. Leila era pronta a correre di sopra
a prendere i documenti da mostrarle.
Umm Naji sospir. Non mi piace questa storia,
Leila. E se fosse pericoloso? Se bombardassero l'ospedale?
Credi che in citt ci sia ancora qualche posto sicuro?
chiese Leila. Me la caver. E se salter in aria,
almeno morir mentre lavoro. Non voleva scherzare
su certi argomenti, ma le riusciva difficile non essere
impertinente di fronte al timore ossessivo della madre.
Alla fine Leila la convinse a riferire a suo padre del
suo nuovo impiego. Umm Naji era capace di annunciare
le notizie a Tamir in un modo che lo trovava sempre
d'accordo: era il frutto di trent'anni di matrimonio.
Quella notte Leila dorm benissimo, come non le
accadeva da settimane.
Per recarsi al lavoro avrebbe usato la sua vecchia
bicicletta. A piedi l'ospedale era lontano e andarci in
macchina era impossibile, visto che in famiglia ne avevano
una sola e lei non poteva certo monopolizzarla
tutti i giorni. In bici, Leila impieg venticinque minuti
per arrivare all'Al-Razi. Varc la soglia alle otto e cinquantotto
minuti. In perfetto orario pens.
Il pass, prego l'apostrof la guardia alla reception.
Leila lo esib. Pu andare.
Non ebbe difficolt a trovare la farmacia. Il dottor
Musrahi l'aspettava.
Signorina al-Ghani,  puntualissima.
S, dottor Musrahi.
Oggi conoscer il suo collega, Sayyid. Stamattina 
arrivato presto disse il dottor Musrahi.
D'accordo ribatt Leila. Not un camice fresco di
bucato piegato su uno scaffale. E per me?
S. Ci appunti il tesserino con il nome e sar a posto.
Sayyid le spiegher come procedere con il lavoro.
Io oggi devo andare all'ospedale Al-Zawahwiri, a prendere
la parte che ci spetta di una donazione di farmaci.
Essendo domenica, qui dovrebbe essere una giornata
tranquilla.
Bene disse Leila, incerta sul da farsi.
Sayyid! chiam il dottor Musrahi.
Da dietro gli scaffali metallici sbuc un giovanotto,
n alto n basso, di corporatura media, con gli occhi
scuri e un sorriso pronto. S, dottore? Solo in quel
momento Sayyid si accorse di Leila. La squadr rapidamente
e il suo sorriso si allarg.
Ecco la tua nuova collega, Leila al-Ghani. Inizia
oggi, quindi potrai spiegarle tu come sbrigare il lavoro
di routine. Io vado all'Al-Zawahwiri disse il dottor
Musrahi.
Benvenuta la salut Sayyid. Asalaama.
Buongiorno rispose Leila mantenendo un certo
distacco.
Ora devo lasciarvi concluse il dottor Musrahi. Sar
di ritorno nel tardo pomeriggio, se tutto va bene.
Ci penso io, qui assicur Sayyid, saltellando da un
piede all'altro. Dava l'impressione di avere un'energia
incontenibile.
Musrahi si conged e Leila si ritrov nel retro della
farmacia con il nuovo collega. Bene disse. Che cosa
devo fare?
Non preoccuparti. Ti mostrer tutto le rispose
Sayyid, facendo le fusa come un gatto. Leila rimase un
momento interdetta. Aveva forse inteso un malizioso
doppiosenso o il collega era semplicemente disinvolto?
Oggi dobbiamo evadere la lista delle ricette prosegu
Sayyid, e Leila si convinse di aver frainteso il suo tono.
Dopo aver preparato ed etichettato le bustine con
i farmaci, le passiamo attraverso il vetro alla signora
Turahi, che  addetta alle consegne.
Ho capito disse Leila.
Il lavoro non era difficile. Bisognava trovare le confezioni
di farmaci, misurarne le dosi e riempire le bustine
bianche. Alcune pillole, come quelle rosa dell'amoxicillina,
sembravano caramelle. Leila e Sayyid lavoravano
in silenzio. Lui le rivolgeva la parola solo per darle indicazioni
su come procedere. Leila sperava che il loro
rapporto rimanesse confinato in quei termini, anche se
si accorgeva degli sguardi che il collega le lanciava di
sottecchi. Esattamente come la sera prima, in presenza
di Abdul, la vicinanza di un uomo estraneo che la osservava le provoc sgradevoli brividi.
Leila fece un gran respiro. Sarebbe sempre stata prima una donna che un medico?
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Era passato un mese da quando Leila aveva cominciato a lavorare al dispensario farmaceutico dell'ospedale
Al-Razi; un mese in cui ogni giorno era stato peggiore del precedente.
Non intendeva sembrare ingrata. Sapeva di essere
fortunata ad avere un lavoro, tra l'altro ben pagato. Il
dottor Musrahi era un ottimo superiore che spiegava
tutto molto chiaramente e non si spazientiva troppo per
le scorte insufficienti e i blackout. Leila non avrebbe
avuto motivo di lamentarsi, se non fosse stato per un
grande, urgente, affannoso problema: il collega Sayyid.
Il primo giorno di lavoro era felicemente riuscita a evitare
di conversare con lui. Non le interessava stringere
amicizia, ma voleva solo fare il suo lavoro. Sayyid, invece,
era di altro avviso. Il secondo giorno non cerano stati
problemi, e nemmeno il terzo e il quarto. Ma il quinto
giorno, lui aveva cominciato a farle domande sulla sua
famiglia: quanti fratelli aveva, che lavoro faceva suo padre,
in quale quartiere abitava. Leila gli aveva risposto
educatamente, rimanendo il pi possibile vaga.
Sayyid era il tipico rappresentante dell'altro sesso.
Il minimo incoraggiamento, il lievissimo ammorbidirsi
del contegno di Leila avevano accresciuto all'inverosimile
le aspettative nei suoi confronti. Ora le sorrideva,
cercava di chiacchierare con lei, si occupava di cose
che avrebbe dovuto fare lei, sperando di ingraziarsela.
Il peggio era che insisteva per sbrigare le mansioni pi
difficili del dispensario, ritenendo, a torto, che lei preferisse
i compiti meno impegnativi. La cosa indispettiva
Leila al punto da farle stringere i denti per non
sbottare: avrebbe voluto dimostrare che era capace di
svolgere le incombenze pi complesse per poter aspirare
a una promozione. Invece Sayyid la precedeva
sempre con quel suo sorriso smagliante e mellifluo.
Cos, dopo un mese, Leila continuava a contare pillole
sul bancone mentre accanto a lei Sayyid etichettava una
fornitura di farmaci donati da un'azienda svizzera. Aveva
pensato di chiedergli di lasciarla provare a gestire le cose
pi difficili, ma il pensiero di dovergli parlare bastava a
dissuaderla. Avrebbe potuto rivolgersi al dottor Musrahi,
ma temeva di sembrare petulante e, soprattutto, non voleva
alimentare il luogo comune per cui un uomo e una
donna non possono lavorare fianco a fianco in modo professionale.
La situazione era piuttosto delicata.
Ti piacciono i baklava? le chiese a un certo punto
Sayyid. Sul bancone la sua mano sinistra cerc di accorciare
la distanza da Leila.
Lei si scost di un passo. Che domanda cretina: Ti
piacciono i baklava? I baklava piacevano a tutti. Era
come chiedere a qualcuno se gli piaceva respirare. Non si
degn di rispondere, limitandosi a stringersi nelle spalle.
Hai sentito la canzone Haoulou? Sayyid era tornato
alla carica.
Leila cerc di non sbuffare. La conoscevano tutti
quella canzone! Questa  pronta disse finendo di
contare una manciata di pillole e ripiegando la bustina
di carta per chiuderla con una graffetta.
Sinnah al-ah nemye-ee... Sayyid cominci a cantare
a bassa voce, dondolando la testa senza staccarle
gli occhi di dosso.
Leila rimase di sasso. Sayyid la fissava canticchiandole
parole d'amore con voce suadente. Si guard intorno
nella speranza di veder comparire il dottor Musrahi, che
per stava facendo il giro dei reparti per prendere nota
degli antibiotici e degli anestetici da ordinare. Non sarebbe
tornato prima di un'ora.
Uymde al-e ha naaa! In piedi di fronte a lei, Sayyid
si avvicin d'un passo. Allora non ti piace?
No rispose lei. Non mi piace. Leila si allontan.
Sayyid si guard alle spalle per controllare che fossero
davvero soli. Pos la penna che impugnava e si
pass una mano tra i capelli, che erano piuttosto lunghi
e unti, divisi da una scriminatura. E dai, Leila,
siamo amici. Io ti piaccio, vero?
Leila si morse un labbro, cercando di guardare altrove
e di non incrociare quegli occhi spiritati. Le pareva
che ogni respiro di Sayyid invadesse il suo spazio
vitale. Ti stai comportando in maniera sconveniente,
Sayyid gli disse. Il dottor Musrahi non sarebbe affatto
contento.
Non c' bisogno che lo sappia replic Sayyid.
Poi os l'impensabile: la tocc. Cingendola con una
mano alla vita la attir a s con forza. Era un gesto di
inammissibile audacia, vietato sia dal Corano sia dalle
convenzioni sociali. Sayyid non aveva alcun diritto di
concedersi simili libert con lei. Leila per poco non
url. Lasciami andare, Sayyid gli disse cercando di
controllare la voce per non tradire lo spavento. Tu non
mi piaci neanche un po'. Lasciami andare, se ci tieni al
tuo lavoro!
Leila... le sussurr all'orecchio. Emanava un
odore misto di cipolle, brillantina, abiti sporchi e sudore.
Sei cos bella le disse. Sar dolce, vedrai.
Tu non sarai proprio un bel niente, brutto porco!
esclam Leila cercando di divincolarsi con mille contorsioni,
ma Sayyid le stringeva la vita e un braccio in
una morsa tenace. Con gli occhi sbarrati per l'orrore,
Leila lo sent avvicinarsi ancora di pi e premerle forte
contro l'addome. Era sul punto di soffocare.
Coraggio, habibti.
Leila socchiuse gli occhi e smise di lottare. Che credesse
pure che accettava le sue avances! Sayyid allent
la stretta e lei, svelta come una gatta, si liber di lui.
Non permetterti mai pi di toccarmi! sbott Leila.
Giuro su Allah che lo dir al dottor Musrahi.
No, non lo farai ribatt Sayyid infilandosi le mani
nelle tasche anteriori dei pantaloni. Leila distolse lo
sguardo concentrandosi sull'espressione beffarda del
giovane. Musrahi non ti creder. L'altra ragazza che
ha provato a lamentarsi  stata licenziata. Sappi che io
negher tutto, mia cara.
Leila arross di rabbia e vergogna. La cosa peggiore
era dover ammettere che Sayyid aveva ragione. In un
confronto verbale avrebbe vinto lui. Se Leila avesse denunciato
di essere stata molestata, sarebbe stata mandata
via, se non altro per evitarle ulteriori problemi. Era
cos che funzionava. La collera che le ribolliva dentro
le offusc la vista e, per un attimo, le fece desiderare di
essere un uomo. Allora s che avrebbe potuto far licenziare
Sayyid e riempirlo di botte!
Confinata con il collega nello spazio angusto del retro
del dispensario, Leila sbirci l'orologio sulla parete:
erano le tre e mezzo del pomeriggio. Non voleva restare
un attimo di pi in presenza di Sayyid: che cosa avrebbe
fatto se lui ci avesse riprovato? Il dottor Musrahi non
era ancora tornato e forse avrebbe tardato ulteriormente.
Vado a casa annunci Leila. Non mi sento bene.
Il ghigno di Sayyid si fece ancor pi beffardo, poich
sapeva di aver vinto. Finisco io la tua parte replic,
mentre Leila provava l'irresistibile desiderio di
colpirlo. Uscendo in anticipo, avrebbe dato l'impressione
di scarsa dedizione e a Sayyid sarebbe andato il
merito di essere rimasto a svolgere anche il lavoro della collega.
Doveva scegliere tra rimanere per il resto del pomeriggio
vicino a quel giovane accecato dalla libidine e fingere
di essere indisposta passando per lavativa. Dopo
un attimo di esitazione, le bast un'ultima occhiata a
Sayyid per decidere: nemmeno per il posto di lavoro
era disposta a pagare quel prezzo. Se fosse stata disonorata,
sarebbe stata rovinata per tutta la vita. Vado
ribad. Afferr la borsetta e si precipit fuori prima di
essere costretta a subire altre insolenze.
Pedalando verso casa nello scarso traffico del pomeriggio
Leila non riusc a impedirsi di ripensare all'accaduto
come a un'ingiustizia tremenda. Le toccava subire
un comportamento profondamente scorretto senza poterne
parlare con nessuno. Non avrebbe detto nulla al
dottor Musrahi; se ci che aveva detto Sayyid era vero,
l'avrebbero licenziata. Non poteva assolutamente confidarsi
con i suoi genitori e non voleva angosciare Fatima
spiegandole che all'ospedale correva il rischio di essere disonorata.
Leila si sent sola. Sterz con la bicicletta per cedere
il passo a un grosso furgone che, annunciandosi a colpi
di clacson, procedeva rumorosamente sulla stradina
che stava percorrendo anche lei. Continuava a scegliere
percorsi alternativi per andare e tornare dall'ospedale.
Quel pomeriggio, poi, la spronava l'irrazionale paura
che Sayyid potesse seguirla, per cui si guardava di continuo
alle spalle per controllare se tra la folla spuntasse
la sua capigliatura lucida di gel.
In casa c'era la famiglia al completo quando Leila
rientr. I suoi genitori erano nel salotto principale con
Fatima, Naji con moglie e bambini e il cugino Abdul,
la cui visita si concludeva proprio quel giorno.
Leila! Che cosa fai gi a casa? le chiese Umm Naji,
costringendola a farsi vedere e a salutare tutti.
Ciao disse Leila rivolgendosi ai presenti e cercando
invano di impedire che un'ombra di rossore le
affiorasse sulle guance. Esit un momento. Oggi ci
hanno lasciato uscire prima. Se non arrivano nuovi farmaci,
non possiamo lavorare.
Umm Naji espresse il suo disappunto facendo
schioccare la lingua contro i denti. Tutti gli ospedali
sono privi di forniture.  peggio che durante le sanzioni!
Tamir aggiunse con un grugnito: Questa  la dimostrazione
che gli americani non sono la risposta ai nostri
problemi. Anzi, sono proprio loro il problema.
Leila si ritir. Adesso che suo padre aveva tirato in
ballo l'argomento americani, non le avrebbero certamente
rivolto altre domande sulla giornata lavorativa.
Sal in camera a cambiarsi. Mentre slacciava i bottoni
della giacca le tremavano le dita. L'aveva scampata
bella. Se Sayyid l'avesse violentata, che cosa avrebbe
potuto fare? Denunciare l'accaduto e gettare una vergogna
indelebile sulla sua famiglia, oppure tacere e
soffrire in silenzio. Si sdrai sul letto, provando un indescrivibile
sollievo per essersela cavata solo con un
pizzico d'orgoglio ferito. Rivolse ad Allah una preghiera
di ringraziamento, la prima veramente sincera da molto tempo.
Quella sera Leila non si un al resto della famiglia.
Con la scusa di un forte mal di testa riusc a risparmiarsi
la presenza del cugino Abdul e a rimanere chiusa nel
confortevole bozzolo della sua stanza. Aveva pi di un
motivo per sentirsi piena di gratitudine.
La mattina dopo aveva le idee pi chiare. Sarebbe
andata dalla dottoressa Dahbawi a chiedere consiglio.
Anzich telefonare al dispensario per avvertire che sarebbe
arrivata in ritardo, usc di casa un'ora prima del
solito per presentarsi personalmente dalla dottoressa,
sperando che alle otto del mattino non fosse ancora
troppo indaffarata in ospedale.
Leila! esclam sorpresa la dottoressa dopo aver
aperto la porta del piccolo ufficio a cui lei aveva bussato.
Si accomodi pure!
Buongiorno, dottoressa Dahbawi la salut Leila.
Giunse le mani intrecciando le dita e si accomod sulla
sedia pieghevole di metallo che le veniva offerta.
Come va? Si trova bene alla farmacia? le chiese la
dottoressa, scartabellando una pila di fogli che ingombravano
la scrivania metallica rigata di graffi.
Be'... Leila si ferm.
 fortunata ad avere un impiego lontano dalla prima
linea, se possiamo dire cos prosegu la dottoressa, appoggiandosi
allo schienale della poltroncina cigolante.
Proprio ieri ho visto due bambini finiti su una vecchia
mina antiuomo. Due gemelli, un maschio e una
femmina. Lui ha perso entrambe le braccia e sua sorella
non ce l'ha fatta. La dottoressa Dahbawi sospir.
Ringrazi il cielo di non dover assistere a scene del genere.
Volevo parlarle proprio di questo. Leila cerc di
farsi coraggio ed esporre le sue rimostranze, ma di colpo
si sent fuori posto: i suoi problemi sembravano scomparire
dinanzi alle tragedie del reparto pediatrico.
La dottoressa Dahbawi inarc le sopracciglia. Che cosa c'?
Si tratta di Sayyid spieg Leila. Il mio collega del dispensario.
Sayyid? La dottoressa tacque e alz gli occhi al
soffitto, sforzandosi di ricordare. Oooh, s. Sayyid.
Piuttosto giovane e un po' farfallone.
Proprio lui continu Leila. Non sapevo con chi
parlare di questa storia. Ieri pomeriggio... ecco, lui...
Le ha creato problemi? si inform la dottoressa
fissandola negli occhi. E pigro? Non fa il suo dovere?
Non esattamente rispose Leila. Si sentiva avvampare,
ma doveva decidersi a dire la verit, per quanto
imbarazzante. Si  comportato in maniera indecorosa
disse tutto d'un fiato. All'inizio si limitava a flirtare, ma
ieri mi ha messo le mani addosso.
La dottoressa Dahbawi spalanc la bocca per la sorpresa.
Le ha messo le mani addosso?
S conferm Leila. Gli ho detto di lasciarmi stare,
che non mi interessava, ma lui non mi dava retta. Alla
fine sono riuscita a divincolarmi e me ne sono andata
dal lavoro in anticipo per non restare sola con lui un minuto di pi.
Capisco disse la dottoressa Dahbawi premendo
le grosse dita sulla pila di fogli. L'ha incoraggiato in
qualche modo? Ha risposto alle sue avances?
Leila non riusc a trattenere una smorfia. Certo che
no! esclam. La dottoressa poteva mai credere che lei
fosse stata compiacente con quell'uomo?!
Ne  sicura, Leila? A volte gesti in apparenza innocenti
possono alimentare delle aspettative.
Ne sono assolutamente sicura, dottoressa Dahbawi
ribad Leila guardandola dritto negli occhi. Non l'ho
mai neanche lontanamente preso in considerazione. N
tanto meno incoraggiato.
Capisco disse di nuovo la dottoressa. Ha fatto
bene a venire da me. Forse possiamo trovare una soluzione.
Io voglio continuare la mia carriera implor Leila
angosciata. Era seriamente determinata a realizzare il
suo sogno. Voglio fare esperienza. Voglio imparare.
Voglio proseguire gli studi e diventare medico. Non
posso accettare che un uomo...
Si calmi, mia cara cerc di tranquillizzarla la dottoressa.
La capisco perfettamente. Non verr licenziata.
Le rivolse un sorriso. Non  la prima donna che subisce
molestie nella nostra professione. E una battaglia
continua. Non deve scoraggiarsi.
Leila sospir, sollevata. Probabilmente in passato
anche la dottoressa Dahbawi aveva dovuto affrontare
incidenti di percorso analoghi, e tuttavia eccola l: una
pediatra affermata in uno dei migliori ospedali della
citt. Forse c'era speranza anche per lei.
Un paio di giorni fa mi hanno inoltrato una richiesta
spieg poi la dottoressa Dahbawi, rovistando in
un cassetto alla sua destra. Non avevo pensato a lei
al momento, visto che era sistemata alla farmacia, ma
forse potrebbe essere l'opportunit giusta. Non possiamo
lasciarla al dispensario ad aspettare che succedano
altri episodi del genere.
Sono d'accordo disse Leila.
La soluzione migliore sarebbe togliere di torno
Sayyid, ma in quanto uomo non possiamo licenziarlo
senza un valido motivo... A meno che lei non voglia
denunciarlo, naturalmente.
No rispose Leila. Preferisco cambiare mansione.
Bene comment la dottoressa Dahbawi. Il suo
nome ne uscirebbe comunque infangato e, visto che la
sua carriera  solo all'inizio, eventuali sospetti non le
gioverebbero.
Leila annu.
Eccolo qui annunci la dottoressa, dopo aver trovato
il foglio che cercava. Dovrebbe lavorare con due
chirurghi esperti, come assistente. Un ruolo di grande
prestigio e un'esperienza sul campo irripetibile. Dovrebbe
fare anche da interprete tra pazienti e medici.
Leila ascoltava con crescente interesse. Le sembrava
una proposta perfetta per lei, che non chiedeva di meglio
che fare pratica. Per non era certa di aver afferrato
per bene l'ultima frase. Interprete? In che senso?
Dall'arabo all'inglese rispose la dottoressa Dahbawi.
I chirurghi sono americani. Il lavoro  al 67 Combat
Support Hospital, l'ospedale da campo presso la base
militare di Camp Diamondback.
Leila era sbigottita. Una al-Ghani al lavoro alla base
americana? Suo padre non avrebbe mai acconsentito.
Avrebbe preferito vederla morta piuttosto che al servizio
degli invasori. Ma per lei sarebbe stata un'occasione
unica per lavorare con chirurghi d'oltreoceano, i
migliori del mondo... La sua ambizione ebbe la meglio
sugli scrupoli legati alla possibile reazione dei suoi familiari.
Posso conoscere i dettagli? s'inform.
Offrono un compenso settimanale di centocinquantamila
dinari rispose la dottoressa. Leila rimase senza
fiato. Erano quasi cento dollari alla settimana: un capitale.
L'orario di lavoro va dalle dieci del mattino alle sei
di sera ed  previsto un servizio di trasporto. Dovrebbe
prendere il minibus riservato al personale per raggiungere e lasciare la base tutti i giorni.
Ma accetterebbero la mia candidatura? chiese
Leila. Voglio dire, mio padre era un membro del partito
Baath. Immagino che facciano attenzione a queste cose.
Sono disperati spieg la dottoressa Dahbawi.
Nessuno  pi disposto a lavorare laggi dopo l'esplosione
suicida di due anni fa alla mensa e tutte quelle
sparatorie. Non posso nasconderglielo, Leila: accettare
questo impiego significa correre parecchi rischi. Deve esserne consapevole.
S, lo so disse lei, stringendosi le ginocchia con le mani.
Per prosegu la dottoressa renderebbe un servizio
preziosissimo. Hanno bisogno di un'assistente in
gamba che parli correntemente arabo e inglese e, soprattutto,
che sappia tradurre la terminologia medica.
A giudicare dai voti dei suoi esami d'inglese, direi che lei ha tutti i requisiti.
Leila sorrise. C'era soltanto un grave impedimento, ma
lei non aveva intenzione di arrestarsi davanti a quell'ostacolo.
Mio padre... disse non sar d'accordo. Se venisse
a sapere che lavoro per gli americani... Leila s'interruppe.
Mi caccerebbe di casa. La prego, mi consenta
di lasciar credere alla mia famiglia che continuo a lavorare al dispensario.
La dottoressa Dahbawi esit. Ma  un sotterfugio...
S, ma  necessario ribatt Leila. Si protese in
avanti. Potr rendermi utile, con questo lavoro. Dar
il mio contributo e imparer moltissimo. Mio padre...
s'interruppe di nuovo, cercando le parole giuste ...
una persona poco tollerante, e io non voglio pagarne le conseguenze.
Leila trattenne il fiato mentre la dottoressa Dahbawi
scuoteva leggermente la testa. Alla sua famiglia pu
dire quello che vuole stabil alla fine. All'ospedale Al-Razi non interessa.
Bene concluse Leila. Poi, sorrise. Vale il giuramento
d'Ippocrate, no? Eserciter la medicina in libert e indipendenza.
Esatto concord la dottoressa Dahbawi. Informer
gli americani che lei accetta il lavoro. Torni domani
a quest'ora e con il minibus potr raggiungere la
base militare. Ha gi il pass dell'ospedale per il controllo
di sicurezza, ma l'esercito ha le sue procedure
e le rilascer un altro nullaosta. Fece una pausa, giocherellando
con la fede che portava al dito. Leila, sa
perch cercano un nuovo interprete, vero?
Leila scosse la testa, anche se non era sicura di volerlo scoprire.
La persona che c'era prima  stata rapita dai mujaheddin.
Le hanno tagliato la lingua. Non posso permettere
che lei accetti il posto senza averla informata.
A Leila manc il respiro. Forse, in quanto figlia di
un membro del Baath, non avrebbe dovuto temere i
mujaheddin. Era una speranza alquanto illusoria, lo sapeva,
ma voleva crederci. Desidero comunque accettare
ribad ostentando pi convinzione di quanta ne provasse.
Ottimo comment la dottoressa Dahbawi. Parler
con il dottor Musrahi e il suo trasferimento non rappresenter alcun problema.
Grazie, dottoressa Dahbawi disse Leila. Si alz in
piedi e, con sorpresa, vide che l'orologio segnava gi le nove e mezzo.
Si prenda la giornata libera. Ci vediamo domani.
La dottoressa pronunci queste parole guardando Leila
con una certa preoccupazione e una punta di rispetto.
Infine, aggiunse: Sar motivo d'orgoglio per le donne
di questo paese, mia cara.
Uscendo dall'ospedale Al-Razi nel debole sole del
mattino, Leila si sentiva come una barca in un mare
in tempesta. Aveva accettato di lavorare per gli americani.
Non avrebbe potuto mettersi in un'impresa pi
rischiosa ed era sopraffatta da un misto di entusiasmo,
paura e senso di impotenza. Inshallah. Quella era la volont
di Dio, la ruota del destino che girava senza sosta
e la depositava su lidi inattesi.
Ripens a una conoscente di Fatima, una ragazza cristiana
di nome Tara. Faceva le pulizie a Camp Marez,
perch in famiglia i soldi non bastavano. Tara e altre
ragazze si erano organizzate per viaggiare insieme e dividere
le spese dell'auto e un giorno, mentre tornavano
dalla base lungo la strada dell'aeroporto, un gruppo di
mujaheddin aveva teso loro un agguato. Erano rimaste
uccise tutte: quattro fanciulle ammazzate in nome di
qualche incomprensibile ideale religioso. Era assurdo
che una ragazza nel fiore degli anni potesse morire solo
perch aveva un lavoro. Leila sapeva bene che non poteva
illudersi che sarebbe stata risparmiata dalla violenza
che imperversava nella sua citt... ma aveva forse
altra scelta? Doveva consumarsi lentamente nella miseria,
scivolare sempre pi in basso fino a dimenticare di
aver studiato all'universit? No, se voleva farsi strada
in quel mondo pieno di pericoli, doveva osare. Inshallah per tutto il resto.
Trascorse in casa la rimanente parte della giornata.
Era saltata la corrente elettrica e, per una volta, la cosa
non la irrit troppo; si sentiva nello stato d'animo giusto
per rimanere tranquillamente seduta nel salotto
riservato alle donne con una leggera brezza che si insinuava
dalle finestre aperte. La stanza era piena fino
all'eccesso di cuscini e mobili in stile occidentale provenienti
dal negozio di Naji. In una vetrinetta erano
stipate tazze da t particolari. A Leila i toni dell'oro,
del rosa e del verde che dominavano gli arredi erano
sempre sembrati troppo sgargianti rispetto alle calde
sfumature dorate del salotto principale.
Leila fin il romanzo di Robin Cook, il secondo che
leggeva quel mese. Di fronte a lei sedevano Umm Naji,
intenta a rammendare, e Fatima, anche lei impegnata
con ago e filo in un ricamo interrotto ogni tanto da
un gridolino, segno che si era punta un dito. Leila si
sciolse i capelli, giocherellando con le lunghe ciocche
ondulate e godendosi la sensazione di sentirli liberi.
Il cugino Abdul era partito quella mattina insieme al
piccolo Mohammed e, con grande sollievo di Leila, non
aveva accennato ad alcun fidanzamento. Umm Naji era
soddisfatta perch Abdul le aveva fatto mille complimenti
per l'ospitalit della famiglia al-Ghani, mentre le
figlie erano felici di non avere pi ospiti intorno.
Ho trovato della stoffa per qualche velo nuovo
annunci Fatima.
Dove? chiese Umm Naji.
Al mercato. Era in saldo. Guarda: una  blu scuro
e l'altra  una fantasia di marrone chiaro e rosa. Fatima
estrasse gli scampoli fruscianti da un sacchetto di
plastica, accarezzandoli con le dita. Quella sui toni
del rosa mi  sembrata perfetta per Leila.
In effetti mi piace ammise Leila. A volte l'hijab non
era poi cos terribile da portare, soprattutto quando Fatima
s'impegnava a scegliere per lei stoffe che senz'altro
le sarebbero piaciute.
Quanto hai speso? chiese Umm Naji.
Mille dinari in tutto rispose Fatima.
Rinnovare qualche velo mi pare una buona idea
dichiar Umm Naji. Fatima sorrise a Leila: la mamma
aveva approvato il suo acquisto. Umm Naji chin il
capo sul suo rammendo intonando a bassa voce una
melodia popolare che era solita cantare alle figlie
quand'erano bambine: narrava dell'amore di un umile
pastorello per una magnifica principessa. La voce
di Umm Naji era vigorosa e dolce e creava un'atmosfera
talmente placida e confortevole che, per un attimo,
Leila si chiese per quale motivo volesse rischiare
la sicurezza del nido familiare per una carriera piena di
ostacoli. E se suo padre avesse avuto ragione? Forse la
soluzione migliore era sposarsi, trasferirsi in un villaggio
in campagna, e aspettare la fine della guerra civile,
che sembrava imminente. Avrebbe potuto rimanere
confinata in casa, avere dei figli e nutrirli con ciotole di
riso e latte munto da capre magre. La sua famiglia ne
sarebbe stata felice.
Umm Naji alz gli occhi dal cucito e vide la figlia
che fantasticava a occhi aperti. Non c'era lavoro neanche
oggi? chiese Umm Naji.
Gi rispose Leila. Come ieri, non abbiamo medicinali.
Arriveranno domani, cos potremo ricominciare.
Quel giorno era una vacanza imprevista dovuta
alla mancanza di materiale; l'indomani i suoi genitori
l'avrebbero creduta di nuovo alla farmacia dell'Al-Razi.
Leila si augur che i suoi non si presentassero mai al
dispensario a chiedere di lei ma pens anche che, per
dirla all'occidentale, era inutile fasciarsi la testa prima
di essersela rotta.
Nonostante tutti i pericoli che comportava, la prospettiva
dell'impiego alla base americana riaccendeva
in lei la fiamma di una vecchia speranza: quella di studiare
in una facolt di medicina in Occidente.
Poi arriv Tamir di ritorno dalle sue incombenze
quotidiane, che per le donne di casa restavano sempre
un mistero. Lo accompagnavano sei persone mai viste
prima, oltre all'onnipresente Abdul-Hakam, l'imam
della moschea Al-lah Al-Hasib, quella frequentata da
Tamir. Leila era certa di aver visto pi estranei in casa in
quell'ultimo anno che nel resto della sua vita. Gli ospiti
erano tutti uguali: burberi e conservatori, in cerca di
cibo e di un tetto in cambio dei quali non erano disposti
a rispondere a nessuna domanda. Come ormai d'abitudine,
Leila e Fatima prepararono un grande vassoio con
il pasto degli uomini. Quindi, Leila si mise in ascolto al
di l della parete con il mattone allentato.
In tutto il paese si stanno organizzando le brigate
dei martiri disse uno degli sconosciuti con voce roca.
Con una disciplina ferrea, ce la faremo.
Con l'aiuto di Allah compiremo la nostra missione
aggiunse l'imam. Libereremo il paese dagli infedeli e
dagli sciiti.
No lo contraddisse Tamir. Prima dobbiamo cacciare
gli americani.
Udendo queste parole, Leila si morse un labbro.
Preg in silenzio Allah, gli angeli e qualsiasi altra divinit
potesse ascoltarla che suo padre non venisse mai a
sapere del suo nuovo lavoro.
Miei cari amici, sapete cosa fare disse Tamir. Ciascuno
di voi  responsabile della propria cellula. Disciplina,
mi raccomando. Mai rimanere nello stesso posto.
Mentre suo padre parlava, Leila arretr di qualche
passo dal punto in cui si trovava, sbattendo le palpebre
incredula. Non riusciva a capacitarsi: suo padre era dunque
un mujaheddin? Davvero lo era? Possibile che
Tamir complottasse in quel modo? Doveva trattarsi di una
metafora religiosa. Per gli studiosi del Corano la parola
jihad significava sforzo, quello compiuto per superare
i limiti e arrivare alla conoscenza del vero... ma tutti gli
altri termini in bocca a quegli uomini erano inequivocabili:
cellule, brigate, martiri. E, infatti, Mosul era
dilaniata ogni giorno dalla violenza. Leila sussult e sent
una specie di gelo invaderle lo stomaco. Ecco, quello era
il prezzo che doveva pagare per aver ascoltato cose pi
grandi di lei. Ma sapeva anche che se ne avesse avuto l'opportunit,
l'avrebbe fatto di nuovo.
Uscendo in cortile, si ricord di una conversazione
avuta con Tamir molto tempo prima, o forse erano
tanti ricordi singoli che nel corso degli anni si erano
misteriosamente fusi.
Non che importasse pi di tanto. Il fatto era che
Leila non sapeva pi cosa pensare.
Politicamente Tamir al-Ghani, giudice sotto il regime
di Saddam, era un progressista. Come gi i suoi antenati
prima di lui, faceva parte della macchina del potere da
cos tanti anni da potersi permettere idee per certi versi
eccezionalmente liberali.
Tamir e sua figlia erano seduti in cortile; Umm Naji
aveva servito loro lo shai. Leila frequentava le superiori
e quel giorno aveva sfiorato una discussione con una
docente a proposito dei finanziamenti erogati dall'Occidente
a diversi paesi. Leila, come Tamir, era convinta
che ammodernarsi fosse il segreto per avere successo. La
sua insegnante, una donna nervosa dagli occhietti maligni,
sempre sospettosa, aveva ribattuto che per certe questioni
occorreva fare riferimento al governo.
Ma, baba, aveva detto Leila a Tamir il governo
sei tu, quindi io le ho detto che avrei fatto riferimento a
te.
Tamir le aveva sorriso. Figlia mia, i governi sono fatti
di persone, ciascuna con la propria opinione. A volte c' chi
nasconde ci che pensa davvero perch ha paura.
E allora come faccio a sapere se posso parlare liberamente?
Tamir si era accarezzato la barba ed era sembrato riflettere
seriamente. Be', innanzitutto devi essere sicura
che la tua posizione sia forte. E poich sei una donna,
devi trovare un marito che abbia le tue stesse convinzioni
politiche. Cos le tue idee potranno trovare un sostegno.
Aveva sorriso. Ma  presto per questo.
La mamma  sempre d'accordo con te su tutto?
aveva chiesto Leila.
Suo padre aveva sogghignato.
Su tutte le cose importanti aveva risposto poi, dandole
un buffetto sulla guancia.
Io non sposer mai un uomo che non la pensi come
noi o che non goda della tua approvazione aveva sentenziato
Leila.
Mi fido del tuo giudizio aveva replicato Tamir.
Noi non siamo come i nostri vicini fondamentalisti.
Crediamo che chiunque debba avere la possibilit di scegliere
da solo. Anche la persona da sposare. La madre di
Leila, del resto, era curda e Tamir in effetti aveva messo
in pratica le sue ampie vedute.
Tuttavia aveva continuato Tamir devi sapere che
non tutto  bianco o nero. Ogni cosa richiede il suo tempo,
soprattutto le cose buone e i cambiamenti profondi.
Leila si morsic inavvertitamente la lingua, mentre
ripensava ai discorsi che suo padre faceva una volta.
Si sentiva a disagio di fronte al nuovo Tamir, alla
versione inasprita dell'uomo che aveva tanto ammirato e
rispettato. Leila malediceva la piega che avevano preso
gli eventi... Se gli americani non si fossero intromessi,
forse l'Iraq avrebbe trovato a modo suo la via verso la
pace e Tamir sarebbe rimasto saggio e buono e non
avrebbe mai dovuto occuparsi di bombe e di armi.
L'equilibrio del paese era precario e la guerriglia si
declinava in mille modi diversi, con simpatizzanti, attivisti
e spettatori innocui. Non c'era modo di distinguere
chi fosse leale a chi, a quale trib, famiglia o religione.
Leila non riusciva a comprendere nemmeno il
cuore di suo padre. Si limitava solo a fingere di volere
la rivolta contro il nemico che li occupava? O si era
spinto oltre, organizzando attivamente attacchi concreti
contro gli americani? Lei sperava che avesse abbastanza
buonsenso da non lasciarsi coinvolgere troppo.
Quando si infil a letto, quella sera, Leila rimase a
riflettere al buio con le coperte tirate fino al mento. In
due soli giorni la sua vita era profondamente cambiata.
Da una fessura tra le tende filtrava la luce della luna
crescente e Leila si ritrov a fissare il suo riflesso sulla
parete di fronte. Si sentiva persa nella nebbia, senza
pi certezze, nulla a cui potersi aggrappare.
Pochi istanti prima di cedere a un sonno irrequieto,
ud voci e passi nel cortile, e poi il tintinnare di una catena
e un cigolio metallico. Nel cortile c'era un vecchio
pozzo ormai asciutto da anni e chiuso da un tombino di
metallo coperto di polvere. Perch qualcuno tentava di
aprirlo nel cuore della notte? Leila non fece in tempo a
darsi una risposta, perch poco dopo il sonno l'avvolse.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Leila si guard allo specchio sulla parete della sua camera
cercando di scrollarsi di dosso le ultime tracce di
sonno. Erano le sette del mattino, parecchie settimane
dopo l'inizio del nuovo lavoro, e un raggio di sole tiepido
faceva capolino tra le tende disegnando sulla parete
opposta un grappolo di punti luminosi. A Leila
piaceva molto quella finestra affacciata a est sul cortile,
attraverso la quale la luce mattutina l'aiutava a svegliarsi.
Erano quelli i momenti innocenti della sua giornata,
quando non c'era traccia dei brividi di terrore
che le suscitavano le domande di suo padre, o lo scoppiettare
di certe auto o le raffiche dei kalashnikov nel
cielo durante i matrimoni. Leila si aspettava sempre di
essere il bersaglio di qualche proiettile.
Allung la mano per prendere il mascara e, con un
gesto esperto, ne applic sulle lunghe ciglia uno strato
sottile che i suoi genitori non avrebbero notato. Si mise
un po' di fard rosa chiaro sulle guance e pass il lucidalabbra,
tamponandolo con un fazzolettino per renderlo
meno appariscente. Il rosa delle labbra e lo scuro degli
occhi: i colori di un deserto al crepuscolo. Quel rituale
la faceva ripensare alla libert goduta ai tempi dell'universit,
quando poteva truccarsi, vestirsi alla maniera
occidentale e discutere con gli studenti americani al Cairo
grazie agli scambi internazionali: ricordi solari, felici.
Il Corano vietava alle donne di indulgere nel farsi
belle, ma il trucco di Leila era naturale e quasi invisibile,
o almeno lei sperava che lo fosse. Un giorno, ne era
sicura, le donne arabe avrebbero riguadagnato tutto il
tempo perso rispetto al resto del mondo e cominciato
a sfoggiare abiti alla moda e tacchi alti. Fino a quel momento,
Leila poteva solo manifestare la sua timida ribellione
con un tocco di belletto sul volto velato dall'hijab.
Sbadigli stiracchiandosi e poi raccolse i lunghi capelli
in un severo chignon che sarebbe scomparso sotto
il copricapo. Era gioved, vigilia del fine settimana. Venerd,
sabato e domenica Leila non lavorava, essendo il
venerd sacro per i musulmani e la domenica la festa dei
cristiani. Un po' le dispiaceva, visto che l'impiego alla
base americana aveva dato una svolta positiva alla sua vita.
Il suo primo giorno nel 67 Combat Support Hospital
era stato come entrare in un angolo di America, dinamico,
efficiente e pulito. Tutti - che strane persone! - le avevano
stretto la mano: medici e infermieri, con grandi sorrisi e
parole di benvenuto. L'immersione in quel mondo era
stata totale, visto che nei dintorni non c'erano donne velate
n insegne o avvisi scritti in arabo.
Rispetto alle altre strutture presenti a Mosul, l'ospedale
da campo americano era grande e ben attrezzato,
su tre piani, con un reparto di radiologia, un dispensario
farmaceutico e una sala operatoria. Appena arrivata,
un'infermiera militare con il grado di sottotenente
l'aveva accompagnata in un giro d'orientamento;
la donna, energica e cordiale, le aveva fornito numerose
informazioni e poi, dandole due colpetti d'incoraggiamento
sul braccio, si era congedata lasciando
che Leila se la cavasse da sola. Un po' confusa, lei si
era seduta un attimo per riprendersi con qualche respiro
profondo. Quasi subito, le si era parato davanti il
suo nuovo capo.
La signorina al-Ghani?
Alzando gli occhi, Leila vide un uomo basso e panciuto
con un paio di occhialini calati sul naso. Si alz
in piedi. S.
Sono il dottor Harding Peabody si present l'uomo
porgendole una mano decisa con un sorrisetto fugace e
tirato. Lei lavorer con me e il dottor Whitaker in chirurgia.
Buongiorno disse Leila, ricambiando la stretta di
mano. Fursa saeeda... Ops! Piacere di conoscerla si
corresse, leggermente agitata per essersi istintivamente
espressa in arabo. Avrebbe dovuto abituarsi a pensare
e parlare in inglese.
Il dottor Peabody le spieg che il suo compito principale
sarebbe stato quello di assistente dei medici, ma
che avrebbe dovuto fare da interprete in presenza di
pazienti arabi. La politica dell'ospedale prevedeva che
vi fosse sempre qualcuno nello staff in grado di comunicare
con i pazienti nella loro lingua. A Leila sembrava
una scelta molto sensata ed era felice che ci fosse
bisogno di competenze come le sue.
Durante la giornata avrebbe dovuto ambientarsi,
invece si era sentita sempre pi confusa. Per tutto il
tempo aveva temuto di commettere qualche errore. I
soldati la intimidivano; mentre visitava il reparto principale
con il dottor Peabody, un militare con la caviglia
rotta l'aveva squadrata da capo a piedi facendole
l'occhiolino. Poi, vedendola arrossire violentemente, le
aveva rivolto un sorriso amichevole. Leila non era abituata
ad approcci del genere.
I colleghi, per, erano molto comprensivi (Leila scopr
che altre donne irachene avevano gi lavorato come
interpreti all'ospedale) e quando quella prima, strana
giornata si era conclusa senza incidenti le era parso
che fossero accadute migliaia di cose, tante erano le
impressioni accumulate. Una volta tornata a casa, era
stato un sollievo per lei preparare il t, servire la cena
e ascoltare le chiacchiere di Fatima che raccontava dei
suoi bambini all'asilo.
Con il passare dei giorni, si era sentita sempre pi
a suo agio all'interno dell'ospedale americano, come
la sua mente razionale aveva previsto. Piano piano ne
aveva penetrato i segreti e aveva cominciato ad abituarsi
al modo di fare degli stranieri, agli infermieri
che scherzavano e ai soldati che cercavano di farle la
corte. Giorno dopo giorno, si era appassionata sempre
di pi al lavoro. Alla fine della terza settimana, ne
era talmente entusiasta da desiderare di poter lavorare
tutti i giorni. La velocit con cui imparava cose nuove
la esaltava.
Quando fu pronta, vestita con sobrio decoro, Leila
scese al piano di sotto. Le ciglia folte le davano un
tocco di lusso. Buongiorno, mamma salut facendo
capolino in cucina per mangiare un boccone di pane
prima di uscire.
Buongiorno le rispose Umm Naji. Ti sei alzata
presto.
Voglio arrivare al lavoro in orario, e con il traffico
non si sa mai spieg Leila.
Figlia mia, non potresti cercare di restare a casa un
po' di pi? Uscire  pericoloso e sono sicura che alla
farmacia possono organizzarsi anche senza di te. Non
so, potresti lavorare solo tre giorni alla settimana.
Non posso, mamma ribatt Leila.
Umm Naji sospir. Ho parlato ancora con tuo padre
prosegu. Lo sai che le vittime tra i civili aumentano
di giorno in giorno. Non ce pi alcuna regola.
Gli americani prelevano la gente per strada. La portano
in prigione e la fanno sparire per sempre.
Leila aveva visto con i suoi occhi i detenuti, come
venivano chiamati. Alcuni erano coinvolti nella resistenza
armata, altri avevano avuto soltanto sfortuna.
Li portavano alla base e li imbarcavano su anonimi aerei
privati a gruppi di cinque, dieci, o venti. Una volta
decollati gli aerei, nessuno sapeva pi niente di loro.
Molti non tornavano pi alle loro famiglie. Perlopi
Leila non assisteva a quelle operazioni: era impegnata
come assistente in chirurgia o come interprete. Se si
limitava a pensare alle sue mansioni all'ospedale, la
notte riusciva a dormire meglio.
L'acqua del bollitore sul gas rischiava di traboccare
e Umm Naji, impugnato il manico con un vecchio strofinaccio,
allontan il bricco dal fuoco. Vuoi il t? le
chiese.
Leila annu allungandosi verso lo scaffale pi alto
della credenza per prendere due bicchierini trasparenti.
Li pos sul vassoio e vi lasci cadere qualche fogliolina
di menta fresca. Sua madre vers il t bollente,
nero e dolce.
Ti trovo splendida, Leila disse Umm Naji, scrutando
sua figlia.
Leila abbass lo sguardo, sperando che la madre
non si accorgesse del trucco. La sua promettente
carriera sarebbe stata irrimediabilmente stroncata se
Umm Naji avesse riferito una cosa del genere a Tamir:
probabilmente non l'avrebbero pi lasciata uscire di
casa. Grazie, mamma ribatt. Anche Fatima  bellissima.
S, anche Fatima concord Umm Naji. Oggi aspettiamo
i parenti di Khaled per il t. Credo che vogliano
parlare con tuo padre. Umm Naji ridacchi soddisfatta,
dondolandosi sulla sedia.
Leila tir un sospiro di sollievo. Le sembrava che
quell'incontro preludesse al tradizionale mashaya, ovvero
l'incontro degli uomini delle famiglie dei due
sposi per pianificare nei dettagli il matrimonio. Se
aveva ragione, tutta l'attenzione si sarebbe concentrata
su Fatima, anzich su di lei. Che emozione! comment
inarcando le sopracciglia e sorseggiando il t ormai
tiepido.
S disse Umm Naji ridendo compiaciuta. Poi aggiunse,
senza ironia: Chiss, forse tra non molto avremo
belle notizie anche per te, Leila.
Leila sbirci l'orologio. Oh! Devo andare. Si alz
in fretta e diede un bacio alla madre. Umm Naji la salut
tutta allegra e Leila usc di casa senza incrociare
suo padre.
A Mosul dicembre era un mese freddo. L'aria restava
pungente fino a mezzogiorno, e anche allora il
sole splendeva debole, contrastato dalla brezza proveniente
dalle montagne. Mentre Leila pedalava sulla
strada asfaltata, il suo respiro si condensava in piccole
nuvolette. Sperava che nessuno rovinasse quella
strada, che i mujaheddin evitassero di minarla con ordigni
esplosivi. Era cos bello sentire le gomme della
bicicletta sfrecciare sulla superficie liscia.
Entrata nel dedalo di viuzze della citt vecchia, Leila
dovette rallentare e annunciarsi ai pedoni scampanellando
ripetutamente. I trilli leggeri e cadenzati che
si levavano dalla sua bicicletta si univano a quelli dei
campanelli legati al collo delle capre e ai clacson delle
auto nella frenesia mattutina della citt. Un grosso
furgone rombante la super sputacchiando dal tubo di
scappamento un fumo nero e tossico che la fece tossire.
Agli odori dei gas di scarico se ne mescolavano
altri, pi naturali: il puzzo dello sterco degli animali,
il profumo succulento della carne che arrostiva sugli
spiedi girevoli dei venditori di shawarma, l'aroma forte
di caff che si levava in intense folate dalle luccicanti
caffettiere turche ai lati della strada, intorno alle quali
facevano capannello gruppi di anziani. Leila svolt in
una stradina a caso che l'avrebbe condotta, con un
nuovo percorso, all'ospedale Al-Razi.
Tutte le mattine legava la bicicletta alla rastrelliera
metallica di fronte al grande edificio di cemento. Percorreva
a piedi un isolato, oltrepassava la guardiola del
controllo di sicurezza e poi aspettava il minibus tozzo
e squadrato che l'avrebbe condotta alla base di Camp
Diamondback. Partiva alle otto e quarantacinque precise
ogni mattina.
Quel giorno Leila era in anticipo di una quindicina
di minuti. Si sedette su una transenna di cemento davanti
all'ospedale e salut con un cenno e un sorriso
tre ragazze che chiacchieravano tra loro. Facevano le
pulizie alla base e provenivano da famiglie povere del
quartiere assiro di Mosul. Per loro lo stipendio fisso
valeva il rischio di subire un attacco. Sull'autobus viaggiava
anche altro personale della base - civili che lavoravano
come interpreti, sguatteri che lavavano i piatti
nelle cucine della mensa militare - e due poliziotti iracheni
che scortavano il mezzo all'andata e al ritorno.
Non che la polizia potesse fare molto contro le tattiche
degli attacchi terroristici - bombe disseminate
per strada o raffiche improvvise di proiettili -, ma bisognava
salvare le apparenze. Cos, ogni mattina, i
poliziotti controllavano diligentemente gli stessi
tesserini d'identificazione degli stessi passeggeri. Erano
entrambi giovani, due reclute che prendevano il loro
lavoro molto sul serio, mantenendosi sempre formali.
Salita a bordo, Leila mostr il suo tesserino di plastica
lucida con foto, nome e mansione scritti in inglese e in
arabo. Come sempre, l'agente lo prese, controll che il
volto che aveva di fronte corrispondesse a quello della
fotografia e poi glielo restitu.
Leila si sistem davanti e la vibrazione del logoro sedile
imbottito le annunci l'avvio dei motori. Gli altri
volti ormai familiari salirono a bordo proprio mentre
la lancetta dell'orologio di Leila segnava le nove meno
un quarto. Il minibus part subito dopo. Con un sorriso,
Leila si chiese se gli americani non battessero i tedeschi
in fatto di puntualit. Non si diceva che erano
loro i pi precisi del mondo? Probabilmente i militari
erano uguali dappertutto: amavano l'ora esatta e i numeri.
In una zona di guerra doveva essere rassicurante
poter scandire il tempo alla perfezione.
Il tragitto durava circa venti minuti, traffico e attentati
permettendo. Leila guard fuori dal finestrino, oltre
gli edifici, in direzione delle colline verdi e brunastre,
cos deserte in lontananza. Si sentiva distante anni
luce dal resto del mondo. Nella testa le ronzava ancora
la voce del rapper che aveva ascoltato la sera prima:
Tupac Shakur, il famoso artista americano morto tragicamente.
A giudicare dai testi delle sue canzoni, il
mondo era selvaggio anche nella terra promessa.
Mentre si avvicinavano alla base, Leila sent lo
stomaco chiudersi per l'emozione. Era un lavoro pericoloso
che la costringeva a vivere nel perenne timore che
suo padre lo scoprisse, ma Leila lo amava. I chirurghi
americani erano professionali e disponibili a darle
consigli utili; far esperienza pratica era mille volte
meglio che contare pillole nel dispensario farmaceutico
dell'Al-Razi. Proprio la settimana prima Leila aveva
assistito il dottor Peabody in un delicato intervento al
polmone sinistro di un soldato, lacerato dalle schegge
dopo un'esplosione. L'ospedale da campo non era attrezzato
come un centro traumatologico specializzato,
ma avevano fatto del loro meglio per tenere in vita il ferito
fino al suo trasporto in aereo alla base di Ramstein,
in Germania. Leila aveva appreso con gioia che il soldato
era in via di guarigione.
Le sue mansioni non prevedevano che fosse spesso
presente nel reparto di chirurgia ma, ogni volta che
non era impegnata a tradurre, i medici con cui lavorava,
Whitaker e Peabody, le permettevano di affiancarli.
Sembravano sostenere le sue ambizioni in campo
medico.
Diamondback Road, il lungo rettilineo tra l'aeroporto
e la base, era privo di traffico, a parte un convoglio
di Humvee che usciva in ricognizione. La strada
era di un colore marrone uniforme e il percorso era
scandito dai sobbalzi e dallo sferragliare del veicolo.
Mentre coprivano quel tragitto Leila avvert insieme la
fatica e il pericolo. La paura le sembrava un filo intrecciato
nel canovaccio del tempo, un filo difettoso, d'un
tono pi scuro del cielo azzurro e del suolo coperto di
sabbia chiara.
Intrecci le mani in grembo mentre l'autobus rallentava
in prossimit del posto di blocco della sicurezza
all'ingresso della base americana. Ci vollero
quasi venti minuti per i controlli, con i cani antiesplosivi
che giravano tutt'intorno al veicolo. Leila e gli altri
si alzarono, scesero e passarono attraverso i metal
detector per separarsi in due file distinte, una per gli
uomini e una per le donne. Leila allarg le braccia
per permettere alla donna poliziotto di tastarla. Terminati
i controlli, i passeggeri risalirono sul minibus
per raggiungere la base.
Leila aveva sentito dire di una delle donne che i
controlli della sicurezza non erano sempre stati cos severi.
All'inizio la base era relativamente accessibile, al
punto che fuori dai cancelli si assembravano mercanti
turchi per vendere ninnoli e tappeti pregiati ai militari
e ai contractors, i soldati privati forniti da societ appaltatrici
del Pentagono. Tutto era cambiato dal 21 dicembre
di due anni prima, quando a mezzogiorno un
terrorista suicida imbottito di esplosivo si era fatto saltare
in aria nella mensa di Camp Marez, uccidendo pi
di venti persone tra soldati e civili. All'epoca Leila era
al Cairo a concludere il suo ultimo anno di universit,
ma le altre donne le raccontarono che dopo l'attentato
i rapporti con gli americani erano risultati irrimediabilmente
compromessi. Leila non poteva biasimarli.
A un primo sguardo la base logistica di Camp
Diamondback sembrava volersi confondere con il terreno,
come un intruso che tenta, senza riuscirci, di non disturbare.
Non c'erano molte strutture a due livelli, a
parte gli hangar e la mensa, che poi era una tenda particolarmente
imponente, simile a una gigantesca duna
di sabbia dalle ripide pendici. Dall'altra parte della
strada c'era la base operativa avanzata di Camp Marez,
brulicante di soldati.
Scesa dal minibus, Leila mostr il suo tesserino per
la terza volta e quindi s'incammin verso l'ospedale.
La ghiaia le scricchiolava sotto i piedi mentre superava
una fila di container bianchi, tozzi e squadrati. Il
vento, che le acque del vicino fiume Tigri mantenevano
freddo, minacciava di sollevarle l'hijab. Trattenendolo
con una mano, Leila prosegu oltre le roulotte degli
alloggi. Immaginava che in origine dovessero aver avuto
un aspetto lindo e smagliante, ma adesso erano coperte
da un perenne strato di sabbia sottile. Una, in particolare,
era crivellata di fori arrugginiti provocati da colpi
di mortaio. Ai fili da bucato tesi all'esterno tra un alloggio
e l'altro erano appesi asciugamani, magliette
marroni e calzini che non sarebbero mai pi tornati
puliti. A Leila piaceva quella confusione che le ricordava
la sua citt e testimoniava che la base ospitava esseri
umani, e non spietati soldati robot.
Dopo tre settimane di lavoro alla base, aveva constatato
ci che da sempre sospettava: gli americani non
erano diavoli n aguzzini extraterrestri o gente malvagia.
Si ammalavano e si ferivano come tutti e, oltretutto,
erano perlopi simpatici, gentili e sorridenti.
Mentre passava accanto alla zona delle forze speciali,
per, Leila fu percorsa da un brivido: l'edificio di
cemento era circondato dal filo spinato e su un cartello
si leggeva VIETATO FOTOGRAFARE a grandi lettere rosse.
Sulla cinta pi esterna campeggiava anche, disegnato
a mano, il simbolo di un teschio con le ossa incrociate
e i denti in bella mostra, che sembrava segnalare l'ingresso
a un club della morte. La settimana precedente
Leila aveva aiutato a sistemare la spalla slogata di un
soldato del 10 gruppo delle forze speciali; si chiamava
Nisson, era di origini asiatiche e aveva freddi occhi neri
e un'aria severa.
Alle nove e mezza Leila entr finalmente in ospedale.
Prese il camice dall'armadietto su cui c'era scritto
il suo nome in stampatello, con lettere di plastica nere.
Chiuse lo sportello con uno scatto deciso. Per un attimo,
s'immagin d'essere un medico vero in un ospedale
americano dove non si correvano pericoli. Poi ud
i colpi di mortaio all'esterno, e l'illusione svan.
Buongiorno, Leila! la salut il dottor Peabody appena
entr nel reparto principale.
Buongiorno, dottore rispose lei.
Come va, oggi?
Gli americani le chiedevano sempre come va.
Leila sorrise e rispose: Bene, grazie.
Giornata frenetica annunci Peabody.
S? fece Leila. Correva voce che in citt ci fosse
stata un'altra sparatoria.
Eh, s conferm Peabody. Al momento abbiamo
due prigionieri iracheni che non sembrano disposti a
collaborare. Uno  ferito a una gamba, e se la caver.
L'altro ha alcune schegge conficcate nei polmoni: gli 
esploso in mano un ordigno improvvisato. Tutt'e due
sono nella sala visite. Puoi cominciare da l; segui il tuo
naso le sugger Peabody. Leila obbed.
Qualche ora pi tardi, tra vassoi colmi di medicinali,
aste portaflebo e gli onnipresenti grafici, Leila era
impegnata ai piedi del letto di un paziente nel reparto
con il lucido pavimento di linoleum. I due ribelli feriti
erano stati collocati alle estremit opposte della stanza.
Entrambi trasudavano risentimento. Leila scriveva
svelta sul suo blocco.
Alle sue spalle qualcuno si schiar la voce. Mi
scusi. Bench lui tenesse gli occhi azzurri educatamente
abbassati, Leila lo riconobbe subito. Era uno
dei soldati che avevano fatto irruzione in casa Rasul
due mesi prima, quello bello.
S? gli rispose, sorpresa dal suo stesso tono tranquillo
e sicuro.
Sono il capitano James Cartwright si present lui.
Sulla sua uniforme Leila not le mostrine del 10 gruppo
delle forze speciali, quello davanti al quale passava
ogni mattina per raggiungere l'ospedale. Lei  l'interprete?
le domand.
Leila annu. Mi chiamo Leila al-Ghani aggiunse.
Il capitano non alz gli occhi dal pavimento, indugiando
un attimo di troppo. Leila torn a fissare il suo
blocco. Schiarendosi di nuovo la voce, il capitano prosegu:
Ci siamo gi incontrati, o sbaglio?.
Leila conferm annuendo.
Evidentemente lui si ricordava del raid. Le faccio
ancora le mie scuse. E, per favore, mi chiami James.
Leila lo guard negli occhi. Sono certa che non era
colpa sua disse. Immagino che abbiate degli ordini
da eseguire.
James annu. Lei lavora qui adesso?
S rispose Leila. Da tre settimane.
Davvero? Non l'avevo ancora vista comment
James.
Leila inarc le sopracciglia con una piccola smorfia
divertita: la frase suonava come se il capitano James facesse
la posta alle belle ragazze irachene. Certamente
lui non aveva inteso dire quello, ma Leila non riusc a
trattenere un altro sorriso.
Scusi, volevo dire che non sapevo che avessimo una
nuova interprete.
Lavoro con i chirurghi spieg Leila. Mi hanno
distaccata qui dall'Al-Razi, l'ospedale civile che c' in
citt.
Capisco disse James. Guard il prigioniero ferito
che nel frattempo era rimasto a fissare prima uno e poi
l'altra. Sul viso ambrato gli si leggeva un misto di curiosit
e disprezzo. Parla inglese? chiese James indicando
il paziente.
No rispose Leila. O, almeno, non ha voluto ammetterlo.
D'accordo disse James. Devo interrogarlo. Ma
penso di aver bisogno del suo aiuto, se non le dispiace.
Leila si strinse nelle spalle. E il mio lavoro rispose,
odiando quelle parole. Era sicura per che James
non le avrebbe fraintese. Anche per lui quello era
lavoro. Il capitano prese due sedie pieghevoli appoggiate
al muro e le sistem accanto al letto. Quindi si
volt verso il combattente. Leila si schiar la voce. Non
c'era spazio per la lealt tra iracheni in quel contesto:
lei aveva un compito da svolgere e lo avrebbe svolto
con professionalit. Come ti chiami? Ma ismuka?
L'uomo tacque.
Si chiama Hazim sugger Leila, sbirciando sulla
scheda. Non ha fornito nessun cognome.
Hazim disse il capitano. Io sono James.
Leila tradusse, scandendo bene le parole, e Hazim
gir la testa dall'altra parte.
Ti abbiamo curato e medicato le ferite inizi James.
Vogliamo che tu guarisca e possa andartene in pace.
 una questione di ospitalit.
Hazim borbott qualcosa in risposta.
Ringrazia per le cure, ma dice che non ha fatto
niente per essere trattenuto qui riport Leila.
Sta con i guerriglieri? E cos che si  procurato la
ferita alla gamba? chiese James.
Leila scosse il capo. Dice che gli hanno sparato
senza motivo da un carro armato. A Leila sfugg un
sospiro.  impossibile sapere la verit.
Continuarono cos per una ventina di minuti. James
domandava ad Hazim dei suoi compagni, della sua famiglia,
delle sue attivit a Mosul. Leila traduceva e riceveva
risposte vaghe e contraddittorie. Dovevano ripetersi
di continuo, sperando di strappargli la verit.
Leila non capiva se Hazim fosse colpevole o semplicemente
sfuggente.
Al termine dell'interrogatorio l'unica informazione
concreta era che Hazim era originario di Tikrit e si trovava
a Mosul da cinque mesi, in visita a un cugino.
C' sempre un cugino di mezzo disse James, sfregandosi
gli occhi.
 cos, nel nostro paese gli spieg Leila. Io ne ho
pi di ottocento.
Ottocento?!
Perlopi da parte di mio padre disse Leila. Lui
 arabo. La famiglia di mia madre  meno numerosa.
Loro sono curdi. Ne avr solo trecento, dalla sua
parte.
James scosse la testa incredulo. Ma sono tutti primi
cugini?
Leila scoppi a ridere. No rispose lei. Cugini e
basta.
Sua madre  curda, dunque? chiese James.
S,  di Dohuk rispose Leila. Gran parte della
sua famiglia vive ancora l.
Capisco disse James, lanciandole un'occhiata che
Leila intercett. Credo che non abbia intenzione di
dirci altro concluse poi, riferendosi al terrorista ferito.
Per un attimo rimasero in silenzio, quindi il capitano le
rivolse di nuovo la parola. Allora lei traduce tutta la
terminologia medica?
S rispose Leila. Faccio da interprete e da assistente
in chirurgia. Mi sono laureata in scienze biomediche.
Caspita! comment James impressionato. Dove
ha studiato?
All'universit del Cairo gli raccont Leila. Ho finito
l'anno scorso. Ma a causa della guerra, e di mio
padre, non posso tornarci per specializzarmi e diventare
medico. Le sfugg un sospiro. Non voleva essere
compatita, ma di fatto era in una situazione piuttosto
sfortunata.
A causa di suo padre? chiese James.
Rammaricandosi di non poter rispondere a quella
domanda, Leila lo guard brevemente, poi distolse gli
occhi. Nulla di importante mormor. Se abbiamo
finito, io dovrei andare. L'autobus che mi riporta in
citt parte alle sei in punto.
James riusc appena ad aggiungere che era stato un
piacere conoscerla, e Leila aveva gi infilato la porta.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Il giorno prima lo aveva conosciuto. Aveva scoperto il
nome dell'uomo con gli occhi azzurri che l'aveva tanto
colpita: James Cartwright, capitano dell'esercito statunitense.
Come tutti gli iracheni, Leila conosceva solo
approssimativamente i gradi della gerarchia militare
americana. Quel mattino, sperava di rivederlo. Se tra
le sue mansioni c'era quella di interrogare i ribelli, probabilmente
lui sarebbe tornato altre volte in ospedale.
Leila si chiese a quale unit appartenesse. Aveva sentito
dire che le forze speciali presso la base di Camp
Diamondback facevano parte di una squadra chiamata
logistica, ma nessuno sapeva bene di cosa si trattasse.
Bench non ne fosse certa, Leila supponeva che quel
termine generico comprendesse un po' di tutto: combattere,
provare nuove armi, interrogare i prigionieri,
organizzare operazioni di spionaggio, mescolarsi ai civili...
Non per niente le chiamavano forze speciali.
La routine da sbrigare non le lasci altro tempo per
riflettere. C'erano da ordinare nuovi farmaci. Dato che
poteva sfruttare la connessione internet della base,
Leila controll la sua posta elettronica. Aiut Ann
Pavlopolous, una delle infermiere, a rifare la medicazione
alla gamba del detenuto Hazim. A parte le brevi raffiche
della mattinata, i mortai dei guerriglieri quel giorno
erano piuttosto tranquilli. Si alz una folata di vento che
fece tremare le finestre dell'edificio. Leila fu contenta di
trovarsi dentro, al riparo, anzich fuori nella polvere.
Alle due and a pranzo con il dottor Whitaker. Mangiarono
nell'accogliente sala pausa dove c'erano un tavolino
pieghevole con tre sedie, un lavello, un piccolo
frigorifero, il bollitore elettrico per t e caff e alcune
tazze in alluminio, dotazione dell'esercito. Leila portava
sempre il pranzo da casa; quel giorno aveva con s
pane farcito di insalata e salsa allo yogurt.
Il dottor Adam Whitaker, alto e robusto, stava tutto
ingobbito sulla vecchia seggiola cigolante. Aveva i baffi
grigi e i capelli folti e amava mostrare le foto del suo
primo nipote, un bimbo di nome Aaron. Quando Leila
era arrivata all'ospedale americano, la prima cosa che
il dottor Whitaker le aveva mostrato era stata proprio
una fotografia stropicciata del piccolo.
Il dottore le era simpatico. Era un brav'uomo e
un ottimo medico, gentile e molto preparato nel suo
campo. A Leila ricordava i medici di cui si legge nei
romanzi, quelli pronti ad accorrere al capezzale di un
bambino con la febbre alta nel cuore della notte con
la loro valigetta di pelle piena di medicine. Accanto a
lui Leila si sentiva a proprio agio. Mangiarono in un silenzio
cordiale mentre dal corridoio arrivavano le note
jazz del CD preferito del dottor Peabody.
 un musicista mancato disse il dottor Whitaker,
indicando con un cenno della testa l'ufficio del collega.
Il jazz gli piace proprio osserv Leila. A me, poi,
rimane nella testa per tutto il giorno.
Scambio culturale comment il dottor Whitaker.
A dire il vero preferisco l'hip-hop americano.
Anche i miei figli sorrise il medico.
Leila mise in bocca l'ultimo boccone del suo panino
e si pul le labbra con un tovagliolino, che poi gett nel
cestino di plastica arancione. Alz gli occhi e vide sulla
porta l'infermiera Pavlopolous.
Adam, disse la donna  arrivato un ferito grave, c'
bisogno urgente di te. Vieni anche tu, Leila. Quindi si
gir e si incammin lungo il corridoio a passo sostenuto.
Andiamo la esort il dottor Whitaker.
Leila si lav le mani con cura e prese penna e blocco.
Doveva fare un resoconto scritto delle sue traduzioni,
da allegare alle cartelle mediche. Si affrett a seguire il
dottor Whitaker nel corridoio dove cerano un gruppetto
di soldati in divisa e alcuni uomini in borghese
che parlavano con voci concitate.
Dottor Whitaker! lo chiam uno di loro. Leila
vide che portava i gradi di tenente. Quest'uomo se
preso una bella scossa. I soldati si fecero da parte per
lasciar passare il medico e Leila. Quando furono nel
reparto, Leila spalanc gli occhi allibita.
Un uomo nudo era disteso su una barella. La pelle
scura virava al giallastro e sembrava formaggio rappreso.
Aveva gli occhi rovesciati all'indietro, la lingua
che penzolava fuori flaccida e tumefatta e alcuni elettrodi
infilati sotto le unghie delle dita. Le cosce e le
spalle erano livide di ematomi e una ferita quasi rimarginata
sull'addome faceva pensare al colpo di striscio
di un proiettile. Non c'era bisogno che le dicessero che
quell'uomo era stato torturato.
Spostatevi! ordin il dottor Whitaker ai tre uomini
in piedi accanto alla barella. Due indossavano
abiti civili, l'altro era in divisa.
Leila lanci loro una rapida occhiata, incontrando
lo sguardo del capitano Cartwright. Sent un nodo in
gola e una morsa gelida allo stomaco. Era coinvolto anche
lui in quella faccenda? Dall'evidente costernazione
che esprimevano i suoi occhi azzurri, dedusse che non
era estraneo ai fatti.
Gli chieda come si chiama ordin secco il dottor
Whitaker con il tono delle emergenze.
Ma ismuka? domand Leila con voce pacata, ma decisa.
L'uomo mosse le labbra senza produrre alcun suono.
 il numero 1.256. Schedato come combattente
nemico disse uno degli uomini in borghese con i capelli
castani e il volto scialbo. Le sue dita magre sembravano
le zampe di un ragno.
Il dottor Whitaker controll il battito sul collo dell'iracheno.
Debole rilev. Ann! Una flebo, in fretta!
La mole massiccia della Pavlopolous sbuc alle
spalle di Leila, trascinando un'asta con una sacca appesa.
Leila, fai un elettrocardiogramma.
Leila colleg l'elettrocardiografo all'indice destro
del paziente, facendo una smorfia alla vista dell'elettrodo
appuntito sotto l'unghia. Il dito sanguinava.
Attenti a quello che racconta disse uno dei tre
spettatori. Questi Al Bab mentono sempre, sono degli
astutissimi bastardi. Mai fidarsi degli arabi. Leila
alz gli occhi, trattenendo un moto d'ira. Era ancora
una volta il tizio con i capelli castani, e parlava come se
l'uomo agonizzante accanto a lui fosse gi morto.
Chi  lei? gli chiese Leila senza riuscire a trattenersi.
Mi chiami Travis rispose l'uomo. Travis Pratt. E
lei ... ? inarc le sopracciglia.
Mi chiami signorina al-Ghani fece lei. Leila sbirci
di nuovo James, e not che guardava Travis in tralice.
Tra loro non sembrava correre buon sangue. Senta,
Travis gli disse Leila quest'uomo non  certo in grado
di parlare in questo momento.  stato torturato.
Sopra la barella cal il silenzio. Il dottor Whitaker si
blocc e alla Pavlopolous sfugg uno sbuffo.  ferito.
Punto disse il dottor Whitaker.
E gli elettrodi sotto le unghie? chiese Leila, incredula.
Lascia perdere le sussurr la Pavlopolous in un
orecchio.
Leila tacque. Pratt la stava fissando e lei ne era consapevole.
Cominci a trafficare con l'elettrocardiografo
finch il suo bip rassicurante non si liber nell'aria. Il
battito dell'uomo era debole, ma c'era. Al contrario,
quello di Leila le rimbombava nelle orecchie. Dunque
i soldati americani erano coinvolti in orrori del genere.
La simpatia che provava per James Cartwright cominci
a tramutarsi in freddo disprezzo. La vista di quel
detenuto era un insulto per chiunque avesse sentimenti
umani: nemmeno il peggior mujaheddin meritava
un trattamento del genere.
A giudicare dalle ustioni e dalle piaghe, al prigioniero
erano state inflitte forti scosse elettriche. La pelle
era arrossata in prossimit dei fasci di nervi sul collo e
vicino alla bocca; Leila pens che la corrente elettrica
doveva essere salita lungo le braccia attraverso i nervi,
che opponevano minore resistenza. Se era arrivata al
cervello con un voltaggio abbastanza alto...
 tutto gonfio osserv il dottor Whitaker. Potrebbe
essere subentrato un problema di circolazione o
una necrosi. Devo dare un'occhiata, magari eseguire una
fasciotomia. Ann, il bisturi, per favore. Serve una soluzione
di bicarbonato, due millilitri equivalenti. Leila, prepara
la flebo da attaccare appena si sar stabilizzato, dobbiamo
somministrargli liquidi...
Lei deve rimanere qui nel caso questo hajji dica
qualcosa obiett Pratt. Vi ricordo che  detenuto
per motivi di sicurezza. Era affidato in custodia alla
polizia irachena.
Cazzo sbott il dottor Whitaker. Volete che lo
curi o no?
Pratt aggrott la fronte, ma non aggiunse altro.
Il dottor Whitaker sospir. Dovreste gentilmente
aspettare fuori disse rivolgendosi a tutti e tre i presenti.
Se dovesse dire qualcosa, ne sarete informati.
Pratt fece per protestare di nuovo, ma il capitano
Cartwright lo precedette. Andiamo li spron. Lasciamoli
lavorare in pace.
Passarono le ore. Pur sentendosi paralizzata, Leila
cerc di farsi forza e di concentrarsi sulle cose da fare:
prendere la pinza, sollevare la testa del paziente, tamponare
con un panno le sue dita sanguinanti, inserire il
tubo tracheale per la respirazione. L'iracheno ferito era
un oggetto inanimato da riparare, senza pi sembianze
umane. In un attimo di sconcertante intuizione, Leila
si domand se i suoi aguzzini lo avessero considerato
proprio cos: non umano.
Anche Whitaker e la Pavlopolous non proferivano
parola, a parte i commenti e le istruzioni concise con
cui scandivano le procedure mediche. A un certo
punto le condizioni dell'uomo si stabilizzarono. Respirava
a fatica e il suo battito cardiaco era debole, ma costante.
Non aveva ancora ripreso conoscenza.
Leila si scost dal letto per prendere il suo blocco
ancora intonso. Che cosa avrebbe potuto scrivere nel
suo resoconto? A quanto pareva, c'era un protocollo
da seguire a proposito di cosa riferire nei casi di tortura,
ma Leila non conosceva espressioni attenuate per
descrivere fatti del genere.
And a lavarsi e torn nella sala del personale.
Quando entr il dottor Whitaker, era seduta al tavolino
con la penna sospesa a mezz'aria sopra la pagina
bianca. Signorina al-Ghani la chiam.
Se le si rivolgeva in quel modo formale, doveva trattarsi
di qualcosa di serio. Leila guard il medico e attese
il resto.
Sa gi che cosa devo dirle, vero? cominci lui. Non
deve parlare con nessuno di quello che vede qui dentro.
Leila annu. Lo so disse. Manterr il silenzio.
Appena arrivata all'ospedale, aveva dovuto firmare
un modulo con le clausole di riservatezza e comunque,
visto che la sua famiglia non era al corrente del
suo lavoro, non c'era nessuno con cui potesse parlarne.
E poi, a che cosa sarebbe servito? Notizie del genere
avrebbero soltanto esacerbato la rabbia dei mujaheddin
e messo in pericolo lei, in quanto testimone.
 stata in gamba oggi prosegu il dottor Whitaker.
Ha il piglio giusto per fare il medico.
Grazie disse Leila con un sorriso che si smorz al
pensiero del prigioniero iracheno, pi o meno suo coetaneo,
torturato dalla polizia del suo paese. Lui non
avrebbe mai avuto l'opportunit di diventare medico,
o di ricevere un complimento dagli americani.
Il dottor Whitaker scosse il capo. Bene, allora. Vedo
che sono le sei passate. Credo che lei debba andare.
Leila si riscosse e guard fuori dalla finestra. Era
vero. Il sole stava tramontando velocemente e contro
il cielo che si scuriva da est brillavano gi le prime luci
accese. Le lancette del suo orologio segnavano le sei e
un quarto. Grazie, dottor Whitaker disse di nuovo,
prima di correre fuori dalla stanza.
Leila fu assalita da un'ondata di panico mentre si lavava
energicamente le mani e si toglieva il camice: essendo
le sei passate, aveva perso il minibus per tornare
in citt. Forse quel giorno avrebbero fatto un'eccezione...
magari erano rimasti ad aspettarla... ma sapeva
che non era possibile. I militari avevano un ruolino
di marcia preciso e gli iracheni erano stati avvertiti: se
avessero perso l'autobus, avrebbero dovuto arrangiarsi.
Leila chiuse rapidamente l'armadietto e controll di
nuovo l'orologio. Le sei e ventidue. Maledizione. 
Di colpo avvert tutta la tensione di quella giornata
difficile e le venne una gran voglia di piangere. Non sapeva
cosa fare. Non poteva assolutamente tornare a casa
a piedi. Ci avrebbe messo almeno un'ora e la strada
dell'aeroporto era la pi pericolosa di tutta Mosul:
pensare di percorrerla era pura follia. Leila immaginava
benissimo ci che sarebbe potuto succedere a una
donna sola che rincasava a piedi dalla base americana,
al buio. Dopo quello che le avrebbero fatto i mujaheddin
al confronto il prigioniero torturato sarebbe parso
la quintessenza della salute e del benessere.
Quando usc dall'ospedale, l'aria fredda la colp
come uno schiaffo e un altro attacco di panico la assal
al pensiero di suo padre. Ammesso che fosse riuscita
a tornare a casa sana e salva, Tamir al-Ghani l'avrebbe
attesa al varco per via del grave ritardo. Leila cerc di
inventare una scusa plausibile. Poteva raccontargli che
alla farmacia erano stati sommersi di lavoro... L fuori
dall'ospedale, sola sotto un riflettore che emanava una
luce blu argento, Leila cerc di pensare, le braccia
strette intorno al corpo, a mo' di scudo contro il freddo.
Ehi, scusi. Una voce maschile interruppe le sue
riflessioni.
Leila si volt e, nella luce cruda, vide James Cartwright.
Il capitano sembrava preoccupato.
S? disse Leila, disprezzandosi per aver pensato
che quell'uomo era bello, quando era peggio di un terrorista.
Leila... cio, signorina al-Ghani, volevo dirle una cosa.
Leila attese che continuasse.
James le si avvicin. Ci tengo a farle sapere che non
centro in quello che ha visto l dentro. Indic le porte
dell'ospedale. Poi, come se le avesse letto nel pensiero, aggiunse:
Noi non torturiamo nessuno. Non  come crede.
Leila lo fiss senza sapere cosa replicare. Sembrava
sincero, ma lei si chiese se avesse parlato per egoistico
interesse pi che per farle sapere la verit. Si guard
intorno: erano soli. E allora chi  stato? chiese.
Le va di fare due passi? le propose James. Cio,
senza allontanarci troppo, qui davanti all'ospedale.
Ormai lei aveva perso il minibus, quindi perch no?
Certo, era piuttosto sconveniente. Se un iracheno le
avesse proposto di fare due passi, Leila avrebbe dedotto
che voleva prendersi delle libert. Gli americani,
per, erano scoperti, come i bambini. Se James aveva
detto due passi, probabilmente intendeva proprio
quello. Va bene rispose. Ma restiamo qui vicino.
Con James che si teneva a rispettosa distanza, uscirono
dal cono di luce abbagliante del riflettore e s'incamminarono
tra le ombre del crepuscolo. Nel campo
d'aviazione, all'estremit pi lontana, un enorme cargo
- un C-5 Galaxy - sostava sull'asfalto ruvido con le
luci lampeggianti, zavorrato come un grosso uccello
che abbia ingoiato troppi pesci. I motori dell'aereo
ronzavano sommessamente, quasi confortanti, facendo
vibrare la terra sotto i piedi di Leila. La base degli
americani sembrava obbedire a ritmi pacati, a una funzionalit
senza fronzoli che risultava per certi versi
consolatoria, soprattutto dopo una giornata infernale
come quella. Leila osserv il Galaxy rullare lentamente
preparandosi al decollo nel cielo al tramonto.
Il volto pallido di James, che le stava accanto, risaltava
contro i suoi capelli scuri e la sua mimetica si
confondeva con le ombre sullo sfondo, cosicch la sua
bella testa sembrava quasi sospesa nell'aria.
Sono arrivato quando ormai avevano finito raccont.
Non deve pensare che facciamo cose del genere,
insomma, che torturiamo la gente. Non siamo
stati noi. Quell'uomo era gi privo di sensi quando i poliziotti
iracheni ce l'hanno consegnato e oltretutto era
affidato ai contractors, non a noi.
Sono stati i contractors, allora? chiese Leila.
Diciamo che non si sono opposti spieg lui con un
sospiro. Non hanno leggi da rispettare, loro, e visto che
sono ingaggiati da societ private non sono soggetti alla
corte marziale. James si volt dall'altra parte, come se si
fosse liberato la coscienza e potesse cambiare argomento.
Le credo disse Leila.
James tacque.
Le dispiace se fumo? le chiese infine. Brutto vizio,
lo so.
Faccia pure rispose Leila. Un uomo che le chiedeva
il permesso di fumare? Era abituata a uomini che
facevano i loro comodi.
Con uno scatto dell'accendino metallico James accese
una sigaretta e aspir una lunga, lenta boccata. La
brace brill nel buio violaceo. Il minibus per voi civili
 gi partito? s'inform.
S rispose Leila.
Come far a tornare a casa?
Non lo so disse lei cercando di non sembrare una
bambina smarrita.
Mmm bofonchi James.
Poi si cre un momento di imbarazzo, mentre Leila
cercava di inventarsi qualcosa da dire.
Fu James a rompere il silenzio. C' qualcuno che
l'aspetta a casa?
S rispose Leila. I miei genitori e mia sorella.
Potrebbe chiamarli, allora, e spiegargli che  bloccata
qui alla base sugger lui.
No! esclam Leila. No. Non posso. Insomma,
loro non sanno che lavoro qui aggiunse trafelata.
Come?
Leila scroll le spalle nel buio sempre pi fitto.
Credono che abbia ancora il mio impiego alla farmacia
dell'ospedale Al-Razi gli spieg. Mio padre non
mi permetterebbe mai di lavorare per voi. Mi caccerebbe
di casa, o mi ci rinchiuderebbe.
Perch?
Lui ... Leila si ferm. Stava per dire un mujaheddin.
 molto tradizionalista. Non voleva nemmeno
che facessi pratica per diventare medico. Considererebbe
questo lavoro assolutamente disdicevole.
Ah comment James. Ma l'ha accettato lo stesso.
Era un'opportunit imperdibile disse Leila. Devo
fare esperienza e qui i chirurghi sono bravissimi.
Una scelta molto coraggiosa fece James espirando
il fumo e gettando via la sigaretta.
Leila si sent avvampare e fu lieta che fosse buio.
Grazie gli disse. Ma penso che, probabilmente, adesso
la cosa finir. Mio padre sospetter qualcosa, visto
quanto sono in ritardo.
Vi fu un'altra pausa, poi James parl di nuovo. Preferisce
che la chiami signorina al-Ghani o Leila?
Leila va bene. Se vuole, possiamo darci del tu os
lei, intimorita dalla sua stessa audacia.
Volentieri, Leila. So che uscir una pattuglia pi o
meno tra un quarto d'ora. Potrebbero accompagnarti
loro a casa.
Oh! esclam Leila. Non saprei, io... tentenn
per un attimo. Se qualcuno l'avesse vista scendere da un
veicolo dell'esercito americano, si sarebbe scatenato un
pandemonio. Potrebbero farmi scendere in un punto
non troppo trafficato? Vicino a casa, ma senza dare
troppo nell'occhio?
Ma certo ! disse James convinto. Posso venire anch'io
a controllare che tutto fili liscio. Non mi piace l'idea che
debba avventurarti a piedi sulla strada dell'aeroporto.
Sarebbe fantastico approv Leila. Si sentiva meglio
all'idea che James si sarebbe unito alla pattuglia.
Quello era l'unico modo per tornare a casa, quindi doveva
accontentarsi e pregare che nessuno la vedesse a
bordo di un Humvee.
Andiamo, ti accompagno propose James. Hai
tutte le tue cose con te?
S rispose Leila, controllando la borsetta, il velo e
le cartellette con i documenti che intendeva leggere a
casa nel weekend.
Per di qua la guid James, incamminandosi. Fianco
a fianco, oltrepassarono alcuni edifici della caserma, ciascuno
con le bandiere dell'unit di appartenenza in bella
vista. Quella americana era ovunque, ben illuminata dai
riflettori accanto agli stemmi e agli slogan delle singole
unit. Entrarono in una sorta di hangar dove uno dietro
l'altro erano parcheggiati tre grossi Humvee intorno ai
quali, in un fermento di urla rauche e rumori metallici, la
pattuglia di ricognizione si preparava a partire.
Leila era intimorita. Aveva di fronte soldati veri, impettiti
nelle uniformi da combattimento, armati fino ai
denti. Molti la fissavano e lei - una donna con l'hijab -
si sent particolarmente esposta. Era a disagio vicino a
quelle macchine da guerra e prov l'impulso di fuggire
nella direzione opposta, via da quell'hangar, per rifugiarsi al sicuro nella familiarit delle corsie dell'ospedale
con i suoi colleghi. Era circondata da estranei - da
nemici, secondo suo padre - e dovette farsi forza per
non lasciarsi sopraffare dal panico.
Tutto bene? le chiese James. Non farti intimidire
dai ragazzi. Ti garantisco che sono innocui.
Nonostante la situazione, Leila si lasci strappare
un sorriso.  tutto a posto lo rassicur.
Capitano Hooker! chiam James in direzione del
gruppo di militari. Ne emerse un uomo imponente in
divisa da combattimento.
Capitano Cartwright gli rispose Hooker con un
gran sorriso. Aveva enormi denti bianchi e una bocca
larghissima.
Stasera devo affidare ai tuoi uomini una missione
speciale disse James. La signorina si chiama Leila
al-Ghani ed  una delle nostre interpreti. Ha bisogno
di uno strappo per tornare a casa.
Pi che volentieri rispose Hooker, girandosi verso
Leila. Lieto di conoscerla, signorina la salut.
Se non ci sono problemi, mi unisco alla pattuglia
propose James.
D'accordo, amico disse Hooker.
Grazie, Hook lo ringrazi James con un sorriso.
Quindi sussurr a Leila: Ci dirai tu qual  il posto migliore
per farti scendere.
Abito nel quartiere al-Wahdah gli spieg Leila,
specificando l'indirizzo di casa.
S, so dov' disse James. Una bella strada. Asfaltata.
Gi. Leila sorrise. Le piaceva l'idea di non essere
la sola ad apprezzarla.
Si parte tra poco annunci James. Cerchiamo un
posto dove non dare fastidio. Per guidarla, James le
premette delicatamente il gomito, lasciandola per un attimo
senza fiato. In Iraq era inaudito che un uomo toccasse in
pubblico una donna. Certo, Leila doveva adeguarsi, se
voleva andare a studiare in Occidente. Era riuscita ad abituarsi
alle strette di mano che ora non le facevano pi nessun
effetto, ma l, in mezzo ai soldati, era consapevole della
sua femminilit e della sua condizione di donna islamica.
Era come se in lei si risvegliasse l'odiata modestia che le
era stata inculcata e contro la quale normalmente tendeva
a ribellarsi. Le sembrava di sentire la voce di sua madre
che la esortava a comportarsi in modo appropriato.
Lasci che James la conducesse verso uno dei veicoli
squadrati color sabbia. I guidatori erano gi al loro posto
con il motore in folle; i fucilieri sedevano negli alloggiamenti
delle torrette blindate in cima ai veicoli, senza
impugnare le mitragliatrici ma con gli occhi vigili. Uno
di loro incroci lo sguardo di Leila e le strizz l'occhio.
James apr il pesante sportello corazzato e porse la
mano a Leila. Ecco la fece accomodare. Puoi stare
vicino al finestrino.
Leila pos il suo palmo minuto in quello assai pi
grande del capitano. Sent la lieve pressione dell'altra
mano di James sulla schiena mentre saliva sull'impressionante
veicolo. Mentre si accomodava sul sedile di
tela, si sarebbe aspettata che James le lasciasse la mano,
ma lui non lo fece e rimase in piedi accanto allo sportello,
guardandola con la coda dell'occhio e una premura
che suggeriva qualcosa pi di un interessamento
professionale. Leila si sentiva protetta e al sicuro, oltre
che un po' emozionata. Pochi attimi dopo, il guidatore
dell'Humvee fece capolino dal sedile davanti.
L'ha controllata lei, capitano? chiese il soldato.
Certo lo tranquillizz James, sorridendo tra s.
 pulita.
Leila intu che volevano essere sicuri di non aver fatto
salire a bordo un'attentatrice suicida. In fondo, avrebbero
potuto esserci cariche di esplosivo nascoste sotto la sua veste.
Cercando di sistemare i piedi nello spazio ridotto che
aveva a disposizione, si sciolse dalla stretta del capitano
e intrecci le mani in grembo, sentendosi assolutamente
fuori posto. Ud l'altro capitano, Hooker, spiegare al resto
del gruppo che le avrebbero dato un passaggio. James,
che non era ancora salito sull'Humvee, sembrava aspettare
che gli altri soldati prendessero posto.
Sergente, puoi chiudere con la sicura lo sportello
dalla parte della signorina? url James al mitragliere
di sopra.
Sissignore rispose quello, calandosi dal suo alloggiamento
e allungandosi verso la porta vicino a Leila
per abbassarne in avanti la maniglia di acciaio. Poi
per aprire deve fare cos le disse il soldato mostrandole
il movimento. Parla inglese, vero?
S, ho capito rispose Leila.
Stia alla larga dalle granate le raccomand lui
scherzando. Sull'etichetta di stoffa cucita sull'uniforme
c'era scritto HARTMAN.
Far del mio meglio ribatt Leila, sforzandosi di
sorridere. In ogni caso, grazie.
Prego! replic Hartman.
Dopo che tutti i soldati ebbero preso posto nei rispettivi
veicoli, James sal a bordo e si sedette sul sedile
posteriore accanto a Leila. Una serie di apparecchi radio
li separava dal guidatore e dall'uomo con il fucile,
che stavano davanti. James si infil una cuffia munita
di microfono e disse: Si parte.
Leila avvert uno scarto improvviso e il veicolo si mise
in marcia verso Mosul. La citt sfavillava di luci sotto un
cielo sempre pi scuro, simile a un enorme livido.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Prima di quella sera Leila non aveva mai pensato alla
tensione e al pericolo che gli americani sopportavano
durante i loro pattugliamenti a Mosul. Il coprifuoco
cominciava solo alle nove, perci a quell'ora le strade
brulicavano ancora di civili indaffarati nelle ultime faccende
della giornata. La ricognizione cominci in modo
innocente: mentre era fermo a un incrocio con i motori
al minimo, il convoglio fu circondato da bambini che
erano accorsi dapprima a gruppetti di due o tre, poi a
sciami. Con i sorrisi eccitati scintillanti nel crepuscolo,
allungavano le braccia e farfugliavano in un misto di
arabo e inglese.
Sul sedile accanto a Leila, James sorrise mentre parlava
nel microfono collegato alle cuffie. Qui Mike Sei.
Se avete ancora munizioni per bambini, procedete a rilasciarle
immediatamente. Una risposta gracchi nel
microfono e, sopra la testa di Leila, Hartman si protese
per recuperare una sacca appesa nello scompartimento
posteriore dell'Humvee. Ne estrasse un pallone e tre orsacchiotti
di pezza e, emergendo dalla torretta, li lanci
ai bambini che avevano cominciato a saltare e battere le
mani trepidanti. Leila vide che la stessa scena si ripeteva
negli altri due veicoli e sorrise a propria volta quando
un orsacchiotto vol gi atterrando tra le braccia di una
bambina con le trecce raggiante di felicit. Se solo suo
padre avesse potuto assistere a quello spettacolo!
Ho detto loro di farti scendere dopo il primo tratto
della ricognizione le sussurr James all'orecchio.
Leila fece segno di s con la testa.
Intanto, goditi un raro privilegio le disse. Uno
dei nostri Humvee superlusso ti sta accompagnando a
casa, anzich portartene via.
Leila sorrise mostrando di apprezzare la battuta. Lo
stereo era acceso: si ascoltava heavy metal, l dentro. Leila
avrebbe preferito qualcosa di diverso, ma dubitava che i
suoi gusti potessero essere presi in considerazione.
Ragazzi, non potete cambiare musica? chiese James al guidatore.
Che cosa desidera il capitano? ribatt quello.
Qualsiasi cosa, basta che togliate questa roba.
Ho gli Apocalyptica propose il soldato sul sedile accanto.
Ottimo disse James.
Musica dark, gothic metal. A Leila non dispiaceva.
Le sembrava che fosse il sottofondo adatto per i cupi
pensieri da cui si sentiva invasa. In generale, era un
tipo di musica che si intonava con l'attuale atmosfera
del Medio Oriente, gravida di brutti presagi.
Ascolti mai musica americana? le chiese James.
S rispose Leila. Mi piace l'hip-hop.
Uh, anche a me disse lui. Sembrava continuamente stupirsi di lei.
Ho tutti gli album di Tupac Shakur confess Leila e
vide James sorridere nell'oscurit striata di riflessi verdastri.
Tupac era un grande comment lui. Davvero
ascolti roba cos? Wow. In casa li farai impazzire tutti,
se la ascolti a tutto volume.
In realt, nessuno conosce i miei gusti musicali gli spieg Leila.
James rimase un attimo in silenzio. Il suono vibrante
dei violoncelli proveniente dallo stereo riemp lo spazio
tra loro. Allora, Leila, sei una piccola ribelle, eh?
le chiese con una certa ammirazione.
Non di proposito disse lei. Capita e basta.
Lui le sorrise di nuovo. Ti troveresti bene in America.
Leila lo guard nella penombra dell'abitacolo. In America? Davvero?
Certo ribad lui. Ci stanno simpatiche le persone
che non rientrano negli schemi.
Leila si appoggi allo schienale del sedile. Dunque
James Cartwright la trovava simpatica. Gli americani,
di norma, erano molto amichevoli, ma lui in particolare
sapeva sempre trovare le parole giuste con lei.
Come durante il loro primo incontro in casa dei Rasul,
si sentiva sicura in sua presenza.
Mentre il convoglio avanzava nelle strade pi malfamate,
il senso di ostilit nei confronti degli americani
divenne palpabile: trasudava dalle finestre buie delle
case, dagli sguardi pieni d'odio dei pedoni. L'equipaggio
dell'Humvee si fece silenzioso e vigile. Il guidatore
si destreggiava nel traffico, rallentando e accelerando a
scatti. Qualcuno spense la musica.
Leila, in questo momento sei una di noi disse James.
Per i muj - i mujaheddin - non fa differenza chi
c' a bordo. Potendo, ci ammazzerebbero tutti, quindi
tieni gli occhi aperti.
In che senso? chiese lei confusa.
James le sorrise con dolcezza. Be', se vedi qualcosa
di sospetto o insolito, fuori, avvertici subito.
Oh, s, certo! esclam Leila. Nel frattempo, per,
si sistem il velo sulla testa in modo da lasciare solo
una fessura per gli occhi, e abbass la testa. Anche se
i vetri dei finestrini erano oscurati, qualcuno avrebbe
potuto riconoscerla.
Mentre la colonna di veicoli superava l'ennesimo incrocio,
dirigendosi a est verso il Tigri, James parl di
nuovo nel microfono. Bravo Due Quattro, qui Mike
Sei. Via radio arriv una risposta dal suono metallico.
Mike Sei all'altezza di Toyota, superiamo Chevy, a
sud, passo e chiudo.
Leila non riusciva a raccapezzarsi tra quei nomi in
codice, ma prestando ascolto ai messaggi dedusse che
gli americani avevano ribattezzato le vie principali di
Mosul con il nome di automobili. Il resto rimaneva un
mistero, comunque. Lei se ne stava seduta in silenzio e
scrutava fuori, con la guancia a pochi centimetri dal vetro
spesso del finestrino. Mentre superavano varie traverse
in rapida successione, Leila vide James guardare
ogni volta a destra e a sinistra. Con i lineamenti tesi e
lo sguardo indurito, sembrava concentrato su qualcosa
di preciso. Quando il convoglio si ferm a un grande
incrocio, l'attenzione di James cadde su qualcosa alla
loro sinistra.
Hartman, a sinistra, Passat bianca lanciata verso di
noi! Apri il fuoco!
Leila sbirci nella direzione indicata e vide una malridotta
berlina bianca procedere verso di loro a tutta
velocit dalla traversa laterale, sobbalzando a ogni
buca. Il pianale della vettura sfregava contro l'asfalto
producendo parecchie scintille. Nel bagliore aranciato
diffuso dai lampioni stradali Leila intravide i passeggeri
dell'auto: una donna con il volto pallido, paralizzato
dal terrore, con un neonato stretto al seno. Al volante
sedeva un uomo con gli occhi spiritati, lo sguardo
fisso sul suo obiettivo. Leila si rese conto con crescente
orrore che il sergente Hartman stava puntando la pesante
mitragliatrice verso l'automobile.
Fece per protestare, per urlare che c'erano una
donna e un bambino l dentro, ma dalle labbra le usc
soltanto un gemito impotente. Il resto si svolse come al
rallentatore. Quando l'auto bianca fu a una distanza di
circa quaranta metri, Hartman apr il fuoco. La mitragliatrice
sput una raffica di proiettili ramati che colpirono
la griglia del radiatore della Passat raggiungendo
il motore. La gragnola dei colpi era talmente assordante
da impedire a Leila di sentire le sue stesse urla.
La raffica successiva, qualche istante dopo, infranse
il parabrezza e il guidatore sembr danzare sul sedile
mentre i proiettili gli perforavano testa e torace. La
terza e ultima raffica vir lateralmente centrando i due
passeggeri: la donna e il bambino.
Un bossolo d'ottone bollente fin in grembo a Leila,
scottandole la coscia destra attraverso il vestito. Sobbalzando
sul sedile, per un attimo pens di essere stata
colpita.
La Passat bianca devi di lato scavalcando uno spartitraffico
di cemento e schiantandosi contro un chiosco
di shawarma al lato della strada, nel fuggifuggi generale.
Cristo santo ! esclam il soldato alla guida dell'Hum-
vee, le nocche bianche aggrappate al volante.
Leila ud James mormorare qualcosa tra s. Quindi
lo vide afferrare il ricevitore. A tutte le unit, prepararsi
a scendere. Nervi saldi. Voglio che circondiate la
Passat ordin. Poi, voltandosi verso Leila, le intim:
Resta qui.
Impotente, Leila lo guard saltare gi dall'Humvee
e raggiungere gli altri militari, tra cui il capitano Hooker.
Il guidatore, sul sedile anteriore, tamburellava con le
dita sul volante. Passarono una ventina di minuti. James
e i suoi compagni ispezionarono la macchina distrutta.
James era indaffarato a dare ordini e a indicare
punti da controllare. Infine, Leila lo vide annuire
soddisfatto. Lei aveva un nodo in gola e si sentiva sul
punto di scoppiare a piangere. Ogni volta che chiudeva
gli occhi rivedeva madre e figlio saltare in aria tra
spruzzi di sangue.
Tornato a bordo, James ordin all'autista di ripartire.
Abbiamo chiamato una squadra che si occuper
dell'auto. Era carica di esplosivo.
Cristo santo! esclam di nuovo il guidatore.
Per un attimo Leila non riusc a dire nulla a James.
L'intesa che si era creata tra loro all'inizio della missione
era svanita. Quando riusc a riprendersi, gli disse
a bassa voce: C'erano una donna e un bambino su
quella macchina.
James la fiss per un gelido istante, con lo sguardo
impietoso. Lo so.
E allora perch? Perch hai voluto che sparassero?
Perch la macchina era zeppa di vecchie bombe
da obice e voleva farci saltare in aria. Non ho avuto
scelta.
Leila stava per replicare, ma l'autista la precedette
rivolgendosi al capitano: Signore... come diavolo ha
fatto a capirlo?.
Be' spieg James avevo intravisto l'auto gi da
un po', viaggiava in parallelo a noi. A ogni incrocio,
la ritrovavamo sulla sinistra... poteva essere una coincidenza,
ma quando ha svoltato verso di noi, ho visto
che era carica.
Carica?
Le sospensioni erano basse, quasi a terra. L'auto
trasportava roba pesante.
Cristo santo! esclam per la terza volta il guidatore.
L'Humvee ripart a tutta velocit, mentre Leila stentava
ancora a capacitarsi della scena a cui aveva appena
assistito. Ma disse senza rendersi conto di pensare
ad alta voce se non si fosse trattato di materiale esplosivo?
Se l'auto fosse stata carica di bagagli, di provviste,
di mattoni, o di qualcos'altro? Avreste ammazzato
degli innocenti.
S,  vero ammise James stringendosi nelle spalle.
Leila non aveva altro da aggiungere, e rimase in silenzio,
sotto shock, fino a quando arrivarono nel suo
quartiere. Il cuore le batteva forte, rimbombandole
nelle orecchie. Voleva soltanto rifugiarsi in casa, al sicuro,
lontano da quel blindato e dalla mitragliatrice che
le roteava sopra la testa. Le bruciavano ancora gli occhi
per i lampi che avevano squarciato il buio quando avevano
aperto il fuoco. Poi con un sussulto riconobbe il
negozio del droghiere all'angolo e il cartello con il nome
della sua via. Casa mia  tra poco disse a James.
Va bene se ti lasciamo all'incrocio? le chiese lui.
S rispose Leila.
Sergente, gira a sinistra e poi rallenta, procedendo
a passo d'uomo, ma senza fermarti ordin James. Si
volt verso Leila. Riesci a scendere senza che ci fermiamo
e a incamminarti nella direzione opposta?
S, credo di s disse Leila, immaginando i movimenti
che avrebbe dovuto compiere. S ripet, per
rinfrancare la sua stessa convinzione.
Bene disse James. Ora mi spinger verso di te
per aprire lo sportello. Prendimi l'altra mano, cos ti
aiuto a scendere.
Mentre Leila annuiva assente James era gi in azione.
Gli Humvee svoltarono nella strada, uno dopo l'altro, e
rallentarono fino a un'andatura costante. James si protese
verso Leila e tolse la sicura alla maniglia di metallo.
Con la mano libera afferr quella di Leila in una stretta
rassicurante. Leila sent l'aria della notte colpirle il viso
appena lo sportello metallico si apr.
Adesso! le sussurr James, e lei salt gi. Dapprima
traball, ma James la resse con la mano finch
non ritrov l'equilibrio. Poi l'Humvee prosegu. Leila
ritrov la sua andatura e raddrizz le spalle, senza voltarsi.
Sent gli Humvee accelerare e sparire nella notte.
Si guard intorno per controllare se qualcuno
l'avesse vista scendere. Non not altri pedoni e svolt
nella via di casa confidando di avercela fatta. Ma a
Mosul c'erano occhi sempre vigili e a volte anche gli
uccelli e gli insetti sembravano avere il dono della parola.
Guard il segnale verde e luminoso del suo orologio:
erano quasi le otto. Khara! imprec tra s. Acceler
il passo e, qualche centinaio di metri pi avanti,
varc il cancello di casa.
Indugi un istante, cercando di rimettersi in sesto.
Con le ginocchia molli per il sollievo di essere tornata
a casa sentiva che sarebbe potuta crollare sotto il portico.
Piegatasi per sfilare le scarpe, si accorse di avere
le mani tremanti. Non era la prima volta che vedeva la
morte, ma mai cos da vicino, in una forma cos reale,
quella di una donna inerme e del suo bambino, trascinati
nella follia da un uomo che avrebbe dovuto proteggerli.
Leila era rimasta sbalordita anche dalla potenza
distruttrice di un solo mezzo militare americano.
Non a caso, pens Leila, il regime di Saddam era caduto
cos in fretta. C'era da stupirsi che la guerriglia riuscisse
a opporre una qualche resistenza... Leila cerc
di immaginarsi che cosa sarebbe successo se l'esercito
americano avesse avuto completa libert di azione in
Iraq. Della guerriglia non ci sarebbe stata neanche
l'ombra, a giudicare da quanto aveva visto quella sera.
Dopo alcuni respiri profondi, Leila cerc di affrontare
il problema pi pressante in quel momento: spiegare
ai suoi familiari perch era cos in ritardo. Scacciando
per un momento le immagini della giornata - ci
penser dopo si disse -, ripet mentalmente la scusa
che aveva elaborato: l'arrivo alla farmacia dell'Al-Razi
di un ordine di antibiotici imprevisto, da evadere urgentemente.
Leila aveva cercato di fare pi in fretta
che aveva potuto, ma c'erano volute ore e lei e il dottor
Musrahi avevano finito solo alle sette e mezza...
La storia le sembrava plausibile, ma poi si ricord
della bicicletta. Era ancora all'ospedale, dove l'aveva
parcheggiata quella mattina. Chiss se l'avrebbe ritrovata
il luned successivo. Come poteva sostenere di essere
tornata a piedi dall'ospedale a quell'ora? L'ho
prestata a una collega disse tra s. Tutto qui. Leila
entr in casa senza fare rumore. Il corridoio era buio e vuoto.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Credeva di averla scampata, e invece sent qualcuno
tossicchiare sulla soglia del salotto.
Voltandosi, Leila vide la sagoma di suo padre appoggiata
contro il muro, il volto parzialmente oscurato
dalla penombra. Tamir allung una mano dietro di s
e premette l'interruttore, inondando la stanza di una luce violenta.
Baba! esclam Leila.
Entra e siediti, Leila. Dobbiamo parlare.
Leila annu. Non si annunciava nulla di buono, se
lo sentiva nelle ossa. Entrando nel salotto, le sembr
di avviarsi a un vero e proprio interrogatorio sotto i
riflettori. Si sedette sul divano, cercando di assumere
un'espressione innocente. Com' andata la tua giornata, pap? gli chiese.
Non  il momento di parlare della mia giornata
disse Tamir accomodandosi di fronte a lei. Sono le
otto e tu rientri adesso. Come mai tanto ritardo?
Mi dispiace molto, pap si scus Leila. All'ospedale
 arrivato un ordine di antibiotici quando era gi
tardi. Abbiamo cercato di fare il pi in fretta possibile,
ma non sono riuscita a uscire prima delle sette e mezza.
Dov' la tua bicicletta?
L'ho prestata a una collega rispose Leila con un
sospiro. Mi aveva promesso di restituirmela oggi, ma
non l'ha fatto. A questo punto la riporter domenica.
L'hai prestata, eh? ripet Tamir. Non sembrava
convinto, e Leila si arrovell per trovare qualcos'altro da aggiungere per distrarlo.
Mi dispiace, pap disse di nuovo. Ma per questa
settimana ho finito con il lavoro. Ricomincio luned!
Stavo pensando che domani potrei preparare i waraq
dawali che ti piacciono tanto. Leila gli rivolse un sorriso
carezzevole. Sperava di allettarlo con la promessa
di quel manicaretto: foglie di vite ripiene di carne di montone. ,
Leila disse Tamir tu mi preoccupi. Sei la pi piccola,
e non assomigli affatto a tua sorella. Sospir.
Fatima  una figlia premurosa. Il lavoro non la distoglie
mai dai suoi doveri domestici.
Ma, pap, Fatima lavora in un asilo ribatt Leila.
Non  la stessa cosa di un ospedale, tu lo sai bene.
L'ospedale  un posto difficile e non troppo flessibile.
Ma il lavoro mi piace e voglio renderti orgoglioso di me, pap.
Uh bofonchi Tamir corrugando la fronte in
un'espressione severa. Leila teneva lo sguardo basso,
fisso sui disegni del tappeto: ghirlande fiorite, vasi e insetti
ronzanti. La casa sembrava immersa nel silenzio e
Leila si chiese se sua madre e sua sorella fossero gi a
letto, o piuttosto dietro la porta a origliare quella conversazione.
Tamir si schiar la voce. Voglio che tu riduca l'orario
di lavoro cominci. Potrai andare all'ospedale di
mattina, ma ti voglio a casa entro le due del pomeriggio.
Leila rimase a bocca aperta. Cosa? Ma pap...
Non intendo discutere insist Tamir. La situazione
a Mosul  oltremodo instabile. Non posso pi
tollerare che una delle mie figlie lavori fuori tutto il giorno.
Leila chin il capo per non mostrare le lacrime che
le stavano spuntando negli occhi. Si sentiva cos frustrata
che rischiava di sbottare. Era tutto cos ingiusto!
Se fosse stata un uomo, quella conversazione non sarebbe
mai nemmeno cominciata. Padre, ti prego...
Non intendo aggiungere altro tagli corto Tamir.
Baba lo implor ancora Leila, lasciando che lui
vedesse le sue lacrime. Ti prego. L'orario di lavoro 
stabilito. Non posso ridurlo.
Allora devi licenziarti concluse Tamir.
Leila pens ai progressi che aveva fatto da quando
lavorava alla base americana, a tutto quello che aveva
imparato dai chirurghi, ai consigli e all'esperienza che
aveva immagazzinato. Pens al capitano James Cartwright,
ai suoi indimenticabili occhi azzurri, alle sue
mani forti. Pens al suo armadietto, con il suo nome
sopra, all'universit in un paese occidentale, a un laboratorio
bianco stipato di provette, a vertiginosi tacchi
a spillo, a se stessa seduta a un bar a sorseggiare caff
sfogliando una rivista medica.
Prover a chiedere che mi riducano l'orario disse Leila.
Ti voglio a casa alle due del pomeriggio ordin
Tamir. Leila, non  mia intenzione farti soffrire, ma
non hai idea di cosa stia succedendo a Mosul. La gente
rischia la vita senza nemmeno saperlo. Accadranno cose
tremende,  solo questione di tempo... Io sto cercando
di proteggerti. Voglio vederti rincasare presto, nel primo
pomeriggio. So che cosa  meglio per te. Nonostante lo
sguardo serio, Tamir allung una mano per stringerle il
braccio in segno di conforto e rassicurazione.
Far il possibile, pap mormor Leila, affossandosi nelle spalle.
Vai a dormire adesso le disse Tamir. Tua madre e
io vogliamo parlarti di un'altra cosa, ma pu aspettare
fino a domani mattina. Si volt a guardare in direzione
della finestra, come se nella sua testa avesse gi congedato
Leila e fosse passato ad altre questioni. Leila si domand
se quella sera avrebbe avuto nuovi ospiti.
Si ritir in silenzio dal salotto, dirigendosi in camera
sua come in trance. Si butt sul letto senza spogliarsi,
mordendo il cuscino tra i singhiozzi. Poi lo sistem con
i pugni e lo inond di lacrime; quindi cerc di prender
sonno, ma una gran tristezza le aveva invaso la mente
in preda ai pensieri. Ricord le lezioni all'universit del
Cairo, i lucidi sulla lavagna luminosa con i disegni di
anatomia, i libri di testo zeppi di formule, dati e teorie.
In una specie di ribellione silenziosa, Leila cominci a
tradurre in inglese ogni singola parola che le passava per la testa.
Appendicectomia.
Metastatizzare.
Farmaceutico. Carboidrato. Osmosi.
Leila si rizz a sedere. Aveva il vestito stropicciato e
il viso corrucciato.
Con una laurea in scienze biomediche non poteva
mollare tutto. Si rifiutava di mettere la sua conoscenza
dell'anatomia umana unicamente al servizio dell'eterno
ciclo della riproduzione. Suo padre poteva andare
all'inferno.
Io diventer un medico sussurr. Diventer un
medico. Lo giuro. Diventer un medico. E, giusto per
ribadire il concetto, aggiunse: E nessuno me lo impedir.
Pi tardi, quando finalmente stava per abbandonarsi
al sonno, uno strano rumore metallico proveniente dal
cortile la fece sobbalzare. Si alz e raggiunse la finestra.
Scost la tenda di sinistra molto lentamente, in
modo che nessuno potesse scorgerla, e, avvicinando il
viso allo spiraglio, guard nel cortile di casa.
C'erano cinque uomini. Leila riconobbe la sagoma
longilinea di suo padre. Tre di loro portavano fucili a
tracolla: intravedeva la silhouette dei kalashnikov tanto
preziosi ai guerriglieri di tutto il mondo.
Il rumore metallico che aveva sentito doveva essere
quello del tombino del vecchio pozzo che adesso era
spalancato e rivelava una cavit buia. Leila non riusc a
riconoscere gli uomini armati pur scrutandoli mentre a
uno a uno si calavano nel buco con movimenti esperti
e sicuri. Quando furono scesi, Tamir e l'altro sconosciuto
tirarono una catena che richiuse il tombino, che
suo padre provvide a coprire di terra con una scopa di
saggina per dare l'impressione che fosse in disuso.
Leila si ritrasse dalla finestra prima che Tamir potesse
vederla. Tiene i mujaheddin nascosti nel pozzo
pens Leila. Ecco spiegati gli orari bizzarri a cui rientrava,
il costante viavai di ospiti, le riunioni strategiche
con l'imam.
Leila si sent mancare. Lei voleva diventare un medico,
guarire gli ammalati e curare i feriti, e suo padre
diffondeva il germe della violenza. Sua madre ne era al
corrente? Umm Naji doveva sapere per forza; non era
stupida e la casa era il suo regno: non le sfuggiva mai
nulla. Inoltre, qualcuno doveva pur sfamare quegli uomini
nascosti nel pozzo: gli uomini delle brigate dei martiri
di Ansar al-Sunna, o di al-Qaeda in Iraq, o di uno dei
gruppi di ex baathisti, neofondamentalisti fanatici.
Le ci vollero ore per addormentarsi e il mattino dopo
si risvegli ancora smarrita e inquieta. Continuava a
pensare ai mujaheddin nascosti nel cortile e poi al viaggio
sull'Humvee, all'automobile carica di esplosivo e
alla famiglia che ci viaggiava uccisa dai soldati americani
e infine al detenuto torturato che aveva curato in
ospedale. Mentre queste ultime erano state esperienze
devastanti, ma che in un certo senso rientravano nei rischi
del suo nuovo lavoro, invece il coinvolgimento di
suo padre la turbava nel profondo e le causava un nodo
alla gola. Se nemmeno in casa c'era rifugio alla violenza,
se suo padre tramava la violenza stessa, era come trovarsi
in una tempesta di sabbia senza una roccia dietro
cui ripararsi.
Devo cercare di non pensarci disse tra s.
Sgombrando la mente di tutti i pensieri, indoss un
vestito da casa e si accinse a cominciare la giornata.
Quando apr le tende per far entrare la luce, vide il
cortile vuoto e il pozzo chiuso dal tombino metallico.
Avrebbe voluto essere all'oscuro delle attivit di suo
padre, dimenticarle, relegarle dove nessuno poteva vederle,
nascoste come quegli uomini nel vecchio pozzo
della loro casa.
Il kanafi era sempre un'ottima colazione, anche se
freddo diventava un po' gommoso. Il giorno prima
Umm Naji aveva preparato una grande teglia del dolce
di cereali e formaggio di capra coperto di sciroppo e
Leila ne trov ancora met nel frigorifero, su un vassoio
d'argento. Doveva esserci stato qualcosa da festeggiare:
forse, in occasione della visita di Khaled, era
stata fissata la data del matrimonio di Fatima.
Sola in cucina, Leila se ne stava seduta con lo sguardo
fisso sugli angoli impolverati della stanza e mangiava il
kanafi con aria imbronciata: era buono, come sempre,
ma la sua dolcezza non sembrava regalarle la solita gioia.
Dopo i lunghi pianti della notte, aveva gli occhi gonfi.
Buongiorno, Leila la salut Umm Naji, entrando
in cucina con piglio deciso. Vieni di l? Ho belle novit
da raccontarti.
Certo acconsent Leila. Si alz e segu la madre
nel salotto riservato alle donne. La luce mattutina faceva
risplendere i bicchierini da t nella vetrinetta.
Quando si furono sedute sul divano, Umm Naji batt
teatralmente le mani.
Ieri sono venuti a trovarci il padre e gli zii di Khaled:
dieci persone in tutto annunci con un gran sorriso.
Si sono riuniti per il mashaya e hanno discusso
fra loro... sai come fanno gli uomini. Hanno chiesto a
tuo padre la mano di Fatima per Khaled. Il matrimonio
sar il mese prossimo!
Che bello! esclam Leila cercando di mostrarsi il
pi entusiasta possibile. Sono tanto felice per lei!
Non  una notizia meravigliosa? le chiese Umm
Naji. Ora dobbiamo preparare il grande evento! Un
matrimonio in famiglia, nientemeno! I parenti di Khaled
hanno dimostrato che il futuro sposo  ben provvisto
di denaro e tuo padre ha dato il suo consenso per la
data. Stima molto Khaled.
Mmm annu Leila. Povero Khaled. Probabilmente
Tamir avrebbe cercato di assoldarlo come mujaheddin.
Umm Naji si mise a elencare una serie di cose da fare
prima del matrimonio, i nomi degli invitati, il cibo da
preparare. Era un vero peccato, disse, che le loro condizioni
economiche non floride li costringessero a rinunciare
alla tradizionale serie di feste e a limitarsi al nishan
solenne dopo la cerimonia. Invece di sette abiti di colori
diversi Fatima ne avrebbe avuti solo tre. Leila era
davvero felice per sua sorella, e doppiamente lieta perch
il matrimonio avrebbe messo di buonumore i suoi
genitori. Se l'attenzione si fosse concentrata sulle nozze
di Fatima, forse lei sarebbe riuscita a mantenere il consueto
orario alla farmacia.
Ho parlato con tuo padre, stamattina disse a un certo
punto Umm Naji, inducendo Leila a starla ad ascoltare.
Mi ha detto che ieri sera sei tornata a casa alle otto.
Gli ho spiegato perch si giustific Leila. Proprio
all'ultimo  arrivato un ordine urgentissimo. Sono
uscita dalla farmacia alle sette e mezza. Ma non accadr pi.
Infatti prosegu Umm Naji. Tuo padre vuole che
tu riduca l'orario lavorativo, e io sono d'accordo con lui.
Sarebbe un grande errore, mamma disse Leila.
Se fosse riuscita a portare la madre dalla sua parte,
forse Tamir si sarebbe ammorbidito. Con il matrimonio
alle porte il mio stipendio pu essere utile per far
fronte alle spese e alla dote di Fatima. E poi la riduzione
di orario si ripercuoterebbe negativamente sul
buon nome della famiglia: io passerei per pigra e gli
al-Ghani per gente che non sa tener fede agli impegni.
Peccato che non le fosse venuto in mente di farlo notare
anche a suo padre, la sera prima.
Umm Naji incresp le labbra. Mmm mormor.
Ora sei libera fino a luned, vero?
S rispose Leila.
Vedremo, allora disse Umm Naji. Parler ancora
con tuo padre.
Grazie, mamma ribatt Leila sorridendo. Sua madre
era l'unica che potesse far ragionare Tamir. Leila
chiese il permesso di ritirarsi e sal in camera di Fatima.
Senza bussare, spalanc la porta e si gett sul letto della
sorella.
 ora di alzarsi! canticchi. Bofonchiando debolmente,
Fatima si rintan ancor di pi sotto le coperte.
Leila cominci a farle il solletico. Sveglia, Fatima! la
incalz. Stai per sposarti!
Da sotto le lenzuola si lev una risatina. Lo so benissimo!
replic Fatima scoprendosi la faccia. Baba
ha deciso per il dieci di gennaio.
Sono tanto felice per te si congratul Leila abbracciando
la sorella.  una splendida notizia.  poi
te ne andrai di casa.
Fatima rise. Tu ti sposeresti solo per quello!
Be', non solo per quello disse Leila ammiccando
mentre Fatima arrossiva.
Non so che cosa fare confid Fatima.
In che senso?
Be', insomma... continu Fatima. Da sposata...
Intendi per il sesso? le chiese Leila.
Sss ! le intim Fatima girandosi verso la porta semiaperta.
Si alz a chiuderla e poi strisci di nuovo nel
letto. S, comunque.
Oh replic Leila. Non aveva un'esperienza diretta
del sesso, anche se studiando medicina conosceva
perfettamente la dinamica dell'atto. All'universit
aveva avuto un fidanzato, un bravo ragazzo che si
chiamava Farid e studiava letteratura, ma non si erano
mai spinti oltre le passeggiate mano nella mano e qualche
bacio furtivo nell'ombra di un parco pubblico. Le
affior invece il ricordo pi recente del capitano James
Cartwright e di come aveva sempre trovato il modo di
sfiorarla.
Immagino che Khaled sappia cosa fare tagli corto
Fatima.
Gi convenne Leila. Non era convinta che il futuro
sposo fosse molto pi esperto di lei, ma non voleva
preoccupare ulteriormente la sorella. Credo che
si tratti di una cosa piacevole.
Ah, s?
Altrimenti perch ne sarebbero tutti cos ossessionati?
osserv Leila. Dovresti parlarne con la
mamma.
L'ho fatto disse Fatima. Ma non mi  stata di
grande aiuto. Mi ha solo spiegato come fare per restare
incinta il prima possibile.
Questione di calcoli replic Leila. Magari potessimo
leggere quelle riviste femminili americane! Hala
una volta ne ha sbirciata una e mi ha detto che era
piena di consigli e perfino di grafici.
Davvero? Fatima era sbalordita. Pensi che ce
l'abbia ancora?
Non lo so rispose Leila. Non credo che fosse
sua, l'ha solo sfogliata.
Magari ce l'ha qualcuna delle donne soldato della
base americana ipotizz Fatima.
Leila si strinse nelle spalle, ridacchiando. Ne sono
certa!
Be', dovremmo chiedere ad Hala concluse Fatima
con aria grave. Io non avrei mai il coraggio di avvicinare
un'americana. E poi non parlo nemmeno inglese.
Leila si fece seria e guard Fatima. Sai tenere un
segreto? le chiese.
Fatima fece segno di s con la testa. Certo rispose
Dimmi.
Leila fece un profondo respiro. Non lavoro pi
alla farmacia dell'Al-Razi confid a bassa voce. Ho
smesso un mese fa. Adesso lavoro alla base americana
come assistente dei chirurghi.
Mentre la sorella parlava, Fatima spalanc a tal
punto gli occhi da dare l'impressione che stessero per
uscirle dalle orbite. Che cosa?! chiese incredula.
Non ho potuto parlarne con nessuno sussurr
Leila. La mamma lo avrebbe raccontato di sicuro a
nostro padre e tu sai bene come lui avrebbe reagito.
Devi giurarmi di mantenere il silenzio! Lo giuri?
S, certo assicur Fatima. Non lo dir a nessuno,
nemmeno a Khaled. Ma, Leila, perch? E pericoloso!
Sai che cosa succede a chi collabora con gli americani?
Lo so rispose Leila. Ma ci sono anche aspetti
positivi. Sto imparando un sacco di cose, Fatima! Mi
fanno assistere agli interventi in sala operatoria, e il mio
inglese sta migliorando moltissimo, a forza di usare termini
medici e di tradurre.
Quindi... Fatima tacque un momento, apparentemente
confusa. Fai l'assistente ai chirurghi, ma anche
l'interprete?
Esatto conferm Leila. Traduco quando ci sono
pazienti arabi. Prigionieri, per esempio. Combattenti feriti.
Evit di aggiungere torturati. Se no, mi limito a
dare una mano ai medici, insieme alle infermiere.
E come sono questi medici? E gli americani?
Molto gentili, davvero. Ci sono due chirurghi, non
giovanissimi, padri di famiglia. Il dottor Whitaker sarebbe
disposto a scrivermi una lettera di referenze nel
caso in cui volessi accedere a una facolt di medicina
in America.
Fatima rimase a bocca aperta. Ma  quello che hai
sempre sognato! Credi che sia fattibile?
Lo spero disse Leila. Lo spero tanto. Giocherellava
con il copriletto. Non potevo lasciarmi sfuggire
un'occasione del genere. Mi  sembrata un'opportunit
unica. E poi alla farmacia non mi trovavo troppo
bene.
Ah, perch? le chiese Fatima.
Leila storse le labbra schifata. Ti ho parlato del tipo
che lavorava insieme a me, no? Si chiama Sayyid.
S.
Ecco, dopo qualche settimana, ha cercato... insomma...
ha cercato di baciarmi e mettermi le mani
addosso. Il tono di Leila era pieno di disprezzo.
Oddio!
Sss! Vuoi che la mamma ci senta?
Scusa disse Fatima. Oh, Leila, mi dispiace tanto.
 che tu sei troppo bella. Fai perdere la testa agli uomini.
Leila sbuff.
Fatima le accarezz una guancia con la mano calda.
Io sono pi fortunata in questo senso. Non sono n
bella n brutta.
Fatima! Leila abbracci di nuovo la sorella. Sei
splendida. E hai trovato un uomo che ti adora. Khaled
ti far felice, lo so. Si prender cura di te nel migliore dei
modi.
Fatima sorrise. S, credo che Khaled sar un buon
marito ammise. Ma penso a te. Magari ti innamorerai
di un medico americano alla base. Lascia perdere
quelli sposati, per, mi raccomando.
No, niente medici la rassicur Leila. Per un attimo
consider l'idea di raccontare a Fatima dell'intrepido
capitano che l'aveva premurosamente aiutata, ma
si trattenne. Avrebbe fatto troppe rivelazioni, tutte in
una volta. E poi non era sicura di apprezzare fino in
fondo un uomo che poteva essere dolce e spietato a seconda
dei momenti. Un temperamento troppo simile a
quello di suo padre, per i suoi gusti. Per ora sono innamorata
solo di libri e laboratori! disse.
E di provette... scherz Fatima arrossendo.
Leila guard la sorella con stupore. Non si sarebbe
aspettata una battuta a doppio senso da lei. Scoppi
a ridere cos forte da farsi dolere i fianchi e lacrimare
gli occhi, finch Umm Naji non si materializz nella
stanza attirata da quel putiferio. Leila rideva tanto da
non riuscire a parlare.
Forza, ragazze, vestitevi disse Umm Naji, sorridendo
suo malgrado. Vostro padre vuole i waraq dawali
per cena, e bisogna macinare la carne d'agnello.
Va bene, mamma risposero entrambe.
Senti, Fatima bisbigli Leila appena Umm Naji
fu uscita dalla stanza visto che frequento l'ospedale
americano, far in modo di procurarmi qualche rivista.
Che ne dici?
Oh, s, ti prego la supplic Fatima soffocando una
risatina.
In un nuovo attacco di ilarit a Leila riaffiorarono le
lacrime agli occhi. Si port una mano sulla bocca e cerc
di ricomporsi. Vieni, dai, riusc a dire dopo qualche
secondo. Ce ancora del kanafi avanzato da ieri.
Mmm, adoro il kanafi freddo disse Fatima.
Quando aprirono il frigorifero, per, il vassoio era
sparito. Lo videro per terra, vuoto, ancora da lavare.
Che strano osserv Fatima.
Molto strano ribad Leila ripensando con un brivido
agli uomini nascosti nel pozzo. Dunque Umm
Naji sapeva della loro presenza e li nutriva con gli
avanzi della cucina. Per caso hai sentito rumori strani
stanotte? chiese sottovoce a Fatima.
Fatima riflett un momento. No rispose infine.
Non mi pare. La finestra della sua camera da letto
dava sulla strada, per cui era possibile che lei non
avesse sentito i movimenti nel cortile.
Hai presente il vecchio pozzo in cortile? Ieri notte
ho visto entrarci tre uomini. E c'era anche nostro padre.
Nasconde delle persone. I tre erano armati di kalashnikov,
sai. Credo che abbiano allestito una specie
di alloggio l sotto.
Leila, sei sicura? Fatima era sbiancata in volto.
Sono certa che ti sbagli.
No. Sono... Leila s'interruppe bruscamente appena
sua madre apparve in cucina sbucando dalla dispensa.
Ecco qua le foglie di vite! annunci Umm Naji.
Leila, mettiti il grembiule. Non puoi cucinare vestita
cos.
La preparazione dei waraq dawali richiedeva concentrazione
e, in presenza di Umm Naji, Leila non pot
aggiungere altri particolari su ci che aveva visto. La
mamma si mise a discutere con Fatima del matrimonio.
Leila intervenne con qualche spiritosaggine, ma
senza smettere di pensare ai misteri custoditi in casa
loro. Dalla finestra aperta ogni tanto giungeva l'eco di
raffiche di fucile. Era venerd: poteva trattarsi di colpi
sparati a salve per festeggiare matrimoni o lieti eventi,
oppure dei botti degli scontri armati.
Quando avevano quasi finito di cucinare, Umm Naji
si rivolse a Leila. Ho parlato con tuo padre. Ha detto
che, per il momento, puoi continuare con gli orari di
prima in ospedale, ma solo se prometti di stare particolarmente
attenta.
Leila ringrazi sua madre e sorrise raggiante di gioia.
Riusc perfino a sentirsi pi bendisposta nei confronti
di suo padre: forse si poteva ancora ragionare con lui.
Tamir rimase alla moschea fino alle due del pomeriggio
e rincas in compagnia di Abdul-Hakam, l'imam.
Con un sospiro sconsolato Leila continu ad avvolgere
il ripieno di riso e carne nelle foglie di vite. L'imam
ospite in casa significava che la famiglia non avrebbe
cenato unita e che Tamir avrebbe assunto quell'atteggiamento
da religioso osservante che lo rendeva severo
e intransigente. Leila sper che non avrebbe cambiato
idea riguardo al suo orario di lavoro.
Fatima, facciamo qualche prova per l'acconciatura
propose Umm Naji dopo che ebbero servito il pranzo
agli uomini nel salotto a loro riservato. Voglio pettinarti
come mi ha insegnato un'amica. A Leila sembrava
prematuro preoccuparsi adesso dei capelli della
sposa, ma si guard bene dall'esprimere il suo pensiero.
Finch sua madre e Fatima si trovavano al piano di sopra,
lei avrebbe potuto mettersi a origliare le conversazioni
in salotto, com'era sua abitudine ormai.
Rimasta sola in cucina, lav in fretta i bicchierini
dello shai, mettendoli ad asciugare capovolti su uno
strofinaccio, e quindi s'infil nel corridoio sul retro.
Le sue pantofole producevano un fruscio impercettibile
sul pavimento. Si inginocchi accanto al punto del
muro in cui c'era il mattone allentato, incoll un orecchio
alla parete e dallo spazio cavo sent giungere, amplificate,
le voci degli uomini nell'altra stanza.
La brigata dei martiri sembra crescere bene. Sono
soddisfatto, Tamir. Era la voce di Abdul-Hakam.
E io sono lieto di occuparmene rispose suo padre.
 un nobile compito. Allah l'ha ordinato e noi eseguiamo
il suo volere.
Allah vuole che tu accolga altri due combattenti
disse l'imam. Sono uomini esperti che arrivano dalla
Giordania. Lottano contro i crociati da anni.
Sono a completa disposizione rispose Tamir. Mander
i tre che stanno qui a casa di mio cugino, nel quartiere
al-Walah. Si uniranno a un quarto uomo e cominceranno
l'addestramento. La strategia di attaccare gli
americani e poi ritrarsi sembra funzionare. I nostri uomini
sopravvivono pi a lungo e riescono a conoscere
meglio le tattiche dei crociati. Quando avremo costituito
un esercito, potremo colpire.
Non solo gli americani, per ricord l'imam.
No replic Tamir a denti stretti. Leila riusc a immaginare
l'espressione di suo padre. Ci sbarazzeremo
anche dei traditori sciiti, e dei curdi.
Leila rimase di sasso. Sua madre era curda, e Tamir
non era mai stato ostile a quel popolo di guerrieri del
Nord, nemmeno nei difficili anni Ottanta, quando gli
esperimenti di Saddam con le armi chimiche ne avevano
sterminati a frotte sotto nubi di gas tossici. Allora
Leila era solo una bambina e di quel periodo aveva ricordi
confusi, ma sapeva per certo che la sua famiglia
aveva perso molti cugini, zie e zii. Umm Naji non aveva
corso rischi grazie alla posizione di Tamir e, per quanto
ne sapesse Leila, le tensioni politiche non si erano mai
insinuate nell'unione dei suoi genitori. Anche i curdi
erano musulmani sunniti, pertanto Mosul non era stata
teatro di conflitti religiosi con gli sciiti, a differenza
del Sud del paese. Leila era grata che almeno su quel
fronte la guerra civile sembrasse risparmiarli.
I curdi simpatizzano troppo con gli americani
disse l'imam. Mi giunge voce che nei territori del Nord
li accolgano perfino come liberatori!
Qui, nella mia citt, gli americani non sono graditi
dichiar Tamir. Dovranno andarsene con la coda tra
le gambe.
Abdul-Hakam ridacchi soddisfatto. Allah  con
noi aggiunse.
S disse Tamir. Il sacro Corano  l'unica cosa
che abbia ancora un senso per me. L'unica verit. Mai
prima d'ora avevo compreso l'importanza della lotta.
Il mondo  impazzito... sospir. I raid degli americani
nelle case dei civili mi preoccupano molto. I nemici
sono diventati molto scaltri ed  sempre pi difficile
nascondere uomini e armi.
Hanno degli informatori dichiar l'imam. Cani
sciolti, pronti a vendersi l'anima per pochi dinari. Li
aiutano a intercettare le nostre telefonate, a controllare i
nostri siti web e le nostre e-mail. Ma se gli americani violano
le nostre case, dobbiamo reagire con le armi...
E le donne e i bambini? obiett Tamir. Li mettiamo
in grave pericolo. Intere famiglie rischiano di diventare
vittime innocenti.
Leila si mordicchi un labbro. Suo padre aveva
aperto la porta di casa al diavolo. Avrebbe voluto scuoterlo
e farlo rinsavire. Non voleva credere che fosse
impazzito del tutto; era convinta che una parte di lui
sapesse di agire in modo sbagliato. Tamir era stato un
giudice, lo sarebbe sempre stato e, pur prendendo
parte a quelle attivit sediziose, non avrebbe mai approvato
che si spargesse sangue innocente, ne era sicura.
Ma se voleva davvero proteggere chi non aveva
colpa - la sua famiglia, per esempio - perch accettava
di nascondere i guerriglieri nel cortile di casa? Prima o
poi gli americani sarebbero arrivati, che cosa sarebbe
successo allora? Leila sent le tenebre calarle nel cuore.
Possibile che nessuno fosse immune da quella follia?
Il Corano  esplicito riguardo al loro posto in paradiso
osserv l'imam. Tutti i musulmani uccisi nel
conflitto senza parteciparvi andranno in cielo.
Mmm Tamir rifletteva. Suppongo che sia cos. 
presto per per pensare a uno scontro diretto. Saremo
pronti tra qualche mese, penso. Nel frattempo, c' il problema
dei nostri uomini catturati dagli americani. Potrebbero
parlare, rivelare informazioni segrete.
Hai preso tutte le precauzioni del caso? gli chiese
l'imam. Hai taciuto nomi e cognomi, operato con cellule
di quattro uomini, e provveduto a sostituirli spesso?
Oh, s rispose Tamir. Nessuno conosce nei dettagli
quanto stiamo complottando, a parte noi due e il
resto dei nostri interlocutori fidati.
La polizia irachena  occupata a tenere a bada gli
sciiti e i corrotti che si annidano nei suoi ranghi disse
Abdul-Hakam. Se sono gli americani a catturarli,  il
meno! Sono pi teneri. Non sono capaci di farli cantare:
gli allungano sigarette e cuscini morbidi su cui
appoggiare la testa.
Leila sapeva che non era vero. Aveva impressa nella
mente la scena del giorno prima, l'immagine dell'uomo
con gli occhi sporgenti e gli elettrodi conficcati nelle
dita. Suo padre e l'imam non sapevano di cosa erano
capaci gli americani. La guerriglia era un gioco in confronto
alla cruda realt che lei aveva visto con i suoi
occhi... Avrebbe voluto avvertire suo padre e invece
se ne rest l, accovacciata nel corridoio, come un animale
in trappola.
Con un sospiro, l'imam prosegu: Sarebbe bene
avere un informatore che scopra che cosa dicono i prigionieri
agli americani.
La cosa migliore sarebbe infiltrare un interprete
aggiunse Tamir. Leila fu percorsa da un brivido di panico.
Qualcuno che possa depistare gli americani se
arrivano troppo vicini alla verit. Che riferisca loro informazioni
fuorvianti.
Leila si alz in piedi. Non voleva ascoltare una parola
di pi. Se suo padre avesse scoperto che faceva l'interprete
alla base americana, l'avrebbe punita o forse
avrebbe cercato di assoldarla, e non sapeva decidere
quale fosse la sorte peggiore. Spiare gli americani, comunque,
era fuori discussione: avrebbero potuto farla
prigioniera e torturarla come quell'uomo all'ospedale.
Silenziosa come un gatto, ripercorse il corridoio,
strofinandosi le mani come se se le fosse appena lavate
in bagno. Sal di sopra e si sedette alla scrivania a leggere
le riviste mediche che si era portata a casa il giorno
prima. L'articolo sulle cure a base di erbe per il morbo
di Alzheimer la aiut a ritrovare un'algida calma.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Qualche giorno dopo, il vetusto minibus varc l'ingresso
della base di Camp Diamondback e deposit il
suo carico di passeggeri, Leila compresa. Dalla postura
eretta della testa si capiva che era determinata a non assumere
atteggiamenti isterici nei confronti degli americani
dopo l'orribile scena a cui aveva assistito l'ultima
volta che si era trovata l. In lontananza, ud il sibilo di
un razzo che, descrivendo un ampio arco nel cielo, super
l'alto muro di cinta della base operativa di Camp
Marez, obiettivo costante del fuoco dei guerriglieri appostati
sulla collina vicina. Leila chin il capo in attesa
del botto finale, ma sent solo un leggero accartocciarsi
di ferraglia. Nessun grave danno, a giudicare dall'assenza
di grida disperate. Mortai e razzi impazzavano soprattutto
di notte; i ribelli non amavano alzarsi presto
alla mattina. Questo, per, doveva essere un tipo mattiniero.
Mentre si dirigeva verso l'ospedale, Leila not un
militare con la sigaretta in mano, a una decina di metri
da lei. Quando fu pi vicina, rallent leggermente il
passo, abbozzando un saluto con la testa.
Ciao, Leila la salut James Cartwright.
Ciao, James rispose lei. Lo osserv in tralice con
una certa curiosit, per capire come si sarebbe comportato
con lei. Dal canto suo, lei non sapeva come comportarsi
con lui: come fare per ringraziarlo di averla
riportata a casa sana e salva e, al tempo stesso, dimenticare
la spietata freddezza con cui lui aveva ordinato di
aprire il fuoco con la mitragliatrice.
Tutto bene a casa? Hai avuto problemi? James era
preoccupato, premuroso e... sincero. Leila si domand
se i soldati non si sentissero tutti un po' soli. Forse, se
gli fosse stata amica, lui l'avrebbe contraccambiata.
Cos cos rispose lei. Mi accompagni? gli chiese
indicando con la testa l'edificio dell'ospedale. James si
mise al suo fianco. Mio padre vuole che riduca l'orario
lavorativo gli spieg ma io non ho intenzione di
assecondarlo. Mi comporter come se nulla fosse successo,
sperando che lui si dimentichi della cosa.
Coraggiosa come sempre comment James.
No, non coraggiosa replic lei. Stupida, forse. Si
volt a guardarlo con un sorriso, mentre salivano le scale
di metallo ed entravano nell'ospedale. Un'infermiera
pass loro accanto e Leila non pot fare a meno di notarne
la chioma bionda e fluente e di pensare, per contro,
al velo severo che lei era costretta a indossare. Imbarazzata
da quel simbolo della sua religione che la faceva sentire
diversa e fuori posto, avvert l'irresistibile impulso di
assecondare la sua indole ribelle. Con un movimento rapidissimo
si tolse il copricapo e sfil le forcine che le fermavano
i riccioli scuri. Emancipazione pens.
Si volt verso James che la osservava stupito. Sono
stufa di indossare l'hijab disse.  talmente antiquato.
In America nessuno lo porta, vero?
Lui rimase a fissarla per qualche attimo mentre Leila
sentiva di arrossire. Be', s rispose James. In America
le donne non devono portare il velo. Anzi,
aggiunse cercando di metterla a suo agio se lo indossassero,
attirerebbero ancora di pi l'attenzione.
Appunto disse Leila sentendosi gi pi convinta
della sua decisione. Scosse la testa per ravvivare la chioma
e guard di nuovo James. Adesso devo andare.
Certo rispose lui. Be', spero di vederti presto. Mi premeva
sapere che fossi arrivata e che fosse tutto a posto.
Tutto a posto  una parola grossa, ma ti ringrazio
disse Leila, illuminandosi un po'. Arrivederci, allora. Si
gir e s'incammin lungo il corridoio senza voltarsi, pur
sentendosi gli occhi di James addosso. Le batteva il cuore
duna piacevole euforia. Non aveva mai compiuto un gesto
cos semplice e tuttavia ribelle come allontanarsi da
un giovane uomo con la testa scoperta e i capelli fluenti.
Leila ebbe modo di rivedere il suo nuovo amico
prima del previsto. Qualche ora dopo, mentre era impegnata
in reparto, ud la voce di James che confabulava
con il dottor Whitaker nel corridoio.
...mi chiedevo se fosse possibile parlare un attimo
con la vostra interprete, la signorina al-Ghani, appena
si libera oggi pomeriggio.
Leila aggrott la fronte, stupita del tono formale della
richiesta. Si avvicin alla porta per sentire meglio.
Certo rispose il dottor Whitaker. Potrei sapere
perch?
Questioni di sicurezza fu la vaga risposta del capitano.
Preferirei parlarle di persona, anzich coinvolgere
i colleghi dell'intelligence.
Sentendo nominare i servizi segreti, Leila ebbe l'inquietante
presentimento che James volesse vederla perch
avevano scoperto i traffici di suo padre. L'avrebbero
accusata di favoreggiamento? Deglut e torn alla cartella
clinica che stava leggendo, fingendo di star bene,
quando in realt si stava chiedendo se, come e perch
l'avrebbero licenziata. Qualche minuto dopo, il dottor
Whitaker si avvicin e la tocc leggermente sulla spalla.
Leila le disse c' un ufficiale che chiede di parlare con
te.  qui fuori. Il dottore la guardava con gentilezza, ma
era chiaro che si riservava di emettere il suo giudizio. Interrogare
gli interpreti era, forse, una prassi normale?
Leila apr la porta che dava sul corridoio, portando
con s un po' della luce che entrava dalla finestra del
reparto. James era seduto su una panca e aveva l'aria di
un bambino che aspetta di fare la vaccinazione. Si alz
in piedi, portandosi una mano sugli occhi per schermare
la luce. Leila disse. Ciao.
James! Fingendosi stupita, chiese: Aspettavi me?.
Mi dispiace disse lui ma devo parlarti.
Leila annu timidamente. Va bene...
Dov' la sala del personale? Potremmo andare l.
Vieni come fece Leila con un gesto rapido e si avvi,
evitando di guardare James finch non si furono
accomodati al tavolino della sala pausa.
Non ti sto pedinando, credimi disse James sorridendole.
Leila non replic.
Per prosegu schiarendosi la voce volevo dirti
una cosa prima che quelli dell'intelligence facciano
due pi due. Abbiamo ricevuto i nominativi di alcuni
possibili sovversivi e... be', nella lista compare anche il
tuo cognome, al-Ghani. Desideravo parlartene. Probabilmente
non  nulla, ma non vorrei vederti perdere il
lavoro, non se si tratta di qualche lontano cugino tra le
centinaia che hai detto di avere.
Leila avvert una sensazione di vuoto allo stomaco.
Oh mormor mentre frugava la stanza con gli occhi,
notando una tazza di caff semivuota sul piano di
lavoro e i graffi sulle gambe metalliche di una sedia.
Cerc di aggrapparsi a quei dettagli. Oh ripet.
Leila la richiam James costringendola a guardarlo
negli occhi azzurri, pieni di apprensione. Io mi
fido di te.
Lei sorrise, ma solo per un breve attimo. I miei cugini.
.. disse Leila. Ne ho cos tanti che non posso essere
informata delle loro attivit. Mi dispiace, ma non
so come aiutarti.
Ne sei sicura? James la fissava, il volto serio, senza
pi traccia di umorismo. Qualcosa in quello sguardo
pretendeva la verit e Leila distolse istintivamente gli
occhi, ben sapendo di apparire sfuggente. La verit su
suo padre e i mujaheddin nascosti nel pozzo le premeva
in gola, ma lei vinse l'impulso di lasciarla uscire,
di confessare tutto a James. Avrebbe rovinato se stessa
e la propria famiglia. Non le restava che sperare che
Tamir rinsavisse.
E se si trattasse davvero di un cugino, o di un parente?
s'inform Leila. Io non ho niente a che fare
con le loro faccende.
Lo so, ma sono costretto a chiedertelo rispose
James. Senti, ho un'idea: raccontami qualcosa di pi
sulla tua famiglia. In generale. Sono curioso, al di l di
tutto le propose sorridendo. E intanto sgombriamo
il campo dai sospetti.
Magari pens Leila mordendosi la lingua. Be'
cominci innanzitutto c' mio padre, Tamir al-Ghani.
Sotto Saddam era un giudice e... tuttora  molto impegnato
nella comunit. Direi che desidera sinceramente
un miglioramento della situazione, ma dopo l'invasione
 diventato... volubile. Sembra profondamente
cambiato. Spero che gli passi presto disse Leila cercando
di convincere anche se stessa.
Per un istante gli occhi di James si strinsero a fessura.
Poi c' la mamma, Umm Naji, che  curda. E mia
sorella Fatima, che il mese prossimo sposer il suo fidanzato,
Khaled, un cugino di mia madre. Non  un
mujaheddin; ha un negozio di alimentari. Poi ho un
fratello maggiore, Naji, che possiede il negozio di mobili.
Ha gi messo su famiglia, ma con lui vivono solo
donne e bambini disse Leila con leggero sarcasmo.
Va bene comment James. Parliamo un po' di
tuo padre. Qual  il suo punto di vista?
Su cosa? chiese Leila, scoppiando a ridere nell'intento
di distrarre James. Sull'invasione del paese?
Sull'arte moderna? O su come preferisce il t? Sorrise.
A casa mia il t lo serviamo caldo e molto dolce.
Immagino che sia ottimo disse James.
Mmm. Magari te lo offrir, per ringraziarti.
Per ringraziarmi?
Certo. Sei stato di grande aiuto, accompagnandomi
a casa con la pattuglia disse Leila guardandogli
i piedi, che calzavano lucidi anfibi. Qualunque uomo,
perfino un padre conservatore, l'avrebbe trovato un
gesto ammirevole.
Tuo padre... disse James.
Mio padre  mio padre...
Simpatizza per la resistenza?
James la stava mettendo alle corde. Leila si strinse
nelle spalle. Io non faccio congetture sulle opinioni
politiche di nessuno. E mio padre non affronta certi
argomenti in presenza di noi donne.
Ma  tuo padre...
E allora? Io invece sono Leila, l'interprete, e ho
passato il controllo di sicurezza. Non ho altro da aggiungere.
Se anche qualche mio lontano cugino tramasse
qualcosa sarei l'ultima a saperlo.
Va bene, scusami. James alz entrambe le braccia.
Non era mia intenzione assillarti. Quello che ti senti di
dirmi mi basta. Del resto, ti ho fatto queste domande
per ordine dei miei superiori. Le fece un sorriso irresistibile.
Leila ne rimase incantata. Capisco disse. Ma, James...
se avessi dei cugini coinvolti, mi arrestereste? E
arrestereste la mia famiglia?
Se tu sei innocente, non devi preoccuparti la tranquillizz
James. Se dovessimo arrestare tutti i parenti
dei ribelli, l'intera Mosul sarebbe in prigione. Non permetter
che ti succeda nulla.
Leila lesse nel lieve tremito delle labbra di James la
bugia a cui anche lui voleva credere, e cio che avrebbe
potuto proteggerla da chi stava pi in alto di lui. Era
impossibile, ma l'intenzione la intener. Tamir al-Ghani
era con tutta probabilit un terrorista: teneva nascosti
in casa gruppi di combattenti e tramava azioni offensive.
Leila non poteva cambiare la realt. Ma forse
qualcuno avrebbe vegliato su di lei e, a quanto pareva,
questo qualcuno sarebbe stato James. O perlomeno ci
avrebbe provato.
Alla fine della conversazione, la giornata aveva perso
smalto per Leila. Rimase a fissare il pavimento, sentendosi
svuotata. Preg di non dover pi avere niente a
che fare con i servizi segreti americani. Aveva detto a
James di non sapere nulla; che altro poteva succedere?
Con le spalle tese, si alz per uscire e vide James trasalire.
Finse di non accorgersene. Adesso il fardello della
fiducia era passato a lui.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
La bicicletta l'attendeva al solito posto, legata con catena
e lucchetto davanti all'ospedale Al-Razi. Leila vi
si diresse con alcuni fascicoli in mano, tastando nella
borsa per recuperare la chiave. L'aria fredda e secca
dell'inverno le pungeva i polmoni mentre il buio cominciava
ad avvolgere la citt. Nelle case si accendevano
le prime luci, a mano a mano che la gente rientrava prima del coprifuoco.
L'angoscia che la conversazione con il capitano
Cartwright le aveva procurato le stringeva lo stomaco.
Aveva affrontato il resto della giornata come un automa:
aveva assistito i dottori Whitaker e Peabody, aiutato
l'infermiera Pavlopolous a ricomporre una frattura a un
braccio e infine consumato il pranzo senza scambiare
una parola pi del necessario. Il dottor Peabody le
aveva chiesto se si sentiva bene, e lei aveva annuito senza
dare spiegazioni. Durante il viaggio di ritorno sul minibus,
il peso degli eventi della mattinata le si era riversato
addosso opprimendola in modo insopportabile.
La bicicletta di Leila era vecchia, ma ben tenuta. La
catena non cigolava mai e anche il campanello funzionava
alla perfezione. Lei si chin per infilare la chiave
nel lucchetto, e proprio mentre la girava ud un botto
improvviso a qualche isolato di distanza. Alzando gli occhi
vide una colonna di fumo levarsi nel cielo del crepuscolo.
Probabilmente avevano colpito la stazione di polizia.
Per qualche attimo Leila rimase in piedi immobile,
impugnando le fredde manopole del manubrio. Sent le
urla, le grida, una sirena. Avrebbe dovuto aspettare i feriti
che di l a poco sarebbero arrivati numerosi all'ospedale?
Aveva il dovere di soccorrere le vittime?
Inforc la bicicletta e si avvi verso casa. Non valeva
la pena rischiare di fare tardi un'altra volta. A Mosul la
violenza era all'ordine del giorno e lei non poteva farci
niente. Magari avrebbe curato le ferite di un innocente
che sarebbe finito ammazzato il giorno dopo. Inshallah
mormor. Si mise a pedalare velocemente per rientrare
in tempo per la cena.
Percorse varie strade e vicoli nel suo solito tragitto
tortuoso. Guardandosi alle spalle un paio di volte, not
un'auto di colore rosso scuro che la seguiva a breve distanza.
Corrugando la fronte, infil uno stretto sentiero
fiancheggiato da cespugli per poi sbucare di nuovo
sulla strada principale. La macchina rossa e sporca era
ancora l. Spaventata, Leila fece una svolta e torn indietro.
L'auto non l'aveva seguita. Ridendo della sua
stessa paranoia, ricominci a pedalare verso casa.
Erano le sei e mezza, un orario ragionevolissimo,
quando Leila spinse la bicicletta oltre il cancello. Preg
tra s che Tamir non ritornasse sulla questione del lavoro
e si domand se e quando gli americani sarebbero
piombati l con i fucili, le radio e i cappucci di stoffa
nera per portare via suo padre nella notte. Si chiese se
avrebbero arrestato tutta la famiglia. Poi immagin
James Cartwright che la portava di peso nel deserto,
e la cosa le procur un piacevole brivido che soffoc
dandosi un pizzicotto sul polso.
Era meglio evitare quel genere di pensieri.
Mamma? chiam Leila nel corridoio. Pap? Sono
arrivata.
Siamo qui le rispose Umm Naji dal salotto principale.
Leila entr e si mise a sedere. Hai bisogno di aiuto
per la cena? chiese a sua madre.
Certo rispose Umm Naji, seduta accanto a un Tamir
particolarmente silenzioso. Fatima  gi in cucina.
Strinse severamente le labbra per sottolineare che la figlia
pi diligente stava facendo il suo dovere.
Vado a cambiarmi disse Leila alzandosi. Era sollevata
perch i suoi genitori non avevano fatto commenti
sull'orario.
Leila la chiam Tamir. Lei si costrinse a guardare
il padre negli occhi, nonostante la certezza che lui le
avrebbe letto nel pensiero e capito dove aveva trascorso
le sue giornate ultimamente.
S? rispose torcendosi nervosamente le mani dietro
la schiena.
Oggi  arrivata una lettera per te le annunci
Tamir, estraendo una busta dalla tasca. Credo che sia
di tuo cugino.
Quale? replic Leila con una nota di brio nella
voce, ricordando la reazione di James quando gli aveva
parlato dei suoi ottocento cugini.
Abdul, naturalmente rispose Tamir. Quello che
 rimasto ospite da noi per un mese. Te ne sei gi dimenticata?
Ah, lui disse Leila. Grazie, pap. Prese la busta,
felice di avere un'ulteriore scusa per congedarsi dagli
sguardi insistenti dei genitori. In camera pos la lettera
su una mensola, rimandandone la lettura a un altro
momento. All'anno successivo, magari.
Poi, dopo essersi infilata un vecchio vestito nero da
casa, raggiunse Fatima in cucina. La sorella aveva quasi
finito di preparare riso e stufato di pollo. Leila si lasci
cadere sullo sgabello e allung le gambe. Com' andata
oggi all'asilo? s'inform.
Bene rispose Fatima rimestando nel pentolone con
un cucchiaio di legno. Poi sembr animarsi di colpo. E
a te come  andata oggi, sorella?
Bene disse Leila. Magari stasera ti racconto.
Certo.
Hai sentito Khaled oggi?
Mi ha telefonato rispose Fatima sorridendo. Tutto
procede per il meglio.
Bene comment Leila, nonostante un crescente
senso di oppressione. Bene. Per qualche oscuro
motivo temeva l'arrivo del mattino seguente, come se
all'orizzonte si addensasse uno scuro nuvolone di polvere
la cui sabbia l'avrebbe presto accecata. Sentiva che
si sarebbe innescata una spirale di eventi irreversibili e
che la guerra che violentava l'Iraq sarebbe entrata fin
dentro casa al-Ghani.
Non  colpa mia cercava di convincersi mentre
prendeva le posate per apparecchiare.  colpa di pap.
 lui che ci mette in pericolo.  lui che cospira, che prepara
la violenza, che fomenta la rabbia. Non sono io.
Non sono io. Entr nel salotto a disporre le forchette e
i cucchiai sul tavolino basso e tondo. Quindi arriv anche
Fatima con la pentola dello stufato e un mestolo, e
la famiglia si riun per la cena.
Ne avanzer sicuramente non pot fare a meno di
osservare Leila, notando la quantit di cibo.
Pu darsi disse Umm Naji. Nel caso, ne dar ai
vicini.
Sono sicura che lo farai pens Leila. Anche sua
madre era responsabile di quella situazione, bench di
fronte all'ostinato fanatismo di Tamir non ci fosse nulla
che una donna potesse fare se non assecondarlo. Leila
si port alla bocca una cucchiaiata di stufato e il riso
le sembr segatura bagnata. Deglut a fatica. Guard
il volto magro di suo padre, la barba che andava ingrigendosi,
gli occhi nocciola che tradivano un entusiasmo
febbrile. Umm Naji, che gli sedeva accanto, sbatt
le lunghe ciglia tra le pieghe del volto pieno; il naso
dritto e deciso era l'unica traccia dello spirito guerriero
dei curdi riconoscibile in lei. In quel momento Leila
sent che i suoi genitori le erano estranei, che con le
loro imponderabili motivazioni e i loro oscuri principi
alimentavano il cancro dell'incertezza.
Una figlia doveva potersi fidare dei propri genitori.
Una figlia doveva poterli considerare baluardi incrollabili
nel turbine dei cambiamenti, trovare in loro
protezione dalla brutalit di un mondo lacerato dalla
guerra. La fiducia di Leila nei confronti della sua famiglia,
invece, s'indeboliva di giorno in giorno. Con
il passare degli anni vedeva i suoi genitori sempre pi
com'erano: persone sprovvedute che cercavano di barcamenarsi
nella vita e prendevano le decisioni in base
agli insegnamenti ricevuti, a quanto imponeva la societ
o spinti dall'istinto.
Mentre tutta la famiglia cenava nella casa silenziosa,
con loschi figuri rintanati in cortile che aspettavano di
entrare in azione e Tamir che guardava le sue donne
con un misto di orgoglio e sospetto, Leila sent la facciata
della loro vita d'un tempo sgretolarsi. Lei era diversa
dai suoi genitori e non poteva condividerne le
scelte. Era un'estranea in casa propria. Perch insistere
con quella finzione? Poteva andarsene, magari cercare
ospitalit da qualche amica con una famiglia pi
moderata, oppure raggiungere le cugine curde a Dohuk.
In ogni caso, si rendeva conto di non poter restare ancora
a lungo con i genitori.
Dopo cena Fatima prese Leila in disparte. Andiamo
in camera tua a chiacchierare le propose in un
sussurro.
Na'am concord Leila.
Rifugiatesi di sopra, le ragazze si sedettero sul letto e
Fatima prese una mano della sorella tra le sue. Com'
andata veramente al lavoro oggi? le chiese.
Oh, Fatima cominci Leila. Non so come devo
comportarmi. Sospir. Sono fortunata, perch alla
base c' un amico su cui posso contare. Lui... insomma,
questa persona stamattina mi ha detto una
cosa... Il nome della nostra famiglia figura in un elenco
di sovversivi.
No! esclam Fatima. Deve esserci un errore.
Nessun errore disse Leila. Ti ho detto che nostro
padre nasconde i mujaheddin nel pozzo in cortile. Ne
sono sicura insist, vedendo Fatima ancora incredula
e perplessa. Non capisci, Fatima? Tutto torna!
Fatima scosse il capo. Non posso credere che li abbia
portati qui in casa.
Nostro padre  un uomo osserv Leila. Gli uomini
pensano solo a se stessi. Tutta questa violenza 
colpa della stupidit degli uomini.
Mi sembri un po' acida la interruppe Fatima.
Che cosa? salt su Leila, incapace di credere alle
proprie orecchie. Non sono affatto acida, Fatima. Gli
uomini sono cos e basta. Prenderne atto non significa
essere acida. Cerco solo di... capirci qualcosa. Mi sembra
che la mamma ti abbia fatto il lavaggio del cervello,
con tutte quelle chiacchiere sul matrimonio. Anche se
ti sposi, sei sempre Fatima!
Hai proprio la luna storta, oggi comment la sorella.
Leila fu sul punto di sbottare, ma si trattenne. Fatima
reagiva in quel modo per sfuggire alla sgradevole
situazione della presenza dei terroristi. Lascia perdere
tagli corto Leila. Non sapevi nulla dei mujaheddin
prima che te ne parlassi io, vero? Odio tutti i
segreti di questa casa!
Fatima scroll le spalle. No, certo che non lo sapevo,
e non voglio nemmeno credere a quello che hai
detto le rispose. Insomma, Leila, ne sei sicura?
Al cento per cento rispose lei. Se non ti fidi, vai
in cortile e apri il pozzo. Li vedrai con i tuoi occhi.
Ti credo, adesso disse Fatima. Scusami. Hai ragione
a proposito del matrimonio, non penso ad altro.
Leila si appoggi con la schiena alla parete, felice
che la sorella avesse finalmente capito. Adesso il problema
: che cosa facciamo? Prima o poi gli americani
verranno a cercare nostro padre e vorranno sapere
dove sono i mujaheddin. E noi cosa diremo?
Spero che accada dopo che mi sar trasferita da
Khaled rispose Fatima. Sono sicura che tu riuscirai a
inventarti qualche bugia per gli americani.
Leila aveva gi mentito a James omettendo certi particolari,
ma non era certa di poter continuare a farlo.
Aveva cambiato idea su chi avesse torto e chi ragione.
Stremata e confusa dalla piega complicata che stava
prendendo la sua vita, diede la buonanotte alla sorella
con un abbraccio e si prepar ad andare a dormire.
Non si preoccup di aprire la lettera di Abdul, anzi
l'aveva gi dimenticata. Le stava crollando il mondo
addosso, e non aveva tempo per gli sciocchi messaggi
di un cugino n per il suo marmocchio di cinque anni.
Quando arriv al lavoro, il giorno dopo, Leila si
autoconvinse che gli americani la guardassero con sospetto.
La credevano una terrorista in incognito? Una
spia nemica? Una donna con cugini pericolosi? Sper
di incontrare James, l'unica presenza rassicurante degli
ultimi giorni. Non dovette aspettare molto per vederlo,
perch il capitano l'attendeva nel corridoio del reparto
dove si erano salutati la mattina precedente.
Questa volta non era solo. Nell'uomo che gli stava
accanto Leila riconobbe Travis Pratt, l'agente della CIA
dalle dita affusolate che aveva tentato di smentire le torture
inflitte al prigioniero iracheno. Era in borghese:
pantaloni e camicia cachi. Al vederlo Leila prov una
repulsione istintiva.
Signorina al-Ghani disse Pratt. Buongiorno.
Buongiorno rispose lei, fredda. Avrebbe voluto
che quell'uomo si dileguasse: la sua presenza annunciava
guai.
Ciao, Leila la salut James piuttosto imbarazzato.
Lei gli rispose con un cenno del capo, intercettando i
suoi occhi azzurri. Se non ci fosse stato Travis, probabilmente
le sarebbe sfuggito un sospiro, ma si trattenne e
abbass lo sguardo.
Il signor Pratt desidera parlarti le spieg James.
Devo cominciare a lavorare replic lei.
Pratt le sorrise. Vede, Leila... posso chiamarla per
nome?
Mi chiami signorina al-Ghani, per favore.
Pratt la guard sorpreso, ma prosegu: Mi  arrivato
un certo rapporto in cui compare il suo cognome... Si
tratta di un cugino, no? Il capitano Cartwright mi ha
detto che lei potrebbe sapere qualcosa della guerriglia.
Non sappiamo tutti qualcosa della guerriglia?
ribatt Leila, avviandosi lungo il corridoio in direzione
del piccolo guardaroba in cui si trovavano gli armadietti
del personale. Non avrebbe permesso a quella
storia di intralciare il suo lavoro in ospedale e sperava
che qualche medico intervenisse per levarle di torno
quell'agente decisamente molesto. Tutti noi vediamo
bambini rimasti senza una gamba o un braccio, o i corpi
dei feriti per la strada. Certo, signor Pratt, ne so qualcosa
della guerriglia concluse Leila senza voltarsi a
guardarlo.
Pratt l'aveva seguita, mentre James si era mantenuto
a una certa distanza.
In pochi istanti Leila apr il suo armadietto, ripose
la borsetta ed estrasse il camice bianco. Lo indoss in
silenzio, ignorando Pratt. Forse era un errore essere
scortese con lui, ma non riusciva a fare altrimenti. Le
poche rivelazioni sulla sua famiglia che aveva fatto il
giorno prima a James le sembravano un errore, a posteriori.
Avrebbe voluto potersi rimangiare tutto. Adesso
sapeva che James non le aveva posto quelle domande
per curiosit personale, ma che altri gli avevano chiesto
di farlo. Non voleva trovarsi nella condizione di dover
mentire spudoratamente.
Pratt raddrizz la schiena con studiata lentezza,
senza smettere di sorridere. Mentre il suo sguardo tradiva
qualche macchinazione, il suo volto insignificante
rimase imperturbabile. Lanci un'occhiata a James
e quindi torn a scrutare Leila. Mi dispiace di averla
trattenuta disse. Ora tolgo il disturbo. Mi hanno
detto che lei  una delle migliori interpreti qui alla base,
e certamente avr molto lavoro. Buona giornata, signorina
al-Ghani. Pratt concluse la frase con un inchino e
un sorriso. Poi si gir e s'incammin lungo il corridoio,
facendo cenno a James di seguirlo.
Il capitano rivolse a Leila uno sguardo solidale prima
di allontanarsi in silenzio con Pratt.
Quella conversazione l'aveva lasciata perplessa.
Leila cerc di togliersela dalla mente mentre allacciava
il camice sopra l'abaya blu scuro. In reparto, dopo
averla salutata, il dottor Whitaker le annunci che in
giornata avrebbero dimesso Hazim, il detenuto ferito
alla gamba.
Deve spiegargli come e quando prendere gli antibiotici
disse il dottor Whitaker. Altrimenti sappiamo
che cosa gli succeder.
Leila lo sapeva. Se la terapia antibiotica non fosse
stata seguita scrupolosamente, i batteri avrebbero infettato
la ferita e il sangue. In tal caso Hazim sarebbe
dovuto andare all'ospedale civile per ulteriori cure, oppure
sarebbe morto, al che la sua famiglia avrebbe incolpato
gli americani. Seguendo le istruzioni del dottor
Whitaker, Leila compil una ricetta in arabo e spieg
ad Hazim quanto fosse importante prendere tutte le
pillole.
Mi raccomando, non le venda n le regali a qualcun
altro lo ammon in tono severo. Capito?
Hazim aggrott la fronte. S, signora le rispose.
Mentre si allontanava, a Leila sembr di udirlo sussurrare:
Puttana americana. Si sent avvampare e
sper di aver capito male.
Leila, stavo pensando una cosa le disse il dottor
Whitaker, accarezzandosi i baffi mentre erano seduti
nella sala pausa, insieme a un paio di infermiere che
chiacchieravano fitto tra loro. Visti i suoi interessi,
dovrebbe prendere in considerazione l'Imperial College
di Londra. Certo, non  in America, ma nell'ambito
della ricerca  una delle migliori universit del
mondo e naturalmente tra i corsi di laurea c' anche
medicina. Whitaker giocherell con gli ultimi chicchi
di riso nella ciotola che aveva preso in mensa. Londra
le piacerebbe di sicuro. Ci sono moltissimi musei e in
un attimo si pu raggiungere la campagna... Mia sorella
Anne abita l con la sua famiglia e io sono andato
a trovarla un paio di volte.
Londra ripet Leila, soppesando mentalmente
l'idea. Le sembrava un posto lontano ed estraneo, una
citt di luci bianche dove le persone camminavano veloci
e gli edifici erano lindi e splendenti. Crede che mi
troverei bene? chiese cercando di non lasciar trasparire
la sua disperata speranza.
Penso proprio di s rispose il medico, alzandosi
per gettare nel cestino la ciotola di plastica. Ci pensi.
Come le ho detto, posso scriverle una lettera di referenze
per qualunque universit lei scelga.
Grazie ribatt Leila, fissando la superficie di plastica
consunta del tavolino. A sentire il dottor
Whitaker, sembrava tutto cos facile... Lei non avrebbe
dovuto far altro che raggiungere l'Occidente e tutto sarebbe
andato per il meglio. Nella realt, invece, la prospettiva
era cos remota da farle spuntare imbarazzanti
lacrime negli occhi. Un tempo Leila avrebbe permesso
a quel sogno di prendere corpo, ma ultimamente aveva
la certezza che la follia che paralizzava il suo paese
avrebbe finito per uccidere anche lei. Sarebbe caduta
a terra, un cadavere insanguinato avvolto in un sudario
blu scuro, crivellato di proiettili e intriso di lacrime.
Per fortuna, quel giorno non aveva incontrato n James
n il suo amico Pratt e quando, alle sei e venti del
pomeriggio, arriv davanti all'ospedale Al-Razi, decise
di concedersi un diversivo. Sleg velocemente la bicicletta
e cominci a pedalare verso il quartiere dove
abitava. Nel frattempo, prese il telefonino dalla borsetta
che aveva posato nel cestino davanti.
Il suo cellulare - un Nokia color argento - era vecchio,
ma di buona qualit. La vernice superficiale era
venuta via in pi punti rivelando la plastica bianca sottostante,
ma i tasti funzionavano. Il display si illumin
di verde mentre lei scorreva la rubrica cercando il numero
di casa. Premette il tasto per inoltrare la chiamata.
Il telefono, dall'altra parte, squillava libero e il
suono le giungeva attutito attraverso il velo. Tamir rispose
al quarto trillo.
Pronto? disse con tono burbero.
Ciao, baba cinguett Leila. Come stai? gli
chiese, imitando senza rendersene conto i convenevoli
americani.
Sto bene rispose Tamir.
Sto tornando dal lavoro continu lei. Ma volevo
chiederti se posso andare allo Jedd, l'internet-caf del
signor Kateb.
Ah fece il padre. Stai tornando a casa? Dove sei
di preciso?
Vicino all'internet-caf rispose lei. Per fortuna
ho la bicicletta, cos vado pi veloce di tutti quelli a
piedi.
Non starci pi di un'ora ordin Tamir.
Promesso rispose Leila. Un'ora le sarebbe bastata,
o almeno sperava.
Ottenuto il permesso, riagganci. Suo padre desiderava
far valere la propria autorit su di lei e Leila non
aveva alcuna intenzione di farlo arrabbiare di nuovo.
In quel modo, Tamir avrebbe creduto di controllarla.
Lo Jedd cybercaf era una stanza minuscola in un
edificio all'angolo tra un viale molto trafficato e una via
stretta che consentiva a malapena il passaggio di una
coppia di asini. Leila parcheggi la bicicletta nel vicolo,
legando la catena alla grata metallica che proteggeva
una piccola vetrina. Si graffi un dito contro una
sbarra. Ahi! esclam e si port il dito escoriato alle
labbra.
All'interno del locale c'erano sei computer lungo la
stessa parete con una sudicia sedia di plastica davanti
a ciascuno. Su uno stretto banco di legno tutto graffiato
c'erano il telefono per le chiamate internazionali
e una pila di fogli. L'unica lampada al neon sfarfallante
appesa al soffitto inondava la stanza di una luce bluastra.
C'era sempre un certo affollamento verso le sei e
mezza e il solo computer libero in quel momento era
l'ultimo della fila.
Leila fu lieta di quella posizione appartata, poich
non le piaceva che sconosciuti la sbirciassero mentre
navigava in internet. Il ragazzo al banco indossava le
cuffie e il ritmo della musica pop araba che stava ascoltando
si sentiva anche da qualche metro di distanza.
Intercett con i suoi occhi scuri lo sguardo di Leila
che lo salutava con un cenno del capo e annot l'ora
del suo arrivo su un blocco dalle pagine stropicciate.
La sedia di plastica stridette sul pavimento di cemento
grezzo mentre Leila si accomodava sistemando la borsetta
per terra, tra le gambe.
La connessione internet era lentissima rispetto a
quella della base americana. Mentre, infatti, la rete militare
sfruttava l'accesso satellitare, l'internet-caf doveva
invece accontentarsi di una connessione attraverso
l'obsoleta e inaffidabile rete telefonica, che il pi delle
volte non funzionava. Quello per era un giorno fortunato
e, dopo aver armeggiato con il mouse appiccicaticcio,
Leila digit l'indirizzo che desiderava: si trattava
di un motore di ricerca. Si guard alle spalle per
accertarsi che nessuno la osservasse. Al lavoro le sarebbe
stato impossibile fare un'indagine simile. Nella finestra
di ricerca digit le seguenti parole, in inglese: tortura,
detenuti, Iraq. Clicc sul pulsante cerca e
aspett, mentre lo schermo diventava bianco e il computer
ronzava come se stesse elaborando un pensiero.
Infine, comparvero i risultati della ricerca.
Leila clicc innanzitutto sul link che le sembrava pi
affidabile e che rimandava a un rapporto di Amnesty International
sulla tortura e le violazioni dei diritti umani
da parte delle forze della coalizione in Iraq. Il file era
enorme e lei si rese conto che non sarebbe riuscita a
leggerlo tutto. Si annot l'indirizzo e pass oltre. Era
alla ricerca di qualche testimonianza diretta, di qualcosa
che la aiutasse a capire chi erano i responsabili dei
maltrattamenti e dove finivano poi i prigionieri. Dopo
una decina di minuti capit in un blog scritto in arabo
da qualcuno che usava un server egiziano.
Scorse i post con crescente interesse. L'autore, che
adoperava il nickname Sammurabi, raccontava di
essere stato detenuto per due anni: dopo essere stato
fatto prigioniero a Baghdad e trattenuto in Iraq senza
processo n capi d'imputazione per pi di un anno, era
stato imbarcato su un aereo e spedito in una localit
dal clima polare. Non sapeva dove fosse finito, ma le
guardie della struttura in cui si trovava parlavano una
lingua straniera che a lui sembrava slavo. In ogni caso, erano gli americani a gestire la prigione, scriveva Sammurabi,
e vi effettuavano strani esperimenti.
I prigionieri erano tenuti in isolamento, con i soli
abiti che avevano addosso e una copia del Corano. A
volte erano lasciati a se stessi per intere settimane, durante
le quali gli unici contatti umani avvenivano in occasione
dei pasti, due volte al giorno. Le celle erano
spartane ma pulite, con un buco per i bisogni e una
rozza panca di legno su cui dormire. A Sammurabi la
prigione era sembrata nuova, perch non c'erano topi
e l'intonaco sui muri di cemento sembrava recente.
Scriveva inoltre che, appena arrivato, non aveva potuto
interagire con alcun essere umano per cinque settimane.
Aveva tenuto il conto dei giorni incidendo tacche
sulla panca con le unghie. Poi tutto era cambiato. Un
giorno erano arrivati due americani in borghese che lo
avevano trascinato in un'altra stanza per picchiarlo con
un lucido bastone nero. Uno dei due parlava arabo e
minacciava di chiamare i nerboruti guardiani del posto
per farlo violentare. Dopo averlo spaventato a morte,
gli avevano dato una tavoletta di cioccolato e una tazza di t.
Il giorno successivo era stato ancora pi strano.
Sammurabi scriveva che gli americani avevano sistemato
fuori dalla sua cella un registratore, inserendovi
un CD con la colonna sonora del Mago di Oz e facendolo
andare ininterrottamente per cinque giorni.
Sammurabi non parlava inglese, ma dopo il terzo giorno sapeva
a memoria tutte le canzoni. Il quinto giorno, nel
bel mezzo di Follow The Yellow Brick Road, avevano
spento il CD di colpo. Poi, per due giorni, lo avevano
lasciato nel pi completo isolamento e senza cibo.
A mano a mano che leggeva, Leila era sempre pi
sconcertata. Era una storia troppo bizzarra per essere completamente inventata.
Nella settimana successiva all'episodio del Mago di
Oz, Sammurabi era stato trascinato fuori dalla sua cella
un'altra volta e condotto in una stanza dove gli avevano
applicato alcuni elettrodi alla testa. Temeva di essere
torturato, scriveva, ma invece si era trovato davanti un
uomo che sembrava un medico, accompagnato da un
interprete. Lo avevano tempestato di domande: quesiti
banali tipo dove era nato, come si chiamava o se
amava sua madre, intervallati da altri, bizzarri, come
Quanto spesso leggi il Corano?, oppure Hai mai
avuto contatti con Abu Musab al-Zarqawi?, il che era
veramente ridicolo perch tutti, compresa Leila, sapevano
che al-Zarqawi era gi morto.
Infine, gli avevano chiesto se gli piaceva Il mago di Oz.
Leila si procur una penna e un foglio e si annot i
passaggi salienti del blog. Voleva parlarne con qualcuno;
con James, magari. Nel resto del racconto Sammurabi
riferiva di maltrattamenti vari, come quando
gli americani avevano dileggiato il Corano, gli avevano
rovesciato un secchio di urina sulla testa e lo avevano
costretto a bere sangue di maiale. A quel punto, Leila
stessa si sent offesa per quel poveretto. L'ultimo particolare
non faceva che aumentare la veridicit della storia:
nessun musulmano avrebbe mai ammesso la vergogna
di aver bevuto sangue di maiale, se la cosa non fosse stata vera.
Nell'ultimo post Sammurabi raccontava di essere
stato finalmente rilasciato e abbandonato in un vicolo
di Baghdad, poco lontano da dove l'avevano prelevato
due anni prima. Scriveva di aver poi lasciato il paese
per farsi ospitare da alcuni cugini all'estero (in Egitto,
pens Leila sulla base dell'indirizzo del blog), di non
desiderare alcuna pubblicit e di non voler rivelare la
propria identit; con quelle righe si limitava a rendere
pubblica la sua esperienza del circuito di detenzione
degli americani. Il post finale risaliva a tre mesi prima,
e da allora il sito non era pi stato aggiornato.
Che strano disse Leila tra s. Prese nota della data
dell'ultimo post, dell'indirizzo del blog, e accanto vi
scrisse Vero?. Controll l'orologio sullo schermo e si
accorse che le restavano solo una decina di minuti; poi
doveva andarsene, come promesso a suo padre.
Le e-mail poteva controllarle al lavoro, usando il
computer del dottor Whitaker, per cui fece qualcosa
che a Camp Diamondback non avrebbe potuto fare:
torn alla pagina del motore di ricerca e digit il nome di James Cartwright.
Arross violentemente mentre i risultati della ricerca
comparivano sullo schermo. Non le sembrava vero di
essere cos sfrontata, ma la curiosit l'aveva sopraffatta.
Solo per controllare che non sia ricercato per omicidio
o qualcosa del genere si disse, ben sapendo che difficilmente
James sarebbe stato un ufficiale se avesse avuto
precedenti criminali. Dopo aver fatto scorrere una serie
di siti irrilevanti, alcuni dei quali dedicati a ricerche
genealogiche, Leila trov uno spunto interessante. Era
un trafiletto intitolato Uno dei nostri ragazzi premiato al
concorso di scrittura con un link a James Cartwright e a
un articolo del quotidiano The News-Gazette.
Leila clicc sul link e, quando la pagina si visualizz
sullo schermo, trattenne a stento un sorriso divertito.
L'articolo riportava la foto di James, allora quattordicenne,
che impugnava raggiante un pezzo di carta. Il
resoconto riferiva che il giovane Cartwright aveva partecipato
a un concorso nazionale con un racconto di
fantasia intitolato La chiave di casa, vincendo una borsa
di studio per il college del valore di cinquemila dollari.
Una somma di tutto rispetto, soprattutto nel 1994.
Nell'articolo si riferiva che James abitava a Lexington,
in Virginia, che i suoi genitori si chiamavano Sam e
Jenny, e che la sorella minore, Marybelle, era una ballerina
provetta. James avrebbe frequentato la Rockbridge
County High School l'autunno seguente e il suo
sogno, da grande, era quello di fare lo scrittore.
Leila si appoggi con un sospiro allo schienale della
sedia di plastica. Clicc sulla X in cima allo schermo
per chiudere la pagina prima che qualcuno la vedesse
contemplare la fotografia di un ragazzino americano. E
comunque era ora di andare. Prese la borsetta, si alz
e pag la sua ora di navigazione al ragazzo al banco.
Quando sleg la bicicletta, era ormai calata la sera:
sentiva l'umidit premerle sulle spalle mentre pedalava
verso casa. Nei cinque minuti di tragitto si rituff mentalmente
nel mare di informazioni che aveva appena
acquisito: il resoconto inquietante di Sammurabi sul
centro di detenzione americano, il rapporto interminabile
di Amnesty International sulle violazioni dei diritti
umani in Iraq e l'innocente normalit di un vecchio articolo
di giornale su un ragazzino di nome James che
voleva fare lo scrittore.
Una volta rincasata, Leila si ripromise di tenere traccia
in modo sistematico di quello a cui le capitava di assistere.
La violenza, le conversazioni, lo strano comportamento
nei confronti dei detenuti erano cose troppo
pesanti da tenersi dentro. Voleva fissare in modo concreto
quelle esperienze, per cui decise che avrebbe tenuto
un diario. Avrebbe registrato i rapporti con gli
agenti dei servizi segreti, descritto (nel bene e nel male)
il trattamento riservato ai detenuti alla base, messo nero
su bianco i piani di suo padre, origliati e carpiti a sua
insaputa. Prepar una penna e un quaderno a righe, e
cominci a trascrivere gli appunti annotati all'internet-
caf. Poi cerc di ricostruire quel che ricordava dei
terroristi che aveva curato: che tipo di ferite avevano riportato
e come erano stati accolti. A farci una brutta figura
erano soprattutto gli iracheni.
Scrivere ebbe l'effetto terapeutico di distenderle i
nervi e, una volta finito, Leila si sent meglio, come
ripulita. Prese il quaderno e apr l'armadio. Nell'ultimo
cassetto in basso teneva una scatola persiana a incastro,
di quelle che si comprano nei negozietti per turisti. Era
un vecchio regalo di compleanno di suo padre. Il rivestimento
d'argento era ossidato, ma aveva una serratura
con la combinazione, che Leila aveva impostato in
modo che il disegno filigranato di un fiore si allineasse
con quello di un uccellino. Gir pi volte il fiore e la
scatola si apr con uno scatto; quindi pieg il quaderno
e lo infil dentro.
Tenere un diario poteva crearle grossi problemi, ma
la sua coscienza le imponeva di farlo: era necessario
mettere nero su bianco il peggio che le toccava vedere
da parte sia degli americani sia dei mujaheddin. Solo
cos il male diventava sopportabile. Avrebbe custodito
le pagine del diario nella scatola segreta, dove sarebbero
rimaste nascoste, in attesa. Con un gran sospiro,
Leila chiuse lo scrigno.
Aveva mille altre cose da fare.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Il giorno seguente l'ospedale di Camp Diamondback fu
letteralmente preso d'assalto. Dopo uno scontro a fuoco
a nord della citt erano arrivati cinque mujaheddin feriti
piuttosto gravemente. Due avevano lesioni multiple
al torace e il terzo un proiettile conficcato nel cervello.
Leila temeva che quest'ultimo potesse riportare danni
permanenti. Gli altri due guerriglieri erano stati colpiti
dalle schegge di una granata e curarli sarebbe stato
davvero difficile: i frammenti di metallo penetrati nella
pelle sanguinavano e laceravano i tessuti, conficcandosi
sempre pi in profondit.
Leila si rivolse direttamente ai pazienti per informarsi
sul loro stato e tradusse in inglese la descrizione dei sintomi
che accusavano. Come sempre, rimase stupefatta
dalla professionalit di Whitaker e Peabody. Rispettavano
nel modo pi totale il loro giuramento di medici e
nel prestare le cure non facevano alcuna distinzione tra
americani e iracheni, amici e nemici. Lavoravano con
dedizione assoluta e per Leila erano diventati modelli
da imitare. Ancora una volta, ebbe la sensazione che i
pazienti fossero non persone, ma congegni da riparare.
La cosa, per, non le sembrava pi negativa, anzi: svuotava
di significato ogni etichetta - quella di terrorista,
di soldato o di combattente - e rendeva tutti uguali
nella sofferenza.
Nell'atmosfera fredda e sterile del reparto, Leila e
una delle infermiere americane si attivarono per attaccare
ai monitor il paziente ferito alla testa. L'infermiera,
Jessica Quinn, aveva pi o meno l'et di Leila e faceva
girare la testa agli uomini, con i suoi splendidi capelli
castani e il suo viso a forma di cuore, dolce e al tempo
stesso attraente. Leila non la conosceva bene, ma in quel
momento ne apprezz l'efficienza e il sangue freddo.
Senza dire una parola, le due donne aggiunsero un anestetico
nella flebo dell'uomo e contrassegnarono i punti
dove era ferito per prepararlo all'intervento chirurgico.
Si chiama Ibrahim disse Leila.
Ah, s? replic Jessica.
Cos mi ha riferito il suo amico, quello della granata
precis Leila. Come la prassi prevedeva, aveva
interrogato i mujaheddin per cercare di saperne quantomeno
il nome e l'et. I due uomini feriti dalla granata
erano coscienti, al contrario degli altri tre. Prima che
anche loro, dopo l'anestesia, perdessero conoscenza,
Leila si era fatta dire i nomi di tutti gli altri: Ibrahim,
Mohammed, Ravi. Non aveva capito bene chi fosse
chi, tranne che Ibrahim era quello ferito alla testa.
Gli servirebbe un ospedale di quelli seri comment
Jessica. E un buon neurochirurgo.
In ogni caso osserv Leila non so se riuscirebbe
a farcela. Sembra che il proiettile abbia attraversato il
lobo temporale destro. Diventer - come dite in America?
- un vegetale.
Jessica scoppi a ridere forte. Gi, un vegetale ripet.
Poi guard Leila con curiosit. Non so come ti
chiami le disse.
Leila. Tu sei l'infermiera Quinn, vero?
Esatto rispose lei. Chiamami pure Jessica, se vuoi.
Jessica ripet Leila. Piacere di conoscerti.
Sei la traduttrice? O fai anche l'infermiera? le
chiese Jessica mentre fasciavano la testa di Ibrahim e
poi riportavano i loro interventi sulla cartella clinica appesa
al letto.
Non sono un'infermiera rispose Leila sospirando.
Ho studiato scienze biomediche e fatto un po' di pratica.
Vorrei laurearmi in medicina, e questa  un'ottima
palestra.
Oh disse Jessica. Ti auguro di riuscirci. Hai l'atteggiamento
giusto.
Grazie! replic Leila, lieta dell'incoraggiamento.
Me l'ha detto anche il dottor Whitaker. Spero che abbiate
ragione entrambi.
Parli un ottimo inglese comment Jessica.
Grazie disse Leila di nuovo.
Fumi? le chiese Jessica. Ho bisogno di una pausa.
No, non fumo rispose Leila. In realt il fatto che
alcune donne americane avessero quell'abitudine da
uomini continuava a scioccarla. Ma ti faccio compagnia,
se vuoi.
Okay accett Jessica. Uscirono dall'edificio e Jessica
si accese una sottile sigaretta bianca. Il cielo era
fosco, e anche se le nuvole non sembravano portare
pioggia, Leila lo trov opprimente.
Ti ho vista parlare con il capitano Cartwright l'altro
giorno disse Jessica e Leila dedusse che l'infermiera
l'aveva tenuta d'occhio, anche se non la conosceva.
James? S conferm Leila, ricorrendo confidenzialmente
al nome di battesimo del capitano per segnare
il suo territorio.
Un tipo notevole, no? osserv Jessica.
Non ci ho fatto caso ment Leila.
Davvero? Jessica aspir una lunga boccata e scroll
la cenere con un gesto aggraziato del polso. Be', tutte
le altre donne, qui alla base, ci hanno fatto caso.
Forse dovrebbero pensare pi al loro lavoro che
agli uomini comment Leila. Aveva l'orribile sospetto
che Jessica stesse per confessarle di nutrire un interesse
per James o per rivelarle di avere un appuntamento con
lui. Leila non sapeva bene come le americane gestissero
situazioni del genere ma, a giudicare dai film di Hollywood
che aveva visto, sapeva che erano piuttosto aggressive
e inclini alle storie d'amore. Andavano a letto
con gli uomini prima di sposarsi e non esitavano a dare
la caccia ai tipi notevoli come James. Leila si sentiva
intimidita, come un coniglietto accanto a una tigre.
Ma il commento successivo di Jessica la tranquillizz.
Tanto con lui  inutile disse l'infermiera. Cartwright
non si  mai sbilanciato con nessuna, qui alla base. 
un tipo troppo perbene. E riservato, anche. Quelli
delle forze speciali lo sono spesso, del resto.
Ah! Leila cerc di contenere il sollievo e si rimprover
addirittura per averlo provato. Avrebbe dovuto
rivolgere anche a se stessa il consiglio che aveva
dato alle altre e pensare pi al lavoro che agli uomini.
Con una risatina, Jessica gett il mozzicone per terra.
Rientriamo? Gli indigeni saranno impazienti di ricevere
le nostre cure. Oh, scusa si affrett ad aggiungere
vedendo l'espressione di Leila. Non intendevo offendere
nessuno. Sai com'...
Leila non sapeva com'era, ma quell'offesa, seppur
velata, non la stupiva. Poteva dirsi fortunata che
nessuno la apostrofasse con parolacce o insulti come
quelli riservati ai mujaheddin, o alle volte anche a innocui
passanti, dalle pattuglie che sfrecciavano nei loro
rombanti veicoli blindati Stryker. Si domand cosa
passasse per la testa degli americani quando vedevano
lei, Leila al-Ghani, lavorare in ospedale. La tolleravano
a stento, forse, e mascheravano la loro condiscendenza
con un'apparente gentilezza e grandi sorrisi? Forse gli
americani erano pi complicati di quanto le fosse sembrato
all'inizio.
Credo che il dottor Whitaker abbia bisogno di noi
in sala operatoria disse Leila ricordando che il medico
aveva richiesto la loro assistenza. Ci conviene
cambiarci.
Okidok ribatt Jessica. Leila non aveva mai sentito
quell'espressione, ma immagin che equivalesse a
un va bene, visto che Jessica la segu nello spogliatoio
femminile.
Per Leila era un onore assistere i chirurghi in sala
operatoria. L si combatteva tra la vita e la morte, e
lei poteva stare in prima linea. Era un privilegio e, al
tempo stesso, una tremenda responsabilit che le faceva
battere forte il cuore. Leila amava quei momenti
e, nonostante la tensione interiore, riusciva a muoversi
con gesti calmi e misurati. L'operazione riusc perfettamente:
le pallottole furono estratte a una a una dal torace
del paziente e depositate con un tintinnio sinistro
su un piattino metallico. Leila cont ben otto proiettili
calibro 5,56 prima che il dottor Whitaker si sfilasse i
guanti di lattice insanguinati.
Ecco fatto disse il chirurgo, dopodich Leila, Jessica
e un terzo assistente, un infermiere di nome Terletsky,
fasciarono le ferite e cominciarono a riordinare la sala operatoria.
Sulla strada del ritorno a casa, Leila era talmente
impegnata a ricordare tutti i passaggi dell'intervento
chirurgico da non accorgersi dell'auto di colore rosso
scuro che seguiva la sua bicicletta.
Mentre oltrepassava il cancello di casa, Leila ud un
chiacchiericcio di voci maschili provenire dall'interno.
Poi la porta d'ingresso si apr e diversi uomini uscirono
in fila indiana. Alcuni indossavano la tradizionale
gellaba, mentre gli altri vestivano abiti occidentali. Nel
gruppo Leila riconobbe Abdul-Hakam. Avrebbe voluto
fargli una smorfia, ma si trattenne, distogliendo lo
sguardo e cercando di non farsi notare da tutti quegli
sconosciuti.
Mentre appoggiava la bicicletta al muro, Leila not
un'altra figura dall'aria familiare. Portava un paio di
jeans, una vecchia camicia con i bottoni sul colletto e
la kefiah sulla testa. Appena ne incroci lo sguardo lo
riconobbe con orrore: era Hazim, il prigioniero che
aveva curato in ospedale. Era stato dimesso e si era subito
precipitato da Tamir. Leila cerc di riprendersi
dalla sorpresa e di capire se lui l'avesse riconosciuta.
Vide il volto di Hazim illuminarsi d'un sorriso radioso.
Mentre attraversava il cortile insieme ai compagni
che si sarebbero poi dileguati in direzioni diverse
nel freddo tramonto dorato, Hazim si gir verso di lei e le sussurr con enfasi: As-salaam alaykum, Leila al-Ghani.
...
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Capitolo 12.
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Con la gola secca e i pugni chiusi sui fianchi, Leila osserv
Hazim allontanarsi, notando il suo portamento
eretto. Quell'uomo era fiero di qualcosa. C'era da sperare
che non avesse parlato con suo padre.
Tamir era in piedi sulla soglia di casa e Leila si blocc
appena lo vide in faccia. La lampadina appesa al soffitto
del portico gli proiettava bagliori arancioni sul volto scavato.
Mentre lui la fissava in silenzio, un profondo terrore
la assal, violento come un pugno nello stomaco. Forse
era solo la sua immaginazione, ma la serata sembrava pi
buia e fredda. Ciao, baba lo salut.
Leila, vieni subito dentro.
Lei si affrett a obbedire, senza replicare. Nel turbine
dei suoi pensieri cerc di immaginare l'umore di
suo padre. Preg che quella sera l'amore prevalesse
sull'odio, anche se la parte razionale della sua mente le
diceva che era improbabile.
Siediti, per favore le ordin Tamir, seguendola nel
salotto principale. Era buio, tranne che per un'unica
lampada accesa, schermata da un paralume di legno
intagliato che proiettava piccoli disegni sulle pareti.
Sedutasi, Leila si guard le mani e not che erano, a
loro volta, punteggiate di riflessi luminosi.
Tamir venne subito al dunque. Tu lavori per gli americani disse.
A Leila si blocc il respiro. Mi dispiace, pap
cerc di spiegargli. Non potevo dirtelo. Comunque,
lavoro in ospedale, non per l'esercito. Naturalmente,
il 67 Combat Support Hospital faceva parte dell'esercito,
ma detta cos la cosa sembrava pi accettabile.
Meno compromettente.
Vigliacca, traditrice! sibil Tamir, con i lineamenti
del volto tesi e duri. Leila trem di paura. Come hai
osato? Ci hai ingannato! Hai ingannato la tua famiglia, il
tuo paese! Per quello che hai fatto meriteresti la morte.
Terrorizzata, Leila si domand se suo padre l'avrebbe
uccisa. Dieci anni prima, quando lei era l'amata figlia
minore della felice e perfetta famiglia al-Ghani,
anche solo immaginare una cosa del genere sarebbe
stato ridicolo. Ma adesso non riconosceva pi suo padre.
Non avrebbe escluso che potesse ucciderla con
le sue stesse mani. Avrebbe usato una pistola? Un coltello?
Le avrebbe fatto fare la fine di tanti altri corpi gettati
per strada, abbandonati alle mosche e dimenticati
nella carneficina generale? La guerra aveva uno strano
effetto sulle persone. Suo padre era il tipo che, se sfidato,
avrebbe riesumato una concezione medievale
dell'onore. Ci che una volta nelle famiglie irachene sarebbe
stato assolutamente impensabile ora poteva accadere.
Leila ne fu letteralmente devastata.
Mi vergogno di te, Leila continu Tamir. La tua
famiglia e i tuoi connazionali muoiono per proteggere
questa terra, e tu collabori con i crociati. Lavori per
loro, aiuti la loro causa e te li fai amici. Grazie a te, diventano pi forti.
Non  vero! url Leila. Io non aiuto gli americani.
Soccorro i feriti, i... si ferm prima di pronunciare la
parola detenuti ...i mujaheddin. Quando li catturano
e li portano in ospedale, faccio l'interprete e aiuto
a curarli:  questo il mio lavoro. Sto facendo pratica per
diventare medico, pap! Mentre parlava, il suo tono
si fece sempre pi convinto. Non guardo da che parte
stanno. Nel bisogno un essere umano  soltanto un essere
umano! Iracheni, americani, brasiliani, africani... non fa
differenza! Il sacro Corano dice che dobbiamo essere
buoni e compassionevoli. Io non faccio nulla di male!
Tamir tacque per un lungo momento carico di tensione.
In Leila si agitavano furiosamente opposti sentimenti:
la vergogna per il fatto di lavorare con gli americani
e la certezza di non aver commesso nessun torto.
Hai detto che fai l'interprete? le chiese Tamir. Il
tono della sua voce era cambiato. Sembrava pi morbido, meno arrabbiato.
S rispose Leila.
Traduci quello che dicono i prigionieri e lo riferisci agli americani?
S... conferm lei di nuovo. Baba... ti prego.
Silenzio! la zitt Tamir accarezzandosi la barba
sottile con una mano nodosa. Tacque per parecchi
minuti. Infine, si schiar la voce e aggrott la fronte.
Guard la figlia, e nei suoi occhi nocciola lei vide che
aveva ritrovato una certa lucidit. Leila, con un groppo
in gola, attendeva il suo verdetto. Ho scoperto la vera
natura del tuo lavoro stasera cominci Tamir. Tra i
miei amici c' un uomo che  stato catturato e soccorso
dagli americani. Mi ha informato lui della tua presenza
laggi. Ma gi quando la settimana scorsa sei rincasata
tardi, avevo capito che mentivi, Leila. Non sai dire le
bugie cos bene come pensi.
Le cose si mettevano male. Con tutti i contatti che
suo padre aveva a Mosul, poteva facilmente averla
spiata o seguita. Leila si immagin un mujaheddin che la
teneva d'occhio mentre prendeva il minibus per Camp
Diamondback la mattina e poi ritornava all'ospedale di
Mosul alle sei di sera, fingendo di aver fatto tutt'altro. E
poi c'erano gli iracheni che curava in ospedale... Sicuramente
tra loro c'erano terroristi veri che, se venivano
dimessi, potevano raccontare di averla vista. Come
Hazim. Era stata davvero ingenua. Si rannicchi, raccogliendo
le gambe sotto di s.
Quando ho scoperto le tue menzogne prosegu
Tamir l per l ho deciso che non avresti pi infangato
il nome della nostra famiglia. Ho pensato che sarebbe
stato meglio averti morta. Quello che mi hai appena
detto, per, mi induce a rimettere tutto in discussione.
Non sapevo che facessi l'interprete.
Leila trattenne il fiato, ricordando la conversazione
che aveva origliato alcune settimane prima.
Hai la possibilit di riscattarti disse Tamir, appoggiandosi
allo schienale con aria soddisfatta. Voglio
che continui a lavorare per gli americani.
Leila fiss suo padre. Aveva l'odioso presentimento
che la sua vita si sarebbe molto complicata.
Tamir le illustr i suoi piani e, quando ebbe terminato,
Leila sent che sarebbe diventata come la corda
di un tiro alla fune, strattonata da entrambi i capi.
Suo padre l'avrebbe assoldata per spiare gli americani.
Se catturavano mujaheddin feriti, lei avrebbe
dovuto fare in modo che non rivelassero alcuna informazione
decisiva per gli americani, tradurre notizie
fuorvianti e redigere rapporti falsi. Inoltre, sarebbe
stato suo compito osservare attentamente
l'organizzazione di Camp Diamondback, individuare
eventuali falle nel sistema di sicurezza e riferire tutto
a Tamir. Le ronde, i rifornimenti, il numero di soldati:
Leila avrebbe dovuto annotare ogni cosa scrupolosamente.
Rifiutarsi era impensabile. Per Leila quello era
l'unico modo per continuare il suo lavoro. Prov un
forte senso di nausea. In un modo o nell'altro, avrebbe
tradito qualcuno.
Tamir incroci gambe e braccia, fissando la figlia.
Nei suoi occhi brillava una sete di sangue che Leila
trov agghiacciante. Era allo stesso tempo orripilata e
attratta dall'astuzia di suo padre, una caratteristica di
lui che prima non conosceva.
Un tempo Tamir al-Ghani si prendeva cura in modo
ineccepibile di Leila e della famiglia. Aveva un lavoro
ben pagato, orari normali, una condotta irreprensibile.
La sua posizione di giudice aveva salvaguardato
tutti gli al-Ghani da rapimenti, morti, torture e sanzioni
economiche, sventure che sotto il regime di Saddam
avevano colpito tantissimi dei loro vicini. Grazie
alla sua carica, Tamir era sempre riuscito a procurarsi
cibo, vestiti, beni indispensabili e perfino qualche oggetto
di lusso. All'inizio degli anni Novanta la famiglia
al-Ghani era stata solo sfiorata dalla prima invasione
degli americani. Gli occasionali episodi di violenza nel
Kurdistan non li avevano coinvolti. Umm Naji era stata
al riparo dalle pressioni politiche che la sua famiglia a
Dohuk aveva subito a causa del suo matrimonio con
un arabo sunnita. A quel tempo Tamir era il suo baba.
Perfetto e potente, gentile e generoso. Il capofamiglia
su cui fare sempre affidamento, colui che con dolcezza
leggeva le storie ai figlioletti.
Adesso, nel salotto quasi buio, Leila aveva di fronte
un uomo emaciato e amareggiato, che aveva fatto parte
di un governo corrotto mirante a opprimere il suo popolo.
L'uomo pacifico e amorevole della sua infanzia ora
elaborava progetti di morte. A Leila sembrava di essere
a bordo di una macchina lanciata a tutta velocit verso
un immenso precipizio; Tamir era alla guida e stava conducendo
tutti loro verso lo schianto e la rovina.
Hai un'opportunit unica per rimediare alle tue
menzogne, Leila le disse Tamir.  un compito nobile,
con cui potrai procurare grande onore alla famiglia.
Certo rispose lei mordicchiandosi il labbro inferiore.
S, baba, sar felice di aiutarti. Te ne avrei parlato
prima, se avessi immaginato di potermi rendere utile.
Aveva detto la cosa giusta. Tamir abbozz un sorriso.
Darai un grande contributo alla nostra nobile
causa le disse. Allah ci riempir della sua grazia. Ti
sei sempre interessata di politica, Leila. Adesso hai la
possibilit di fare la tua parte.
Ti ringrazio tanto, pap aggiunse lei, abbassando
lo sguardo a fissare il tappeto.
Ora va' a dormire. Dovrai avere la mente fresca, domattina.
S, pap. Leila diede a suo padre un rapido bacio
sulla guancia e sgaiattol fuori. Solo quando fu nella
sua camera si lasci andare a un gemito soffocato, non potendo gridare.
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Capitolo 13.
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Era il giorno di Natale e a Mosul regnava una certa allegria.
Dalle colline era calato un vento che soffiando
per le strade della citt spazzava via la polvere della
pianura, sollevandola in nuvole dense che toglievano
il respiro a tutti, iracheni e americani. Le comunit cristiane,
piuttosto numerose a Mosul, si preparavano a
celebrare le loro funzioni liturgiche. Tendendo l'orecchio,
si sentivano cantare gli inni natalizi, seppur in
sordina, coperti dai rumori della citt, poich nessuno
voleva attirare l'attenzione sul proprio credo: se era
quello sbagliato, si poteva finire ammazzati.
Il vento invernale si accaniva soprattutto sulla base
americana, o almeno Leila aveva quest'impressione. La
pista di decollo di Camp Diamondback occupava una
spianata sulla riva del fiume Tigri ed era particolarmente esposta alle intemperie.
Quella mattina il suo arrivo alla base era stato salutato
da un fuoco di fila dei mortai che, pur senza provocare
vittime, avevano scatenato la controffensiva delle
guardie, appostate sulle torrette lungo il perimetro del
campo. Poi quattro mujaheddin armati di lanciarazzi di
produzione russa, gli RPG, a bordo di un'auto bianca, avevano
squarciato il muro di cinta prima di essere centrati
in pieno da un missile TOW. A causa dei disordini, Leila
quel giorno arriv al lavoro in ritardo. Per passare il controllo
di sicurezza, poi, le ci volle pi del solito, perch
aveva portato con s alcune scatole di dolci fatti in casa
da offrire ai colleghi in ospedale. Ne aveva preparata una
apposta per James, nel caso in cui lo avesse incontrato.
All'ospedale da campo qualcuno aveva appeso una
ghirlanda di plastica su un muro e teso una stringa di
lucine intermittenti sopra la porta dell'accettazione.
Da un punto indefinito dell'edificio proveniva un motivo
jazz di Nat King Cole, che contrastava violentemente
con il forte odore di disinfettante e con l'operosit
frenetica dei reparti. Leila stava scrivendo su un
blocco, con la fronte aggrottata e l'umore tutt'altro che
allegro. Aveva raccolto frettolosamente le lunghe ciocche
di capelli scuri in una crocchia sulla nuca e, nonostante
si sentisse audace per aver abbandonato l'hijab,
non riusciva a liberarsi dell'agitazione che il colloquio
con suo padre le aveva messo addosso. Con un gesto deciso
stacc la sacca di una flebo, annot qualcosa su una
cartella clinica e si diresse verso la porta.
James era fermo sulla soglia. L'istinto le sugger che
si trovava l da un po', intento a osservarla.
Ciao, Leila disse il capitano sottovoce, per non disturbare i pazienti addormentati.
James lo salut lei con un cenno del capo. Usciamo un attimo?
Va bene rispose lui seguendola nel corridoio.
Leila incroci le braccia e si guard le punte dei
piedi. E un po' che non ci vediamo gli disse.
Mi dispiace replic lui. C' stato il delirio qui, in
questi giorni, e tutti fingono di festeggiare.
Ah, gi, oggi  Natale osserv Leila. Ti faccio tanti auguri.
Grazie rispose James. Anch'io. Cio, lo so che
non festeggiate il Natale, per...
Ti ringrazio disse Leila. Be', l'islam considera
Ges un profeta, e lo venera. Quindi posso ricevere
anch'io gli auguri di Buon Natale aggiunse sorridendogli.
Era vero, del resto: non c'era nessuna ragione
dogmatica che impedisse a un musulmano
iracheno di scambiarsi gli auguri natalizi con un cristiano.
Dunque Leila e James avevano un'altra cosa
in comune: il profeta Ges. Il rap e Ges. Era gi un inizio.
Hai ragione comment James sorridendo a sua volta.
Ah! si ricord Leila all'improvviso. Ho una cosa
da darti. Aspetta un momento. Si allontan velocemente
nel corridoio, lasciando James perplesso. Le
ci volle solo qualche istante per recuperare il pacco
dall'armadietto e porgerglielo con un sorriso radioso.
In effetti oggi speravo di vederti gli disse perch ti
ho portato questo. Per Natale. Tieni. James prese il pacchetto.
La scatola era di carta, a strisce rosse e bianche. James
l'apr e contempl il magnifico quadrato di pasta sfoglia
coperto di miele e decorato con una glassa che pareva
pizzo. Oh... grazie! esclam.
 zalabiyyeh spieg Leila. Una delle poche cose che mi piace cucinare.
Come, non sei una brava cuoca? la prese in giro James.
Con gran dispiacere di mia madre, no rispose
Leila. Ma con i dolci me la cavo bene. Questa  una
sfoglia aromatizzata con acqua di rose. L'ho decorata
io. Inoltre sorrise di nuovo puoi mangiarla tranquillamente.
Non  avvelenata.
James scoppi a ridere. Grazie, Leila ripet. Davvero.
E... s'interruppe per schiarirsi la voce. Non mi aspettavo un regalo cos carino.
Non  niente disse Leila arrossendo. Solo un pensierino.
Come va il lavoro? si inform James.
Oh, bene. C' un sacco da fare. Il che in un ospedale non  mai un buon segno.
Questo  poco ma sicuro comment James. Spero
che non ti facciano stancare troppo.
Ma sono io che lo voglio disse lei ridendo. Ci
tengo a lavorare il pi possibile.  tutta esperienza.
Ti va di sederci da qualche parte un attimo? le
chiese James. Era un'ottima idea; a Leila non piaceva
starsene l in mezzo al corridoio nel viavai di soldati
e infermieri che passando li guardavano incuriositi.
Possiamo andare all'MWR. Fanno un buon caff. O un t, se preferisci.
Non saprei... Leila esit, mordicchiandosi un labbro
e guardandosi intorno. Non era mai stata all'MWR,
una sigla che stava per Morale, Welfare and Recreation
e indicava il centro polifunzionale ricreativo della
base. L'idea di andarci la innervosiva perch temeva di essere giudicata.
Vada pure s'intromise il dottor Whitaker, sbucando
dal suo ufficio. Scusate. Non ho potuto fare a
meno di ascoltare. Il medico sorrise a entrambi. Leila,
non ci sono problemi se vuole fare una pausa fino... vediamo... alle tre e mezza.
D'accordo, allora accett lei, adesso che aveva il
permesso ufficiale del suo capo. Prendo la giacca disse a James.
Erano le due e mezza del pomeriggio e Leila era
felice di avere un'ora di svago. Recuperata la giacca,
torn nel corridoio. James le indic l'uscita con un gesto galante. Dopo di te disse.
Si incamminarono verso il centro ricreativo. James
l'affiancava tenendosi alla debita distanza. La maggior
parte dei soldati si trovava a festeggiare il Natale nella
mensa, ricord Leila, e a guardare il discorso del presidente
degli Stati Uniti, trasmesso dall'emittente televisiva
irachena Al-Hurrah, sul maxischermo. Il cielo
era carico di nuvoloni che brontolavano come uno stomaco
in disordine e a Leila sfugg un rapido sorriso al
pensiero che il maltempo potesse interrompere la comunicazione
nel bel mezzo del discorso del presidente.
Non le rimaneva pi un briciolo di rispetto per i leader politici.
Sei mai stata all'MWR? chiese James.
No rispose lei. Non mi sono mai avventurata fuori dall'ospedale.
Allora vedrai che lusso disse James. Servono un
ottimo caff e le sedie sono provviste di veri cuscini.
Hanno anche un tavolo da biliardo.
Ah replic Leila. Non vi fate mancare niente...
S conferm James divertito. Eccoci. Siamo arrivati.
Le indic l'ingresso del salone. Fuori sventolava
la bandiera americana e alla porta erano appese alcune decorazioni natalizie di plastica.
Prendi un caff? propose James dopo che si furono
accomodati a un tavolino laccato, uno di fronte all'altra.
S rispose lei. Anche se, come donna, non dovrei.
E perch? domand James. Ho visto molte donne bere caff.
In America, forse disse lei. Nella cultura araba,
invece, il caff lo bevono solo gli uomini. Ma io mi
considero pi moderna. E poi aggiunse ridendo non
sono sicura che voi sappiate preparare un buon t!
Su questo non posso darti torto! esclam James,
facendo un cenno a un caporale perch li servisse. Soldato,
due caff, per favore. Poi, rivolgendosi a Leila chiese: Latte? Zucchero?.
Tutt'e due rispose lei.
Tutt'e due ripet James al soldato. Grazie.
Sissignore obbed il militare.
Leila era sicura che il caporale avesse fatto una
smorfia nel voltarsi a preparare il caff, ma a lei piaceva
quando James dava ordini. La faceva sentire al sicuro.
Quindi continu lui sei una ragazza moderna a cui piace bere il caff, giusto?
Giusto.
Hai ancora intenzione di diventare medico dopo aver lavorato qui?
Oh, s rispose Leila. Pi che mai. Si sent avvampare
e prov imbarazzo per la sua tendenza ad arrossire
ogni volta, ma non poteva farci niente.
Dove vorresti laurearti? le domand lui appoggiandosi
sui gomiti. Non le staccava gli occhi di dosso
nemmeno un momento e Leila si chiese se fosse in grado
di vedere il suo spirito ribelle, la sua ambizione. Era
un soldato, in fondo, abituato a osservare. In un certo
senso, sentirsi compresa le rendeva tutto pi semplice.
Da qualche parte in Occidente rispose con un sospiro.
Ma non so se ci riuscir. Anche si mi accettassero
in un'universit, dubito che mi concederebbero il
visto, dal momento che ci considerano tutti terroristi, da queste parti.
James si strinse nelle spalle. Gli Stati Uniti non erano
pi la terra della libert: le porte del paese, un tempo
spalancate, si stavano chiudendo in fretta. Leila sapeva
che molti degli interpreti che lavoravano per gli americani
avevano chiesto inutilmente il visto d'ingresso;
uno di loro, in particolare, aveva fatto domanda sei
volte, collezionando un rifiuto dietro l'altro.
Non  facile procurarsi il visto ammise James.
Non so perch quelli dell'immigrazione siano cos severi. Paranoici, direi.
Leila arricci il naso. Devono esserlo, credo.
Bah comment James. Rifiutarti il visto sarebbe una pazzia. Insomma, guardati!
Eh? Leila scoppi a ridere. Mi stai dicendo che
concedono il visto in base alla fotografia?
No, voglio dire... Preso in contropiede, James sorrise.
Mi riferivo alle tue qualifiche si spieg meglio. E
poi, sei cos carina che non sembri certo una terrorista.
Ah, ecco disse Leila, pensando al volto di suo padre
e chiedendosi se gli americani lo avrebbero classificato
come pericoloso. Scosse la testa per cacciar via il
pensiero e contraccambi il sorriso di James.
Il caporale ritorn con il caff in due semplici e robuste
tazze di ceramica bianca provviste di piattino,
che le ricordarono quelle delle tavole calde lungo le
strade del Midwest che aveva visto nei film hollywoodiani.
Ecco qua, signore disse il soldato.
Grazie lo conged James. Anche Leila lo ringrazi con un cenno del capo.
Il caff  ottimo comment lei dopo averne inalato
l'aroma e bevuto un piccolo sorso, lasciando che il
fumo che si levava dalla tazza le accarezzasse il viso.
S conferm James.
La caffeina risollev l'umore di Leila. Con un po'
di immaginazione, poteva fingere di essere in America,
seduta in uno di quei caff che aveva visto in tiv, con i
divanetti comodi e le pareti dai colori caldi, a ordinare
un caff sfizioso. Senza una guerra appena fuori dalla porta di casa.
Spero che il tuo lavoro qui non ti crei troppi problemi in famiglia disse James.
Oh! esclam Leila, fingendo di dover tacere un
momento per via del caff bollente. No,  tutto a posto.
Tamir, mio padre, adesso lo sa e se ne  fatto una
ragione. L'ho convinto che non fa differenza in quale ospedale lavoro.
Tamir al-Ghani?  lui tuo padre? si inform James,
come se quel nome gli avesse fatto accendere una lampadina.
Leila si pent subito di averlo menzionato. Si
chiese che cosa lui sapesse gi e che cos'altro volesse sapere da lei.
S,  mio padre... conferm.
Ah. Non so perch, ma il nome mi dice qualcosa,
forse per via dei controlli che abbiamo fatto su di te.
Era nel partito Baath, prima della guerra aggiunse
Leila, sperando che potesse bastare.
Gi disse James. Senti, ci daresti una mano a tenerlo d'occhio?
L per l, Leila promise che l'avrebbe fatto. Non poteva
dire di no, o James si sarebbe insospettito. E poi,
visto che suo padre voleva che spiasse gli americani,
perch mai non poteva contraccambiare il favore? Era
la sua occasione per ribellarsi. In quel suo patto amichevole
con James c'era una parte di lei che Tamir non poteva controllare.
Ci informerai davvero se vedi qualcosa di sospetto?
le chiese James. Non dico in via ufficiale, naturalmente.
Puoi parlare con me.
Lo far assicur Leila. E avrebbe voluto farlo
davvero. In realt era sulle spine, perch temeva che
promettere fosse pi facile che mantenere, ma ormai
era tardi per tornare indietro; si sentiva come un'acrobata
sopra una fune tesa sull'abisso. Sbatt le palpebre
e guard James: concentrandosi su di lui come su un
obiettivo, facendone il suo punto di riferimento, forse
poteva rimanere in equilibrio in mezzo a tanti tradimenti
e consolidare il loro rapporto.
Dunque sei sempre entusiasta del lavoro continu James, cambiando discorso.
Pi che mai conferm lei.
I nostri soldati maleducati non ti hanno fatto passare la voglia di curare la gente?
Leila sorrise e bevve un altro sorso di caff. Oh,
no. Sto pensando all'universit. Il dottor Whitaker mi ha consigliato Londra.
Ah! esclam James. Sai gi quale ateneo ti piacerebbe frequentare?
L'Imperial College, senz'altro, ma ho pensato anche
alla Johns Hopkins, negli Stati Uniti. Se non mi
prendessero in nessuna delle due, a Londra ci sono altre
universit che mi interessano. Se solo potessi uscire
dall'Iraq, non avrei che l'imbarazzo della scelta.
Sai, ho sentito un'infermiera dire che sei l'assistente
pi qualificata dell'ospedale le confid James.
Davvero? Il complimento la rallegr come un raggio
di sole inatteso. Posso sapere a chi devo queste parole gentili?
Non la conosco rispose James. Ma so che alcuni
soldati la chiamano Baby-doll perch  una tipa...
dolcissima. Carina, insomma. Comunque, il commento  suo.
Si trattava sicuramente di Jessica Quinn. Tutti sembravano
pazzi di lei e il nomignolo le calzava a pennello...
Per un attimo Leila si chiese se piacesse anche
a James. Mmm. E qual , invece, l'opinione del capitano James Cartwright?
Su di te, Leila?
S, su di me.
Il volto di James si allarg in un sorriso. Per me, sei perfetta.
Leila alz le sopracciglia, fingendo un'esagerata sorpresa.
Perfetta? Ma nessuno  perfetto! A James ridevano
gli occhi e lei avrebbe volentieri ballato per la gioia.
Per me tu lo sei continu lui.
Anche tu non sei niente male, James. Leila era
cos emozionata che, se non ci fosse stato il tavolo a dividerli,
si sarebbe avvicinata a lui.
Da fuori giunsero delle voci. Qualcuno tentava di
intonare un canto natalizio. Poi si spalanc la porta e
un chiassoso gruppetto di ufficiali fece il suo ingresso strillando le strofe di un inno.
Oddio ! esclam James.
Quello non  il capitano Hook? chiese Leila osservando
i nuovi arrivati. Il capobanda, l'ufficiale di
nome Hooker, sembrava un elefante in un negozio di cristalli.
S conferm James. Senti, posso riaccompagnarti
all'ospedale? Qui i ragazzi cercheranno di tenersi allegri
per cacciar via la nostalgia natalizia. Temo che presto
la cosa degenerer... Si alz in piedi e prese la scatola con il dolce regalatogli da Leila.
Va bene acconsent lei, alzandosi.
Il movimento attir l'attenzione di Hooker, che url un wow! verso di loro.
James afferr Leila per il gomito e la condusse via
pi svelto che pot. Una volta fuori, si voltarono e videro
Hooker che faceva un gestaccio tra le risate generali.
Mimando uno strangolamento, James gli ingiunse
di smetterla, al che l'euforia di Hooker si sgonfi. Portandosi
una mano alla bocca, l'ufficiale soffoc una risatina.
Devi scusarli disse James. Sono un po' rozzi.
Non ci ho fatto caso lo rassicur Leila. Abbass
lo sguardo con modestia, poi lo rialz cercando gli
occhi di James. Camminarono per qualche minuto in
perfetta sintonia, calpestando i granelli di sabbia sul
selciato, e si fermarono davanti all'ospedale.
Grazie del caff disse Leila. Se lo sapesse mio padre,
andrebbe su tutte le furie. Le sfugg una risata.
Felice di aver sostenuto la tua ribellione comment James con un piccolo inchino.
Ci vediamo presto lo conged Leila, voltandosi e scomparendo oltre la porta dell'ospedale.
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Capitolo 14.
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La sera del 25 dicembre tre attentati suicidi funestarono
la citt di Mosul. La violenza tendeva ad avere un andamento
ciclico: per settimane regnava una relativa calma,
con le consuete sparatorie e qualche tentativo dinamitardo
di modesta entit, dopodich i mujaheddin tornavano
a colpire con rinnovato vigore. Questa volta il pretesto
della carneficina era proprio la festivit cristiana,
almeno secondo l'opinione comune. Altri ritenevano,
invece, che l'intensificarsi degli attacchi dei ribelli, di
etnia prevalentemente sunnita, fosse da collegare alla
recente nomina di uno sciita al ministero del Petrolio a
Baghdad. Come per molte altre cose in Iraq, non c'era mai una spiegazione univoca alle atrocit.
Uno degli attentati suicidi aveva coinvolto la stazione
di polizia nel quartiere Al-Nahrawan; un altro aveva investito
la zona del mercato. Questi atti terroristici finivano
sempre per uccidere civili innocenti piuttosto che i crociati,
ma nessuno ci faceva caso, anche se a Mosul continuavano
ad aumentare i corpi massacrati, i bambini in
lacrime e i funerali. Una terza esplosione avrebbe dovuto
colpire gli americani a Camp Marez, ma l'autobomba era
stata bloccata dal fuoco dei militari appostati sulle torrette
ancor prima di superare il cancello esterno. Il vecchio
furgone si era accasciato a terra con le gomme sgonfie, come
una massa inerte: un esempio di potenziale inesploso.
Leila era quasi a casa, di ritorno dal lavoro, quando
fu raggiunta dal boato di una serie di esplosioni che si
propagavano per la citt simili a tuoni. Mentre pedalava
pi veloce che poteva, le sirene cominciarono a
urlare. Poi vi furono colpi di arma da fuoco, il trillo di
un cellulare dentro una casa, un uomo sconsolato, per strada, che mormorava Inshallah.
Leila lasci cadere la bicicletta nel cortile davanti a
casa e corse a rifugiarsi dentro. Bisognava trovare riparo
e aspettare che la violenza cessasse, come un dolore
sordo e imprevedibile. Mamma! chiam entrando.
Eccoti, finalmente! disse Umm Naji emergendo
dalla cucina. Hai visto tuo padre in citt?
No rispose Leila. Hanno fatto saltare in aria qualcosa.
Ho sentito le esplosioni.
Erano esplosioni? comment Umm Naji rabbrividendo
e incrociando le braccia sull'ampio petto. Pensavo che si trattasse del temporale.
Il cielo  sereno replic Leila, brusca. Dov' Fatima?
Di sopra rispose Umm Naji. Sta scegliendo qualche
campione di stoffa. Sai, per l'abito da sposa.
Eh? Leila era allibita. Come si poteva pensare a
sposarsi in un momento simile? A Mosul la situazione
stava rapidamente degenerando e di quel passo la citt
sarebbe scomparsa sotto le sue stesse macerie prima
di un mese. La vita andava avanti lo stesso? Non per tutti, stasera si disse Leila.
Scese il buio e continu l'attesa che finissero gli scontri
e che Tamir rientrasse a casa. Leila sbirci nel cortile
posteriore: il tombino del vecchio pozzo era aperto e l'interno vuoto.
Si accomod nel salotto delle donne e accese la lampada
con il grazioso paralume di seta verde. Aveva sostituito
gli abiti da lavoro con pantaloni della tuta e
maglietta e stava rannicchiata a gambe incrociate tendendo
l'orecchio ai rumori della notte. Umm Naji lanciava
sguardi nervosi verso la finestra che Leila aveva
voluto aprire. Aveva bisogno di respirare aria fresca e
di sentire che cosa succedeva fuori. Non che si potesse
capire granch attraverso quello spiraglio affacciato sul
buio della notte: con il coprifuoco nessuna macchina si
avventurava per strada e le case dei vicini erano silenziose.
Sul tavolino di legno intagliato Leila aveva posato
il cellulare, che restava muto.
Qualcuno vuole del t? chiese Fatima facendo capolino
nella stanza. La voce della sorella la fece sobbalzare.
Io, grazie rispose Leila.
Anch'io, cara, grazie disse Umm Naji raccogliendo
qualche capo da rammendare per ingannare l'attesa con ago e filo.
Tornata con il vassoio dello shai, Fatima si mise a discutere
con la madre della stoffa da usare per il suo abito nuziale.
La ragazza avrebbe preferito quella meno costosa,
mentre Umm Naji insisteva per il raso d'importazione.
Leila fiss il mulinello scuro nel bicchiere: i frammenti
del t vorticavano scendendo verso il fondo, piccole
macchie scure nel liquido ambrato. Fin di bere e
poi guard quale forma avessero disegnato le foglie. Vi lesse solo presagi di morte.
In lontananza le sirene continuavano a ululare. Probabilmente
si stavano cercando i superstiti; il conteggio
delle vittime sarebbe iniziato pi tardi. Mentre sua
madre e sua sorella chiacchieravano del matrimonio, in
citt si sparava ancora. Nelle strade di Mosul si combatteva e si moriva nel sangue.
Suo padre, che era uscito per andare alla moschea,
adesso poteva essere ovunque, l fuori nella notte. Ancor
pi che per lui Leila era preoccupata per James, il
quale magari era in azione in citt.
Per un breve, orribile istante lo immagin ferito e
sanguinante, legato ai piedi di un mujaheddin incappucciato
che brandiva un coltello affilato: l'ennesima
vittima la cui fotografia sarebbe finita su internet... Le
si mozz il fiato e dovette dissimulare l'emozione con un
colpo di tosse. Umm Naji le lanci un'occhiata indagatrice,
per poi tornare a conversare con Fatima. Qualunque
cosa stesse accadendo a Mosul quella notte, Leila
sentiva che anche il suo amico James vi era coinvolto.
Le sparatorie erano troppo intense per essere ottimisti.
Mamma disse Fatima a un certo punto possiamo
parlarne un'altra volta? Non riesco a concentrarmi.
Ma... che cosa vuoi dire? le chiese Umm Naji.
Vuol dire che l fuori c' gente che muore intervenne
Leila. Smettila di fingere di non accorgertene.
Sconfitta, Umm Naji si appoggi allo schienale della
sedia. Non so che cosa sia preso a vostro padre ammise
con un filo di voce. Non  mai stato cos. Certo
non quando Saddam Hussein era al potere. Era un
uomo con i piedi per terra, allora, e non cercava mai lo scontro aperto.
Lo sappiamo replic Fatima. La guerra fa perdere la ragione.
Umm Naji scosse il capo. Non avrei mai sposato
una testa calda continu. Fatima, sei fortunata che Khaled non sia un mujaheddin.
Quindi ammetti che pap lo ? la incalz Leila.
Umm Naji era visibilmente a disagio. Leila, figlia
mia, perch devi sempre essere cos brutale?
A volte la verit fa male insist la figlia.
Ragazze... disse Umm Naji posando la camicia che
stava rammendando. Non voglio che giudichiate vostro
padre per ci che fa adesso. Quando ci siamo sposati, era
l'uomo pi mite del mondo, e quella  la sua vera indole.
Il suo coinvolgimento nella guerriglia  una deviazione
temporanea. Del resto, la situazione  critica.
Mamma, nostro padre sa benissimo quello che fa
ribatt Leila. Pur amando moltissimo Tamir, temeva
che la sua crudelt non avesse nulla a che fare con la
guerra. Eppure, vedeva che a Umm Naji brillavano teneramente
gli occhi pensando a Tamir. Immagin i suoi
genitori appena sposati. Chiss, forse erano stati impacciati
come Fatima e Khaled. Innamorati. E fu proprio
Fatima a chiedere alla madre: Com'era quando vi siete sposati, mamma?.
Umm Naji sorrise. Sono stati i giorni pi belli della
mia vita rispose. Ero giovane, e anche magra aggiunse
con una risata allegra. Vostro padre e io eravamo
felici. Lui allora faceva l'avvocato, non era ancora
diventato giudice. Vivevamo tranquilli in questa casa,
con i suoi genitori finch non sono morti. Sapevate che
l'albero di melograno in giardino  stato piantato come
regalo di nozze per noi? Ha sempre dato frutti squisiti.
Leila evit di farle notare che ultimamente la pianta
era secca e avvizzita. Evidentemente prendersi cura del
giardino era meno urgente che occuparsi degli uomini nascosti sottoterra.
Anche Umm Naji, per, doveva aver pensato la stessa
cosa, perch mormor: Devo ricordarmi di annaffiarlo,
domani. Quindi chin il capo e riprese a cucire in silenzio.
Nel quartiere avvolto da un silenzio totale la gente,
dietro le persiane sprangate, pregava che la battaglia finisse.
Speravano tutti di non udire dei colpi alla porta
e trovarsi davanti un cugino stravolto o ferito, con un
kalashnikov in mano, in cerca di riparo. Chiedevano
semplicemente di sopravvivere un altro giorno ancora.
Le donne non andarono a dormire. Con un tacito
patto sospesero i battibecchi e aspettarono il ritorno
di Tamir. Umm Naji rammendava le camicie, Leila
sfogliava un libro, Fatima scriveva lettere alle cugine
di Dohuk: erano tutte troppo preoccupate per chiacchierare.
In altre case, altre donne facevano lo stesso.
Aspettavano i loro uomini pregando che tornassero illesi,
che fossero combattenti o semplicemente civili che
si erano trovati per caso nel posto sbagliato.
La serratura della porta d'ingresso si apr alle due
e cinquantotto del mattino. Tre teste si sollevarono di
scatto e Umm Naji si alz in piedi, stringendo in pugno la camicia rammendata a met.
Tamir al-Ghani entr, con il colletto inamidato macchiato
di sangue. Andate a letto, forza ordin, senza
lasciar trasparire la minima emozione. Sembrava che
rincasasse da una qualsiasi giornata di lavoro. Fu soprattutto
la sua assoluta calma a riempire Leila di orrore.
Non parlarono mai pi di quella notte.
Per giorni nessuno usc di casa. Mosul era blindata,
il coprifuoco in vigore ventiquattr'ore su ventiquattro.
Per le strade sfrecciavano di continuo pattuglie della
polizia militare americana e blindati Stryker. I poliziotti
piantonavano ogni angolo e l'esercito iracheno
si era mobilitato. Carnagione a parte, i soldati sembravano
americani: erano equipaggiati con le stesse armi,
si spostavano a bordo degli stessi veicoli. La gente cercava
di non dare nell'occhio e non si azzardava neppure
a scambiare due chiacchiere con i vicini in giardino.
I mujaheddin, dopo aver sferrato l'offensiva,
erano tornati a nascondersi negli scantinati e nelle fogne sotto le moschee.
La mattina del 27 dicembre Leila trov Umm Naji
in cucina che preparava una quantit di riso decisamente
eccessiva per sole quattro persone.
Mamma, che te ne farai di tutto quel riso? chiese
Leila, pur conoscendo gi la risposta.
Umm Naji stir le labbra carnose in un sorriso stentato.
Tuo padre mi ha chiesto di prepararlo e io non faccio domande.
Leila inarc le sopracciglia, ma non aggiunse altro.
Se la madre aveva ricevuto un ordine di questo tipo,
voleva dire che i mujaheddin erano tornati a nascondersi nel vecchio pozzo in cortile.
Durante il terzo giorno consecutivo di coprifuoco,
con un vento gelido che soffiava forte contro le persiane
sprangate, Leila sedeva accanto a Tamir nel salotto
principale. Ultimamente suo padre la guardava
con orgoglio. Come sta la mia figlia prediletta? le
chiese, dandole qualche affettuoso colpetto su un ginocchio con la mano magra.
Sto bene, baba rispose lei.
Li abbiamo colpiti disse l'uomo giungendo le
mani, mentre i suoi occhi brillavano. Gli americani
sciamano impazziti come formiche stanate dal nido. Li abbiamo colpiti.
Ne avete uccisi tanti? s'inform Leila cercando di
impedire alla sua voce di tremare.
Tamir sorrise. Allah  dalla nostra parte, Leila rispose.
Nel suo nome, giustizia sar fatta. I crociati cominciano
a capire quanto siamo determinati.
Parli come un imam comment lei. Anche se per
certi versi il pensiero di scoprire la verit la terrorizzava,
la reticenza di suo padre nel fornire dettagli era
frustrante. Nessuno sapeva bene che cosa stesse accadendo.
Le televisioni erano inaffidabili; in citt mancava
di continuo la corrente, evidentemente per evitare
che le notizie potessero diffondersi. I pochi servizi
trasmessi dai telegiornali di Al-Jazeera Network parlavano
degli attentati terroristici a Mosul e della violenza
senza fornire dati precisi: n il numero delle vittime n tantomeno nomi o volti.
Pap, che cos' successo la prima notte? Mentre
tornavo dal lavoro, cio... dalla mia missione presso
gli americani, ho sentito esplosioni e sparatorie. Di che cosa si trattava?
 meglio che tu non lo sappia, mio piccolo usignolo
rispose Tamir. A Leila vennero le lacrime agli occhi. Usignolo
era il nomignolo con cui suo padre le si rivolgeva da
bambina. Erano anni che non glielo sentiva pronunciare.
Gli americani sono tremendi disse poi, sperando
di indurlo a rivelare qualcosa di pi. Sto imparando
molto su di loro. Sono arroganti e pensano di avere il mondo ai loro piedi.
Oh, piccola ragazzina ambiziosa sbott Tamir.
Stai scoprendo la verit sui crociati che pensavi di voler imitare.
Leila rest spiazzata. Odiava l'umore altalenante di
suo padre: oscillava da un estremo all'altro come un
pendolo impazzito. Mi fa piacere poterti aiutare, pap.
Allah deve avere una specie di disegno su di me... in tutta questa storia.
S, Allah... Senti, a proposito, devi aiutarmi ancora
disse Tamir con voce suadente. Quando tornerai
al lavoro voglio che ti procuri qualche dato sulle
loro vittime. Dopo quello che  successo, molti iracheni
verranno arrestati. Grazie a te, per, non riusciranno a compromettere la causa.
S mormor lei.
Tamir scoppi all'improvviso in una risata stridula,
senza umorismo. Tre notti fa ero alla moschea. Ho
dato anch'io il mio contributo: ho fatto saltare in aria
un Humvee a colpi di RPG. Mi  sembrato di rompere
l'uovo di un drago, con tutto quel fuoco che si levava
dalla corazza in frantumi. Il sangue degli americani
scorreva caldo. Sogghign compiaciuto. Abbiamo
ferito anche altri crociati, con i fucili e con le bombe.
La nostra azione li ha lasciati di sasso, oserei dire.
Leila ascolt inorridita, ferita nella sua sensibilit
di medico, ma soprattutto preoccupata per James. E
se fosse stato a bordo dell'Humvee che era saltato in
aria? La soddisfazione di Tamir la disgustava profondamente.
Per quanto fosse ansiosa di conoscere altri
dettagli, ascoltare era un vero supplizio.
Devo finire di scrivere alcune lettere, pap disse, alzandosi.
D'accordo replic Tamir. Hai risposto a tuo cugino Abdul?
Abdul? Leila aveva un vuoto di memoria. Poi si
ricord della busta che aveva appoggiato sulla mensola.
Oh, certo, Abdul si corresse. E vero, devo
scrivergli. Buon pomeriggio, pap. Sfior con un bacio
la guancia screpolata del padre e corse di sopra.
Entrata in camera, si ferm in mezzo alla stanza,
guardandosi intorno come se vi entrasse per la prima
volta. Immagin di essere James. Che cosa avrebbe rivelato
la sua stanza a qualcuno che non sapesse nulla
di lei? Che era una giovane donna, interessata alla medicina
e alla politica, senza fotografie di fidanzati o ragazzi
e con scarpe graziose e abiti un po' fuorimoda.
Una ragazza che forse aveva dei segreti.
Allung una mano sopra l'ultimo scaffale della
libreria dipinta di azzurro. La lettera era l, coperta di
polvere e ancora sigillata. Controvoglia, apr la busta e
ne estrasse il foglio piegato in due. Cara cugina Leila
cominciava. A mano a mano che leggeva, Leila inorrid sempre pi.
Abdul voleva sposarla. La lettera era una proposta
di matrimonio, corredata da un elenco di ragioni che
avrebbero dovuto convincerla ad accettare. Il piccolo
Mohammed aveva bisogno di una nuova mamma,
poi sarebbero arrivati altri preziosi bambini. Abdul
accennava piuttosto esplicitamente anche alla propria
virilit, il che indusse Leila a pensare quanto sarebbe
stato divertente leggere quelle frasi insieme alla sua
amica Hala Rasul. Per finire, la lettera conteneva una
descrizione della casa, dei mobili e di tutte le comodit
che l'aspirante marito era in grado di offrirle.
Bisognava riconoscere che si era impegnato: la grafia
della lettera era pi curata di quella dell'indirizzo scribacchiato
sulla busta e Abdul doveva aver sovrapposto
il foglio bianco a una pagina a righe per scrivere diritto.
Carta e inchiostro erano di buona qualit: niente penna a sfera, insomma.
Soffocando una risatina, Leila immagin Abdul sulle
spine ad Al-Hadr, in attesa della sua risposta. E lei che
si era ricordata di aprire la lettera soltanto settimane dopo averla ricevuta!
Naturalmente trovava la proposta assurda e l'idea di
accettarla non la sfiorava neppure. Piuttosto che sottomettersi
per la vita a quel pallone gonfiato del cugino
avrebbe preferito gettarsi nel Tigri. Nel suo periodo
di permanenza in casa al-Ghani, Abdul doveva essersi
fatto strane idee e Leila era sicura che Umm Naji ci
avesse messo lo zampino con i suoi manicaretti, i velati
accenni alle qualit domestiche della figlia minore e le
mille premure che gli aveva usato, ben oltre la ragionevole
ospitalit dovuta a un membro della famiglia.
Si chiese se i suoi genitori fossero al corrente della
proposta di Abdul. Sicuramente se l'aspettavano, visto
che nel mondo arabo i primi cugini avevano sempre la
precedenza nel chiedere la mano di una fanciulla. Non
era un'usanza islamica, in verit, ma era piuttosto una
tradizione apprezzata dai padri come Tamir, desiderosi
di mantenere i beni in famiglia. Ma Leila non voleva
saperne di quelle assurdit tribali.
Mentre sopra i tetti di Mosul rimbombava l'ennesima
esplosione, si sedette sul letto con un sospiro. Appallottol
la lettera di Abdul, e subito dopo se ne pent e cerc di
rimediare lisciando il foglio. Il piano dei suoi genitori era
chiaro: Tamir avrebbe lasciato che lei lavorasse all'ospedale
militare finch gli fosse tornato utile; poi avrebbe accontentato
Umm Naji e imposto a Leila di sposare Abdul
e di trasferirsi ad Al-Hadr a sfornare bambini.
Dannazione! esclam, ripetendo un'imprecazione
che sentiva spesso alla base americana. Lei non aveva
minimamente incoraggiato Abdul nel mese della sua
permanenza a Mosul. Purtroppo gli uomini traevano
sempre conclusioni sbagliate: quando erano infatuati
da una donna, davano per scontato che lei dovesse immancabilmente ricambiarli.
La lettera di Abdul richiedeva una risposta, ma Leila
non aveva idea di come rifiutare senza offenderlo. Prese
dalla scrivania un foglio bianco e una penna. Cos,
tanto per scherzo, prov a scrivere il suo nome, seguito
da quello di Abdul. Puah mormor schifata. Poi rimase
un attimo soprappensiero, quindi scrisse: Leila
Cartwright. L'effetto era davvero strano: quel nome
univa due mondi completamente diversi. Leila non sapeva
bene cosa pensare. Signora Cartwright annot
ancora, aggiungendo subito dopo: Allah ti benedica.
Vergognandosi, strapp il foglio in pezzi talmente piccoli
che nessuno sarebbe potuto risalire nemmeno a una
singola lettera. Leila non si sarebbe stupita di scoprire
che sua madre frugava nel suo cestino della carta straccia.
Il quinto giorno dopo il Natale fu annunciata la sospensione
del coprifuoco permanente. Le nuove restrizioni
prevedevano il divieto di accedere in auto
alle aree di mercato a qualunque ora del giorno e della
notte; il divieto di circolare con qualunque mezzo tra
le nove di sera e le cinque del mattino; il divieto di
uscire a piedi dopo le dieci di sera. La situazione non
era molto diversa rispetto a prima dei tre attentati, per
cui a Mosul la vita poteva dirsi tornata alla normalit,
almeno temporaneamente. Come sempre, sul rispetto
del coprifuoco vigilavano la polizia militare, quella irachena
e le pattuglie di Stryker che battevano incessantemente
le strade della citt con i loro minacciosi musi
metallici pronti a distruggere.
La gente, comprensibilmente, aveva paura di tornare
al lavoro. Il coprifuoco fu sospeso il sabato e la domenica
Leila rimase a casa perch era il suo giorno libero e
il minibus non effettuava corse. Il luned, invece, si alz
e si prepar per uscire infilandosi un paio di pantaloni
neri, una camicetta semplice e piuttosto ampia, e scarpe
nere. Ora che il suo lavoro a Camp Diamondback non
era pi un segreto, aveva convinto il padre che vestendosi
come un'occidentale avrebbe conquistato pi facilmente
la fiducia degli americani, i quali forse le avrebbero
rivelato pi cose. Vedendo comparire la figlia in
pantaloni, a colazione, Tamir non fu certo entusiasta, ma fece un cenno di assenso.
La citt era tranquilla mentre Leila pedalava verso
l'ospedale Al-Razi. Con quegli abiti, andare in bicicletta
era molto pi semplice. L'hijab le sventolava
sulle spalle; all'ospedale l'avrebbe tolto. Al lavoro non
lo portava pi da qualche settimana, per la precisione
dal giorno in cui aveva sciolto i capelli davanti a James.
Le sembrava che, a capo scoperto, gli americani la trattassero
veramente alla pari e oltretutto si risparmiava
gli sguardi di compatimento delle colleghe donne, che
evidentemente consideravano il velo una tortura... il che a volte, bisognava ammetterlo, era vero.
Con le strade prive di traffico, il tragitto fu pi tranquillo del solito, anche se la visione di Mosul cos impoverita non era certo rasserenante. C'era da stupirsi che tutti i negozi non avessero chiuso. Invece, i commercianti continuavano a tenerli aperti e, secondo Leila, l'avrebbero fatto fino alla morte o finch qualcuno non glielo avesse impedito con la forza. All'Afdhel Baqqal, il negozio di Khaled, gli affari non andavano male: anche in tempo di guerra, la gente continuava ad aver bisogno di riso, farina e olio.
Il minibus per Camp Diamondback era sempre lo stesso vecchio veicolo, ma le misure di sicurezza erano state intensificate. La fermata era stata circondata con filo spinato e blocchi di cemento per scongiurare gli attacchi delle autobombe. Tutte quelle precauzioni davano molto nell'occhio e Leila avvertiva su di s gli sguardi dei passanti mentre faceva la fila per salire a bordo. Chin il capo, cercando di non farsi notare: anche se Tamir sapeva del suo lavoro, non era detto che ne fossero informati anche i suoi amici mujaheddin.
Aveva la sensazione che la resistenza non fosse cos ben organizzata come sembrava e inoltre, come gli americani e i loro servizi segreti, anche i mujaheddin comunicavano tra loro solo in caso di stretta necessit.
Leila! Che sollievo! esclam il dottor Whitaker vedendola arrivare in ospedale. Eravamo preoccupati per lei.
Sto bene, grazie. Leila apprezz con un sorriso l'interessamento del medico.
E a casa?
Tutti bene rispose lei, distogliendo lo sguardo.
Nessun problema.
Qui abbiamo avuto parecchio da fare le annunci Whitaker, facendole cenno di seguirlo. Sono arrivati molti muj... cio... detenuti, e non siamo riusciti a cavar loro una parola di bocca. Abbiamo fatto del nostro meglio per curarli, ma comunicare  stato impossibile le spieg il medico, spingendo la porta di accesso al reparto. Meno male che  tornata.
Leila non aveva mai visto l'ospedale cos affollato.
Quasi tutti i letti erano occupati dai feriti, molti dei quali sembravano guerriglieri, a giudicare non solo dai vestiti scombinati ma anche dalle manette di plastica che li tenevano legati al letto.
Accidenti! comment Leila.
La aspetta un bel po' di lavoro le annunci Whitaker.
Credo che qualcuno dell'intelligence verr qui per cercare di interrogarli insieme a lei. Purtroppo temo che oggi dovremo fare a meno del suo aiuto in sala operatoria, ma pi avanti ci sar tempo anche per quello, non si preoccupi.
Certo rispose Leila, rassegnandosi a tradurre per l'intera giornata. Desiderava che nessuno rivelasse nulla d'importante: meno sapeva, meglio era per tutti. Cominciava a detestare di dover fungere da intermediario per chi voleva ottenere informazioni.
Okay, cara, mi trova in giro, se ha bisogno di me.
Senza pensarci, Whitaker le diede un leggero buffetto su una spalla, ma ritrasse subito la mano e mormor imbarazzato: Mi scusi.
Non si preoccupi disse Leila con un sorriso per fargli capire che il suo gesto non l'aveva offesa. Ed era proprio cos. Il medico le aveva solo manifestato la sua amicizia alla maniera americana, e gli americani amavano il contatto fisico. Leila aveva visto perfetti estranei abbracciarsi. Certo, era strano, ma in fondo anche simpatico. Di sicuro nell'approccio con il sesso opposto gli americani non avevano troppe inibizioni.
C'erano almeno sei infermiere a occuparsi dei pazienti, attive ed efficienti in mezzo a tanta sofferenza.
Leila constat che molti feriti erano gravi. Esamin con distacco clinico un soldato con ustioni diffuse. Aveva una fasciatura che gli copriva tutta la testa tranne la bocca e gli occhi. Sembrava una mummia. Giaceva immobile, sotto sedativi, ma non avrebbe potuto muovere un dito neanche volendo, con tutte quelle bende.
Le garze mostravano ombre giallastre nei punti in cui fuoriusciva il pus o era stato spalmato l'unguento lenitivo.
Presto lo avrebbero portato via in aereo.
Leila not che le infermiere erano pi sollecite con i pazienti americani, al cui confronto i ribelli parevano trascurati e pieni di risentimento. Percorse tutto il reparto sbirciando oltre le tendine per vedere se riconosceva qualcuno tra gli iracheni. Si domand se magari uno di loro avesse abitato nel vecchio pozzo di casa sua. Nessun volto, comunque, le sembr familiare.
A un certo punto Leila si blocc di fronte a un letto: semisdraiato, con la schiena appoggiata al cuscino, c'era James Cartwright, che aveva gli occhi chiusi e il volto girato verso destra. Per poco non le venne un colpo. Imponendosi di stare calma, cerc di valutare le condizioni del paziente in modo il pi possibile professionale.
James aveva il braccio sinistro immobilizzato da una benda e, dalla fasciatura, Leila dedusse che il problema riguardava la spalla. Non sembrava avere altre ferite, ma Leila prese la cartella clinica appesa alla sponda del letto e la lesse avidamente.
Era come aveva immaginato: ferita da arma da fuoco alla spalla, pulita, e inoltre lividi ed ematomi di poco conto. Trattamento antibiotico completo per prevenire infezioni. Venti punti di sutura da ciascun lato. Decorso regolare.
Le sfugg un gran sospiro e James apr gli occhi.
Ehi disse.
Ciao disse Leila.
Segu un attimo di silenzio nel quale lei sent riecheggiare dentro di s la voce di suo padre: Il sangue degli americani scorreva caldo.
Prov un moto di rabbia e dovette fare uno sforzo per non tradire il suo stato d'animo davanti a James.
Gli si sedette accanto sul letto per sistemargli la medicazione.
Sei ferito osserv, bench fosse ovvio.
Gi replic lui. Ma non  niente di grave, a dir la verit. Sono qui solo per farmi controllare i punti.
Ferita alla spalla recit lei.
Il proiettile  entrato e uscito le spieg James.  solo un graffio. Sorrise spavaldo.
Non fare lo sciocco lo rimprover lei. Non avrebbe voluto allontanare le mani dalla sua spalla e dal suo corpo, ma alla fine si decise a spostarle sul lenzuolo bianco. Com' successo?
Dopo gli attentati con le bombe... sai di cosa sto parlando, no?
Ho sentito le esplosioni mentre tornavo a casa, quel giorno.
Ecco. Be', naturalmente ci siamo precipitati in citt.
Io ero a bordo di un mezzo della polizia militare. Siamo scesi a terra per stanare alcuni muj da un vicolo, ma ce n'erano altri appostati sui tetti, e hanno cominciato a spararci addosso. Eravamo un bersaglio troppo facile, non potevano mancarci. E ci  andata di mezzo la mia spalla. Fece il gesto di alzarla, ma trasal di dolore.
Oh! esclam Leila allungandosi verso di lui.
Non  niente la rassicur James fermandole le mani a mezz'aria con la mano libera e trattenendole pi a lungo del dovuto. Senti, devo ringraziarti per il dolce.
Era davvero squisito.
Figurati,  stato un piacere replic Leila. Lo guard dritto negli occhi azzurri che, sotto la luce al neon dell'ospedale, le sembrarono ancora pi limpidi.
Come regalo natalizio da parte di un iracheno, trovo che un dolce sia meglio di un proiettile nella spalla.
James scoppi a ridere facendo girare alcune infermiere.
Allora il dolce sar l'unico regalo che ricorder di aver ricevuto comment.
Per un attimo Leila fu tentata di essere sincera e di raccontare a James quel che era successo a casa sua e il consenso che aveva dato alla richiesta del padre di fare la spia per i mujaheddin. Ma, mentre lo guardava, qualcosa glielo imped. Voleva mantenere puro e innocente quel momento, e in generale il loro rapporto.
Immagin di non avere nulla da nascondere e che tra loro non ci fossero segreti. Immagin di essere con James in un ristorante, anzich in una corsia d'ospedale e che lui fosse rimasto ferito non in guerra, ma in un banale incidente. Certo, erano fantasie sciocche, ma la aiutavano a ridere con lui.
Allora, James disse poi, lisciando una piega del lenzuolo. Hai gi scritto qualche racconto sull'Iraq?
Sorrise nel vedere il suo stupore.
Come fai a sapere che scrivo? Chi te l'ha detto, Leila? chiese lui divertito.
Mi risulta che a quattordici anni vincevi concorsi
letterari. Almeno secondo quanto riporta The News Gazette. Leila inarc le sopracciglia scrutando la sua reazione.
Mi hai cercato su Google! esclam James.  cos! Non provare a negarlo, Leila al-Ghani!
Be', ho anch'io le mie fonti... ribatt lei, pentendosi
subito di essere stata cos sincera. A dire la verit,
stavo curiosando tra vecchie notizie riguardanti la
Virginia, cos, tanto per passare il tempo. Mi sono imbattuta nel tuo nome per puro caso.
Oh, certo, certo... disse James raddrizzandosi un po' sul letto. La maglietta verde militare metteva in evidenza l'ampio torace e i muscoli delle braccia, dai quali Leila cercava, a fatica, di non lasciarsi distrarre. I soldati delle forze speciali godevano di una certa libert rispetto agli altri; potevano portare i baffi e capelli pi lunghi e indossare abiti civili, per potersi mescolare tra la gente. Un ricciolo di capelli scuri scendeva morbido sulla fronte di James e Leila avrebbe voluto scostarglielo dolcemente.
Quindi hai fatto l'universit? chiese Leila.
S. Ho studiato letteratura inglese all'universit della Virginia. Niente a che vedere con quello che faccio qui rispose James.
Letteratura... Vuoi diventare uno scrittore, allora?
Mi piacerebbe, un giorno confess lui. Molto meglio che fare la guerra. Vorrei darmi ai romanzi gialli.
Ai gialli! esclam Leila. Io leggo i libri di Robin Cook.
Davvero? Le rivolse un sorriso. Sono ottime storie.
Mi servono per migliorare il mio vocabolario.
Direi che funziona comment James. Il tuo inglese  fantastico.
Oh, certo, lo so ridacchi Leila.
E poi sei cos modesta... aggiunse lui.
Si fissarono a lungo. In quel momento i divieti del Corano riguardo allo scambio di sguardi tra persone non sposate erano spariti dalla mente di Leila.
Leila! Anzi, signorina al-Ghani! la chiam una voce squillante alle sue spalle. Voltandosi, lei vide Travis Pratt, in piedi con le braccia conserte: di fronte alla sua espressione compiaciuta le venne voglia di scappare, temendo di dover lavorare con lui tutto il giorno.
S? disse Leila, asciutta.
Potrebbe essere una di noi, ragazza mia! Vedo che d una mano a tenere alto il morale delle truppe continu Pratt, dondolandosi divertito sui talloni. Tutto nel suo modo di fare sembrava artefatto, come se stesse imitando le pose di un attore in un film. Leila era profondamente irritata da quell'uomo e probabilmente lo stesso valeva per James, il quale mise le gambe fuori dal letto e si alz.
Piacere di vederla, Pratt lo salut, con un tono di voce da cui non traspariva alcun piacere.
Visto che lei  fuori servizio, capitano, mi occupo io di interrogare qualche muj. Speravo che la signorina potesse aiutarmi.
Non sono affatto fuori servizio lo contraddisse James. Sono qui solo per far controllare i punti e cambiare la medicazione. Il dottor Whitaker ha chiesto a Leila di occuparsene. Quindi, se non le dispiace...
Gli fece segno di andarsene.
Il volto inespressivo di Pratt trad un'espressione contrariata. Avanti, capitano, qualsiasi altra infermiera potr badare a lei. A me serve un'interprete. Ho degli ordini da eseguire, proprio come lei, e come Leila, del resto. Vogliamo prenderli questi disgraziati, o no? Magari uno di loro fece un segno con la testa in direzione dei terroristi feriti  quello che ha sparato a lei.
Ne dubito disse James. E comunque Ges ci ha insegnato a perdonare. Sorrise compiaciuto, come in risposta a una battuta tra s e s.
Ah, si vede che viene dal Sud ribatt Pratt con una risata. Vuol far diventare tutti buoni cristiani. Mi dica, Leila, voi musulmani cercate mai di convertire il prossimo? Andate in giro anche voi a chiedere alla gente se ha incontrato Maometto?
No rispose Leila. Noi convertiamo le persone puntando loro un pugnale alla gola. Vuole che glielo dimostri? E gli rivolse uno dei suoi sorrisi pi accattivanti, mentre James cercava di non scoppiare a ridere.
Pratt li guard entrambi, perplesso, perdendo tutta la sua sicurezza. Ho bisogno della signorina al-Ghani.
Deve tradurre. Mi dispiace, caro James, ma dovr trovarsi un'altra bella infermiera da corteggiare. Magari la Quinn? E sempre disponibile, come immagino che lei sappia.
Leila fulmin Pratt con lo sguardo, sentendo una punta di inaspettata gelosia nell'udire il nome di Jessica, poi si decise a seguirlo, lanciando un ultimo sguardo di rimpianto in direzione di James, che la salut con un cenno della mano.
...
.
...
FINE Parte 1.